Game of Thrones e i suoi riferimenti letterari e storici

Francesco Gamberini

Marzo 24, 2018

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Grazie a una narrazione di alto livello e una resa grafica ineccepibile, la serie basata sulle opere dello scrittore di G.R.R. Martins Game of Thrones, è diventata ormai un caposaldo del genere fantasy. Ma non solo. La serie è stata in grado di ridisegnare gli stantii schemi del genere, utilizzando degli stratagemmi narrativi capaci di far apprezzare la storia anche ai meno appassionati.

Game of Thrones: Relativismo

Game of Thrones
Daenerys nella serie.

La genialità dello script di Game of Thrones sta infatti nel suo relativismo concettuale. Ambientata in un mondo immaginario potenzialmente sterminato, composto da due giganteschi continenti, Westeros ed Essos, la storia principale si sfalda in vari filoni narrativi che possono unirsi o separarsi fra loro, seguendo le vicende dei singoli personaggi. In un contesto narrativo così ampio, è possibile concentrarsi non su un’unica storia, ma su vari racconti, grazie a un montaggio alternato che separa le varie vicende.

Di conseguenza nessun personaggio si trova in una posizione privilegiata rispetto all’altro: tutte le microstorie sono perfettamente sacrificabili o sostituibili a vantaggio della macrostruttura generale. Perciò nascono e muoiono continuamente vari personaggi che possiamo odiare o amare a nostro piacimento, ma di cui non possiamo decidere le sorti. La loro vita e la loro morte sono nelle mani degli sceneggiatori.

Questa struttura narrativa non è certo una novità, anzi fu ripresa e perfezionata da un autore italiano: Ludovico Ariosto. Come Game of Thrones infatti, anche l’Orlando Furioso presenta un assetto narrativo così ampio e complesso che risulta difficile seguire con facilità tutte le vicende, ma è inevitabile farsi coinvolgere nella vertigine del racconto.

Game of Thrones
Illustrazione dell'”Orlando Furioso”.

Ariosto si diverte molto a giocare con le vite dei singoli personaggi, unendoli, separandoli, mettendoli l’uno contro l’altro, facendoli innamorare in una realtà labirintica dove tutti sono alla ricerca di qualcosa, ma non riescono a trovarlo. Anche gli sceneggiatori D.B Weiss e David Benioff, si divertono con ironia a beffare i telespettatori rovesciando i canoni tradizionali a cui il fantasy ci ha sempre abituato. In particolare, come Ariosto fa diventare pazzo per amore Orlando, il paladino senza macchia e senza paura nella tradizione precedente, così gli sceneggiatori fanno morire Ned Stark, l’eroe per eccellenza e protagonista della serie in una delle puntate finali della prima stagione.

Game of Thrones: Realismo

Per essere un fantasy, Game of Thrones ha ben pochi elementi fantastici che lo fanno rientrare nella categoria del genere. Gli elementi fantasy sono sicuramente presenti – basti pensare a draghi, estranei (esseri mitologici simili a zombie) e alcuni personaggi dotati di poteri magici (Melisandre, Brandon Stark, il Corvo con tre occhi) -, ma sono molto più marginali che in una qualsiasi altra opera del genere, come Harry Potter o il Signore degli anelli.

La vera forza di Game of Thrones sta nel suo realismo.

Jon snow nella serie.

La storia principale, attorno a cui ruotano tutte le altre, è infatti la lotta per la conquista del trono di spade, ovvero il centro nevralgico del potere di Westeros. Questa lotta per la supremazia porta le più potenti e nobili famiglie del continente a scontrarsi o allearsi tra loro in un contorto gioco di potere, che sembra non conoscere fine. Questi intrighi, politici, religiosi, economici, non sono tanto diversi da quelli che attraversavano i vari stati italiani del Quattro-Cinquecento o l’Inghilterra della Guerra delle Due Rose. È dunque perfettamente naturale che, in un clima così crudo e realistico, il sesso e la violenza scorrano a fiumi.

Polarizzazione

Tuttavia, il quadro storico che più dobbiamo avere presente è quello dell’Impero Romano e, in particolare, dobbiamo considerare il tipo di narrazione che adotta Tacito negli Annales per descriverlo. La narrazione di Game of Thrones, come quella degli Annales, ruota attorno a due diversi poli: il centro del potere (Roma e Approdo del re) da un lato e la periferia (le province e i Sette Regni), dall’altro.

La periferia è principalmente dominata da battaglie, ribellioni, operazioni strategiche e assedi; il centro invece è dominato da figure ambiziose e ambigue, che dettano le regole della vita di palazzo, congiure varie ed efferatezze politiche.

Inoltre l’insieme di famiglie, razze e culture diverse che popolano il mondo di Westeros, con i loro modi di pensare, agire e apparire è così complesso da essere simile a quello dei popoli che furono assoggettati all’Impero di Roma. Anche i diversi luoghi fisici e le diverse città di appartenenza sono così curati da ricordare le specifiche realtà che facevano parte dell’Impero.

Game of Thrones: Personaggi a tutto tondo

Cersei e Jamie nella serie

In questo tipo di narrazione, i personaggi non si possono dividere in buoni e cattivi secondo un tipico dualismo manicheo. Mossi infatti da motivazioni estremamente pratiche e volti a conquistare obiettivi personali, i personaggi sono sfaccettati, pluridimensionali e dinamici. Ognuno ha un passato incredibilmente intricato e un futuro altrettanto incerto che si costruisce su azioni individuali, che si possono condividere o meno.

I giudizi sono lasciati in secondo piano. Anzi, si richiede allo spettatore uno sforzo cognitivo per comprendere le ambiguità morali e le imperfezioni dei personaggi pur non essendo talvolta condivisibili, ma necessarie per il proseguo della trama. Pregi e difetti, torti e ragioni, successi e fallimenti contribuiscono alla complessità della loro psicologia. Tutti agiscono e subiscono, quindi, vivono autonomamente. Perciò, per la prima volta in un fantasy, non si parla di creature magiche, ma di esseri umani in carne e ossa, in cui potremmo addirittura identificarci.

In conclusione, è innegabile dunque che Game of Thrones, a sette anni dalla sua prima messa in onda, abbia completamente ridefinito il concetto di qualità nel panorama delle serie televisive.

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