Il Terrore nel Cinema – Come un film può fare davvero paura

Francesco Gamberini

Aprile 13, 2018

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Cos’è la paura? Cosa significa spaventarsi e provare terrore?

La paura è un’emozione primaria, presente in uomini ed animali.

Quella di cui parliamo oggi però non è semplicemente la paura come impulso ancestrale, bensì il sentimento, propriamente umano, dettato dalla consapevolezza, anche involontaria di avere paura. In quello che  è un essere meta-cognitivo, l’uomo, è la paura della paura il vero elemento persistente.

Questo “sentimento” si prova con maggiore intensità, quando siamo particolarmente coinvolti  da una storia che riesce a colpirci a livello emotivo.

 Perciò non può essere considerato come paura un semplice spavento.

Lo spavento è una sensazione momentanea provocata dall’apparizione improvvisa di qualcosa di inaspettato, secondo quello che generalmente viene definito Jumpscare. Dunque un film che cerca di spaventare utilizzando questo espediente risulta sicuramente efficace nell’immediato, ma perde effetto col passare del tempo. Ecco perché film interamente costruiti sui jumpscares come Paranormal activity, The conjuring o Insidious, risultano inizialmente molto paurosi, ma, col tempo, prevedibili.

La paura vera non è provocata dai jumpscares, ma da altri elementi che riescono a destabilizzare la coscienza dello spettatore anche molto tempo dopo la loro apparizione. Alcuni film, non necessariamente horror, riescono a rendere palpabile la paura e a perpetuarla nel corso del tempo tramite alcuni espedienti.

Dunque cerchiamo di capire quali siano i mezzi cinematografici più efficaci per incutere paura allo spettatore!

 

1. L’elemento anomalo

Film come  Il Presagio, Nightmare-Dal profondo della notte, Il silenzio degli innocenti e il Nosferatu di Herzog creano un senso di paura prolungato e costante introducendo nella narrazione un elemento del tutto disturbante, ostile e pericoloso, di cui non si conosce la reale portata. Questo essere, improntato a fare il male e potenzialmente invincibile, ci fa estremamente paura. Non solo ciò che fa, ma anche la sua presenza ci destabilizza, dato che non conosciamo i limiti e le intenzioni di questo essere pronto a farci del male. Chi infatti non ha provato paura solamente nel vedere il Doctor Lecter, il piccolo Damien, Freddy Kruger o il vampiro più famoso della storia?

 

2. La possessione

Più volte, l’elemento anomalo, non si limita a farci paura con la sola presenza o con le sue azioni, ma addirittura arriva a prendere fisicamente il controllo degli altri personaggi. E’ il caso de l’Esorcista, la Cosa e Alien. In questi film l’elemento anomalo entra nel corpo dei protagonisti e, infettandoli come un virus, li trasforma in qualcosa di inumano. Inoltre la deformità del corpo spesso si accompagna alla degenerazione mentale dell’individuo posseduto e ne nasce un mostruoso ibrido che vive di vita propria. L’idea che un qualcosa di ostile entri dentro di noi e prenda il controllo delle nostre facoltà non è certo rassicurante.

 

3. L’ambiente sconosciuto

Per aggiungere tensione alla narrazione e rendere ancora più estremo il senso della paura, è efficace ambientare la vicenda in un luogo isolato, sconosciuto e irraggiungibile. I personaggi infatti non conoscendo l’ambiente in cui si trovano ad agire e ignorandone la natura più o meno pericolosa, si sentono completamente perduti e privi di risorse. Logicamente allora la potenza e l’ostilità dell’elemento anomalo accrescono notevolmente e i personaggi si trovano alla sua totale mercé. E’il caso di The Witch, Shining , Le Colline hanno gli occhi e The Descent.

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4. Il senso di mistero

Cosa c’è di più inquietante del non sapere? Niente ci fa più paura di qualcosa che non riusciamo a spiegarci, perché la nostra immaginazione tende a ingigantire ciò che non può conoscere con certezza. Film come Psycho, Martirs, Rosmary’s baby e scappa-Get out puntano tutto su una sceneggiatura a metà strada fra horror, giallo e thriller. In questi film infatti non viene spiegata l’origine degli strani fenomeni che costituiscono il motore della vicenda; sta ai protagonisti comprenderne la reale entità. Perciò il nostro punto di vista coincide con quello dei personaggi: come loro, ignoriamo la realtà dei fatti e siamo spaventati, ma allo stesso tempo curiosi di scoprire la verità. Perciò ci lasciamo coinvolgere, finché, proprio nel finale, il film ci beffa stravolgendo completamente le nostre rosee aspettative con un agghiacciante colpo di scena.

 

5. Il grottesco

Talvolta, per destare una paura molto più malata, è necessario utilizzare una vena comica, attraverso la deformazione della realtà. Vedendo degli elementi tanto bizzarri e innaturali da essere al limite della sopportazione, lo spettatore è spinto a riderci sopra. Sotto il divertimento però si nasconde un senso di disperazione e turbamento che trova sfogo solo in un riso malato. E’ il caso di Non aprite quella porta, la casa dei 1000 corpi e la Casa di Sam Raimi, film grotteschi caratterizzati dall’uso iperrealista della violenza, dalla stravaganza delle scene e dalla follia dei personaggi.

6. La soggettività

Per concludere, bisogna precisare però che la paura è un’emozione estremamente soggettiva. La paura agisce a livello del nostro subconscio, sia singolare che collettivo perciò è perfettamente naturale che determinati elementi ci incutano maggior terrore di altri. Per esempio un film come It sarà molto più pauroso per un pubblico statunitense con la cultura del Freaks show, rispetto a un pubblico italiano col culto della risata e della farsa. “Questo film mi ha fatto paura?”. Questa è la domanda che dobbiamo porci. Ed è il film che ci fa più paura a metterci a nudo e renderci terribilmente vulnerabili, mostrandoci le nostre debolezze più nascoste .

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