Annihilation – Il bagliore delle infinite possibilità

Enrico Sciacovelli

Marzo 30, 2018

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Annihilation – Il bagliore delle infinite possibilità

Quanto valore ha la nostra identità? Se un giorno doveste svegliarvi, e ritrovarvi con un volto che non è più il vostro, con un corpo migliorato, curato dalle sue imperfezioni, come reagireste? Terrorizzati, chiedendosi imponentemente cosa è successo, oppure deliziati, e curiosi di capire che potenziale c’è dietro a questa nuova possibilità?

Alex Garland, ispirato dal libro di Jeff Vandermeer, prende a piene mani questa questione, questo concetto di reame del possibile, e lo pone dentro a una premessa incredibilmente classica nel genere fantascientifico: c’è un evento in corso nell’Area X, il Bagliore, e una squadra altamente esperta deve addentrarsi in questa zona, con la consapevolezza della possibilità di non tornare.
C’è chi la chiama una missione suicida: nessuno torna da lì, e l’unica persona che è riuscita a fare ritorno, il marito della biologa Lena, non sembra più la stessa.
Inizia così un viaggio attraverso un lento e costante processo di autodistruzione.
Peccato che coinvolga anche la sceneggiatura.

annihilation
Una scena del film “Annihilation”

La sensazione che rimane dopo aver visto Annihilation è una di apatica delusione. I momenti brillanti e le idee intriganti di puro Hard Sci-Fi degno di Philip K. Dick, che si perdono in una trama più intrigante per le idee alla sua base che per la loro esposizione.

Per quanto discutere di Annihilation è interessante, a livello di tematiche i possibili spunti filosofici e la loro presentazione da parte di un regista e sceneggiatore talentuoso come Garland, che si era già fatto valere con l’equivalentemente interessante Ex Machina, la conversazione verrà inevitabilmente minata dalla qualità altalenante di regia, sceneggiatura, recitazione ed effetti speciali.

Da un punto di vista metafisico, il viaggio che le cinque scienziate intraprendono è un viaggio dentro il Noumeno, l’incomprensibile, una sfera del Divenire al di là dell’umana comprensione. Tuttavia, il modo in cui questa dimensione incognita si percepisce è apocalittica. Le protagoniste del viaggio entrano già danneggiate dentro l’Area X: il paramedico ha un passato di dipendenza da droghe, la fisica è autolesionista, l’antropologa ha perso una figlia, la psicologa è malata di cancro e infine, la biologa, Lena, si vuole punire per aver tradito il marito.
Entrano tutte con un sentimento autopunitivo, votato alla loro autodistruzione, e questo si manifesta in una graduale crollo di ogni certezza costruita fino a quel punto nel team, e allo stesso tempo nello spettatore.
L’effetto è disorientante ma intrigante, come vedere in tempo reale una foresta bruciare, prima ancora di rendersi conto dei danni causati dall’incendio.

Gli alti e i bassi della produzione

Il viaggio attraverso il Bagliore, parlando puramente da un punto di vista del design della produzione, è affascinante. Troviamo fusioni di colori, forme, vegetazione e fauna, suoni, e una colonna sonora mistificanti alienano lo spettatore, come se fosse stato somministrato un potente acido. Peccato, dunque, che a volte ci siano elementi che contrastino questa sospensione dell’incredulità e riportino lo spettatore sul suo divano: inquadrature sfocate, computer grafica a tratti scadente, a tratti eccezionale, recitazione che alterna momenti di puro abbandono a scene interpretate con rigidità innaturale, anche da attori del calibro di Natalie Portman e Jennifer Jason Leigh, e infine la cornice dell’interrogatorio dopo gli eventi del film, che mistifica per la sua evidente inutilità nella presentazione della narrativa.

L’impressione, per chi vuole cercare una storia dietro al film Annihilation, è quella di una produzione complicata: non sarà un caso la decisione della Paramount di rilasciare il film solo su Netflix all’infuori dell’America, e di conseguenza non lo sono nemmeno i cali e i picchi di qualità della pellicola. Per quanto degno di una visione per quei picchi nella regia, nella premessa al nucleo del film e nell’atmosfera che riesce a creare, i corrispettivi crolli nella sceneggiatura e nella produzione lasciano lo spettatore deluso da un prodotto dal potenziale infinito e dal risultato troppo ricco di asterischi.
Rimane quindi incuriosito, ma incapace di andare oltre questo sentimento, come se fosse davanti al Bagliore, ma senza la voglia di attraversare quella barriera.

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