Sono Solo storielle di Star Wars? – Cronaca di un flop stellare

Enrico Sciacovelli

Giugno 27, 2018

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Harrison Ford interpreta Han Solo

Ci sono certe cose, in ogni ambito del cinema, che si tende sempre a dare per scontato: un buon regista non dovrebbe mai commettere uno scavalcamento di campo; un film di Michael Bay avrà sempre più esplosioni che virgole; e un film di Star Wars, nel momento in cui esce nelle sale, rappresenta un evento per l’intero panorama cinematografico.
Per i primi due punti, dovremo ancora attendere, ma il terzo invece è venuto meno, cogliendo di sorpresa buona parte dei cinefili. Solo, A Star Wars Story, è passato curiosamente in sordina nelle sale di tutto il mondo, con un incasso al momento fermo a 353 milioni di dollari a fronte di un budget di produzione 275 milioni, che esclude il budget riservato al marketing.

I dati dell’universo di Star Wars

Un inaudito fallimento per la gallina dalle uova d’oro dei blockbuster: i numeri sono ben lontani da quelli che un nome come Star Wars dovrebbe fare, e la dirigenza Disney ne ha preso prontamente nota, congelando lo sviluppo di nuovi spin-off.
Andare al cinema e vedere solo sei persone in sala per un film ambientato nella galassia lontana lontana sembra apparentemente senza senso, a primo impatto.
Tuttavia, come molto spesso nella vita, col senno di poi, gli indizi dietro a un incidente simili iniziano ad apparire chiarissimi, pian piano, come un secondo sole sul cielo di Tatooine.

Prima di tutto, ricordiamo i dati dei film immediatamente precedenti Solo.
Nel 2015, dopo dieci anni di distanza dall’Episodio III, Il risveglio della forza ha sfondato il box office mondiale, oltrepassando i 2 miliardi di dollari. Chiaramente il ritorno al cinema di Star Wars ha avuto un impatto gigantesco, poiché era un universo che era mancato al pubblico generale e appassionato, e i loro occhi erano completamente sulla saga partorita dalla mente di George Lucas.
Anche gli altri film dell’era Disney, Rogue One e Gli Ultimi Jedi, hanno entrambi accumulato oltre 1 miliardo di dollari globalmente, sulle ali del successo del settimo episodio.
Sebbene quindi i 350 milioni di dollari accumulati dall’ultimo spin-off nella saga non siano ridicoli per un normale film, sono imbarazzanti, paragonati agli altri film degli ultimi tre anni.

Cosa ha determinato il calo?

Le cause di questo calo sono molteplici e varie, una tempesta perfetta di eventi aldilà della qualità stessa del film: in primis, il responso del pubblico a Gli ultimi Jedi, uscito solo sei mesi fa, che ha diviso in due la fan-base, pur con incassi eccezionali. La cattiva pubblicità dovuta dal licenziamento dietro le quinte di Phil Lord e Chris Miller (22 Jump Street, The LEGO Movie), noti per un approccio votato all’improvvisazione che cozzava con la visione di Lawrence Kasdan e dei dirigenti Disney. Solo quattro mesi di distanza tra il primo Teaser Trailer e l’uscita del film, laddove gli altri avevano il doppio del tempo per invogliare i potenziali spettatori a vedere il film. Infine, la data di uscita del 25 maggio, rilegando il film sotto l’ombra di due blockbuster di simile mole ancora nelle sale durante quella settimana: Avengers: Infinity War e Deadpool 2.
Forse quest’ultimo dato è il più rilevante, quello da cui possiamo constatare meglio lo status attuale del blockbuster hollywoodiano.

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Consideriamo la natura di questi due film: il primo, un evento costruito su dieci anni di mattone dopo mattone per consolidare l’Universo Cinematografico Marvel, solo per poi devastare quello status quo creato con tanta cura introducendo, finalmente, Thanos e il suo apocalittico Guanto dell’Infinito.
Il secondo è un film dissacrante, costantemente conscio del proprio status di sequel e dell’industria in cui viene creato. Mettendo su una minima pretesa dell’esistenza di una narrativa di essere chiamata tale, laddove in realtà questa esiste solo come palcoscenico per le migliori battute che il Mercenario Chiaccierone e i suoi sceneggiatori possono inventare.
L’obiettivo comune di questi due film è quello di creare un approccio trasgressivo verso lo status quo, distruggere quell’establishment che creato dopo anni di trend ripetuti ad nauseam nei blockbuster e nei film d’azione.

I futuro di Star Wars

Detto ciò, Solo si pone invece in contrasto, andando a rinforzare il canon della saga, raccontando una storia non nota, ma facilmente prevedibile e poco importante.
Laddove gli altri pretendono di essere visti con curiosità, il film diretto da Ron Howard lascia poche sorprese all’infuori del concept.
Parlare di un giovane Han Solo vuol dire necessariamente includere l’incontro con Chewbacca e con Lando Calrissian, la Rotta di Kessel e un tono a metà tra il genere cappa e spada e il western. Uno spettatore abbastanza navigato può quindi prevedere i risvolti della trama ancora prima di comprare il biglietto, e tale è il passaparola che può facilmente sapere se le sue impressioni sono corrette o no.
Chi invece si è avvicinato alla saga solo tramite i nuovi film non capirà molti dei riferimenti, ma può comunque capire che gli eventi di questo film non aggiungeranno niente in vista dell’Episodio IX, e che di conseguenza non è necessario vedere il film immediatamente per essere aggiornati.

Han Solo

Cercando di riassumere, il fallimento di Solo, chiaro solo con il senno di poi, è dovuto principalmente alla mancanza di innovazione rispetto ai dogmi della saga e del genere, immediatamente percepibile sin dall’uscita del primo trailer.
Sebbene i problemi dietro le quinte, la pessima gestione della distribuzione e la popolarità del franchise apparente in erosione, il primo e ultimo problema di Solo: A Star Wars Story è proprio lì nel titolo.
È solo una storia di Star Wars.

Non è una storia coraggiosa abbastanza da portare la saga avanti, laddove Avengers: Infinity War e Deadpool 2 portano una ventata di aria fresca rispetto ai dettami del loro genere.
Star Wars è davanti a un bivio: continuare sulla scia degli Episodio VIIEpisodio VIII, verso nuovi orizzonti narrativi, oppure cullare la sua fan-base costantemente più vetusta e isolata, impantanandosi così in uno stato di stagnazione.
La paura, a questo punto, è che questa saga degeneri in un cane che insegue inutilmente la propria coda, o peggio, in una vecchia e destituita autorità, troppo impegnata a raccontare le sue vecchie storie per rendersi conto che non c’è più nessuno ad ascoltarle

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