Il 1999 è stato un anno complesso, vissuto tra sogni e paure. C’era chi sperava in un nuovo millennio prospero e futuristico, e chi ne temeva l’arrivo, con lo spettro del Millennium bug che avrebbe posto fine alla vita così come la conosciamo. In realtà il terzo millennio non è stato né l’una né l’altra cosa, eppure ha egualmente determinato un cambio di costumi e di valori di enorme portata. Ed è proprio in quell’anno così significativo che Brady Corbet, al suo secondo lungometraggio, decide di ambientare l’introduzione del suo Vox Lux.
In una scuola americana, l’idilliaco ritorno dalle vacanze viene spezzato da un evento che per l’epoca rappresentò uno shock, mentre oggi è tristemente sempre più frequente: un attentato terroristico da parte di uno studente. Nell’ultima classe che l’attentatore decide di prendere in ostaggio prima di aprire il fuoco e poi togliersi la vita, è presente un’innocente ragazza qualunque che viene colpita al collo da un proiettile. Inizia così la storia della pop star Celeste.

Genesi
La pellicola è divisa in due capitoli più un finale, e genesi è il primo e più importante dei due. Esso comprende due anni, il 2000-01, e rappresenta – come suggerisce il titolo – la nascita del mito di Celeste. La ragazza compone, insieme alla sorella Ellie, una canzone sincera ed emozionante, che diventa l’inno di una nazione scossa dall’attentato. Il passaggio al nuovo millennio coincide con un cambiamento profondo nella vita di Celeste e della nazione intera, la cui innocenza si incrina sotto i colpi del nuovo Millennio. Il sogno degli anni ’90 stava per volgere al termine e il periodo che ne sarebbe seguito avrebbe significato un generale crollo di valori.
La fama raggiunta da Celeste la porta a New York per registrare una demo insieme al suo produttore (Jude Law). La città viene presentata attraverso inquadrature in cui lo spazio viene appiattito e i palazzi occupano la maggior parte dello schermo, mentre un inquietante pezzo strumentale pone enfasi sull’oscura composizione. Nello studio, la ragazza registra delle canzoni pop spiccatamente commerciali, molto lontane dalla commovente canzone dedicata alle vittime dell’attentato.
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La vita di Celeste procede più in fretta del dovuto. Il successo, il denaro, la vita in una grande metropoli; la necessità di nuovi modelli moderni proietta la giovane cantante in un mondo solitamente precluso alle ragazze della sua età, e la sua musica rappresenta l’antidoto perfetto per una società avvelenata dal regresso morale. Per sua stessa ingenua ammissione, la musica pop evita alle persone di dover pensare, e se da un lato ciò sembra un efficace metodo per rilassarsi, dall’altro è sintomo di un mondo che preferisce evitare i problemi piuttosto che confrontarsi con essi e risolverli. La decadenza pop ha avuto inizio.
Rigenesi
Il secondo capitolo di Vox Lux comprende un solo anno, il 2017. L’anno del tour di rinascita per la popstar Celeste. Dopo aver avuto una figlia con un musicista che abbiamo visto nel primo capitolo, ed aver causato un incidente che ha fatto molto scalpore, la donna che ci troviamo davanti è radicalmente diversa dalla ragazza di un tempo. Ormai Celeste è una cantante la cui vita sopra le righe si perde in un vortice discendente di droghe e depressione.

Il rapporto con la propria figlia, grande tema attorno cui ruota questo capitolo, è molto complicato. Le due fanno fatica ad incontrarsi, a comprendersi. La giovane Albertine – anche lei cantante – cerca in tutti i modi di attirare le attenzioni di una madre distratta ed inconcludente. Sulle conversazioni fra le due sono irrimediabilmente proiettate le ombre della vita di eccessi di Celeste, i cui discorsi sono lontani da qualsivoglia legame con la semplice vita quotidiana che è mancata sia alla madre che alla figlia.
La crescita precoce di Celeste ha determinato una difficoltà nello stabilire relazioni interpersonali solide e durature con chiunque. La popstar interpretata da Natalie Portman non ha avuto il tempo necessario a porre le basi su cui costruire una personalità matura, essendosi ritrovata adulta troppo presto. Un discorso sulle incongruenze temporali di cui si fa simbolo anche la scelta di utilizzare la stessa attrice per interpretare la giovane Celeste e Albertine, così come la scelta di non adottare un trucco per invecchiare il manager ed Ellie, la sorella di Celeste.

Nella narrazione trova spazio anche l’ennesimo attentato terroristico, il cui eco è molto ridotto rispetto a quello che aveva aperto Vox Lux. Questa volta il periodo storico è diverso, così come le motivazioni. Si tira in ballo la decadenza della cultura occidentale che da una parte ha portato allo sviluppo di un mondo di apparenze, e dall’altro ha spinto dei criminali ad utilizzare questa perdita di valori come scusa per un attacco. Il ritratto dadaista di un mondo nel caos.
Finale
Vox Lux concentra il proprio atto finale sul pop e sulla sua sfavillante facciata, dopo averci mostrato il torbido ambiente nascosto dietro luci e costumi appariscenti. Se il secondo capitolo ci ha messo davanti una Celeste inadatta alla vita di una madre, la versione della cantante che vediamo sul palco è il suo opposto. Libera, vitale, orgogliosa e amata. Il discorso sul pop vede la sua ideale conclusione nell’ampia parte musicale che costituisce la chiusura del film. La musica pop allora mostra il suo potere proprio nel momento più difficile, riuscendo ad abbagliare anche gli spettatori. I problemi vengono dimenticati, e anche noi, per qualche minuto, riusciamo a cedere alla forza persuasiva della musica.




