Mean Streets – L’eterna lotta fra volere e dovere

Gabriele Fornacetti

Gennaio 22, 2018

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Mean Streets – L’eterna lotta fra volere e dovere

Anni Settanta, anzi 1973. Gli Stati Uniti sono scossi. Anni di battaglie contro il Vietnam hanno finalmente ottenuto l’esito atteso: Nixon ritira le truppe. Il paese è però ancora una volta diviso: chi crede nella “teoria del dominio“, citata nel ’54 da Eisenhower, ritiene un errore abbandonare quel campo di battaglia; chi, invece, ha combattuto per anni affinché la pace regnasse sovrana si trova improvvisamente sul carro dei vincitori.

Nel frattempo a Little Italy un giovanotto italo-americano sta muovendo i primi passi nel mondo che lo consacrerà ai posteri, ovvero il cinema. Quel giovanotto è Martin Charles Scorsese, che nel ’73 è ormai a ridosso dei trent’anni, un’età in cui è il tempo di decidere da che parte stare.

Scorsese ha incominciato la sua scalata verso la gloria. Ha capito che quella voce che rimbombava nella sua testa non era il richiamo di Dio (altro tema che sarà piuttosto caro al newyorkese), ma piuttosto il desiderio di fare cinema. Ha inoltre da poco partecipato a due documentari sul Vietnam, Woodstock, in cui è assistente alla regia e supervisore del montaggio, e Scene di strada 1970.

Già, la strada, quella strada che divide fra chi è nel giusto e chi si sbaglia, quella strada che fin da piccolo lo ha escluso, lo ha emarginato, quella strada che lo ha reso vulnerabile agli occhi suoi e degli altri .

Mean Streets è la somma dell’adolescenza scorsesiana, fatta di conflitti e battaglie interiori, momento di riflessione fra ciò che è bene e ciò che è male.

mean streets
Scorsese appone la sua firma sotto il titolo del film.

In Mean Streets, un giovane italo-americano, Charlie Cappa – forse pseudonimo di Martin Scorsese – è confuso, frastornato fra ciò che deve essere, un gangster di quartiere, e ciò che vuole essere, un uomo disposto ad aiutare chi è emarginato da quel mondo di cui fa parte, New York. Un eterno purgatorio, una terra di mezzo nel quale è difficile districarsi tra droga e religione, tra violenza e solidarietà, tra bene e male.

Questa costante ricerca sulla dicotomia bene/male costituirà il fulcro della filmografia del nativo del Queens. Basti pensare qualche decennio più in là a The Departed: ancora una volta ricompaiono i due poli.

In Mean Streets, il giovane Martin esprime quanto sia sottile il limite tra corpo e anima. Il corpo è pubblico, sottoposto agli occhi di tutti, esposto allo sguardo di chiunque voglia guardare e pertanto giudicare. L’animo è privato, riflessivo, necessariamente posto a fare i conti solo con i giudizi della coscienza. Uno dei quali è quello divino.

La fede, infatti, kierkegaardianamente intesa come atto intimo e privato, è in costante dialogo con l’animo e rappresenta l’unico modo per incontrare Dio. Quel Dio che Charlie prega quotidianamente, che ascolta incessantemente, che lo smuove come un’altalena perennemente in balia del pendolo che oscilla fra corpo e anima. 

Una scena del film.

Difatti tutto inizia con il protagonista di fronte lo specchio. Prova vergogna, prova ribrezzo nei confronti del corpo in cui è intrappolato, necessariamente conforme alle regole del suo quartiere e della sua famiglia. La stessa scena si ripete poi nel bagno di un ristorante, mentre suo zio, padrino del quartiere, decide le sorti di un ristoratore incapace di onorare i suoi debiti. Charlie è ancora una volta frastornato da tutto ciò che lo circonda.

Percepisce la realtà come una prova di Dio, un mondo a lui estraneo, ma che costituisce l’unico mezzo per poter accedere a ciò che ardentemente vuole: il Paradiso. Rifiuta in modo così netto il suo corpo che prova incessantemente a spegnere il fuoco con le dita, ignorando il dolore che ciò gli provoca.

Avverte il dovere di aiutare chi è emarginato dal quartiere. C’è Teresa, epilettica (citazione a Ladri di Biciclette), di cui è innamorato, ma che nasconde dal corpo a causa del giudizio altrui; Diane, la ballerina nera offesa soltanto per il colore della pelle e Johnny Boy, il primo “squillo” di Robert De Niro, instancabile giocatore e insanabile debitore.

«Il mio regno non è di questo mondo».

(Gesù, Giovanni 18)

Sì, il regno di Charlie non è su questo mondo.

Blaise Pascal, nei Pensieri, teorizzò la famosa Scommessa di Dio: se Dio esiste, si ottiene la salvezza, se Dio non esiste, una vita condotta in modo rigoroso è comunque un’esistenza migliore rispetto alla consapevolezza di finire in polvere.

Così Charlie si destreggia nella strada. Accompagnato dal suo credo, o meglio dalla sua speranza, prosegue la sua vita, ma le circostanze, gli avvenimenti della storia che si troverà a vivere non risolvono davvero il suo bivio, anzi.

Charlie, sei sicuro di aver vinto la scommessa?

Leggi anche: Mean Streets – Quattro personaggi in cerca d’autore

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