Luke Skywalker.
Una Nuova Speranza
Luke: Non tradirò la tua fiducia. Io non ho paura.
Yoda: Tu l’avrai. Tu l’avrai.
Obi Wan Kenobi era l’ultima e unica speranza per la ribellione e per la principessa Leia Organa. Questo perché nessuno sapeva dell’esistenza del povero e sperduto Luke Skywalker. Lui è la nuova speranza cui si riferisce il titolo del leggendario primo capitolo della saga più amata di tutti i tempi.
Cresciuto con gli zii agricoltori sul desolato e distante pianeta di Tatooine, Luke sogna come ogni ragazzo intrepido un futuro di viaggi e vita, di studi, curiosità e conoscenza. Mancano i fondi, però, e suo zio tenta in ogni modo di incastrarlo nel lavoro dei campi. Non sembra esserci via di scampo.
Così, il giovane Skywalker osserva malinconico i due soli calare sulle sue speranze, che giacciono al di là dell’orizzonte, quella linea oltre la quale tutto è possibile, quell’infinito e indefinito leopardiano dell’immaginazione, dove Luke può affrontare e sconfiggere le sue paure e il suo dolore.
Non poteva sapere che la Forza avrebbe scelto lui e il suo cuore per ripristinare l’equilibrio, non poteva sapere che la sabbia del deserto su cui è cresciuto fu calpestata e odiata un tempo da un uomo la cui parentela avrebbe legato Luke al destino dell’universo. Una figura per lui remota e quasi mitica, una maschera che avrebbe dovuto affrontare e sconfiggere; perché Darth Vader è l’avversario reale, Anakin Skywalker è il padre da salvare.
“Durante tutta la sua vita lui guardato lontano, al futuro, all’orizzonte! Mai la sua mente su dove lui era! Su ciò che faceva!” diceva Yoda sul suo apprendista, perché nel momento in cui Luke avrebbe capito che l’orizzonte era sotto i suoi occhi, nel qui e ora, avrebbe iniziato la sua ascesi.

L’Ascesa di Luke Skywalker
Luke: Io… non posso crederci.
Yoda: Per questo hai fallito.
Giovane, impulsivo e testardo, in pratica l’opposto di un cavaliere Jedi, Luke parte alla ventura insieme agli indimenticabili Han Solo e Obi Wan per salvare la principessa Leia, come ogni buona fiaba che si rispetti. Quello che gli viene detto è che deve fermare Darth Vader, sconfiggere l’imperatore Palpatine e riportare l’equilibrio nella Forza. Non far trionfare il Lato Chiaro sul Lato Oscuro, ma far sì che si equiparino; perché non c’è amore senza odio, dolcezza senza violenza, vita senza morte.
Tuttavia, lui non è il prescelto. Sappiamo, infatti, che Anakin è stato designato come araldo dell’equilibrio; a lui il destino chiede di affrontare le sue incertezze e combattere lo strapotere dell’oscurità incarnata da Palpatine.
Il vecchio Skywalker, però, non esiste più; lord Vader è il volto che incarna le sue paure, che l’hanno condotto all’ira e poi all’odio e, infine, alla sofferenza.
Bisognava risvegliare la Forza che era in Anakin, redimerlo dalla sua degenerazione passionale e far ascendere il suo cuore di tenebra.
Luke, quindi, è più uno “strumento”, un protagonista che è anche un personaggio secondario della storia: il suo destino non è del tutto nelle sue mani.
Fato non dissimile, parrebbe, da quello dell’eroe virgiliano Enea.
Nel poema epico volto a celebrare la gloria e la nascita di Roma, l’Eneide appunto, seguiamo il tormentato naufragare di un guerriero troiano destinato dagli dei a fondare la futura caput mundi. Non può prescindere da questa sorte, per la quale dovrà rinunciare all’amore per Didone, alla compassione per i suoi nemici, a qualunque forma di sentimentalismo e passione, da vero Jedi.
Un eroe, però, che è anche una vittima, che avrà infranto cuori e stroncato vite “per un bene superiore”. Nel timore degli dei e del senso del dovere Enea darà inizio a quella stirpe leggendaria, fondatrice di Roma, ma sacrificando sé stesso e ogni tipo di affetto. Un tramite per qualcosa di più.

La stessa sorte dovrebbe spettare a Luke, almeno secondo Yoda; solo se fermo, freddo e distaccato potrà diventare il salvatore che quella galassia lontana lontana merita. Tuttavia, se il giovane Skywalker non fosse stato il ragazzo testardo e impavido che conosciamo, probabilmente non avrebbe lottato così tanto per redimere suo padre.
Quell’uomo che nemmeno sapeva fosse vivo e che fosse ormai malvagio. Vader tenterà in ogni modo di convertire il figlio, ma non si sarebbe mai aspettato che sarebbe stato il figlio a convertire lui. Nessuno è mai davvero perduto, dirà un Luke ormai anziano e consapevole.
Il giovane Skywalker doveva solo realizzare che raggiungere i due soli all’orizzonte era possibile, che quella linea sarebbe stata presto sotto i suoi occhi di cavaliere Jedi. Doveva credere nella Forza e nell’equilibrio. Nessuno ha meglio concretizzato il concetto di virtù che sta nel mezzo, tra furore e calma, tra serenità e ardore.
“No. Non passerò mai al Lato Oscuro. Avete fallito, Altezza. Sono uno Jedi, come mio padre prima di me.” Sono le parole che Luke rivolge all’Imperatore ne Il Ritorno dello Jedi.
Una leggenda nasce in quel momento, in quell’ascesa, e nel mentre un altro jedi ritorna, in quel finale dell’episodio VI in cui Luke sconfigge Vader, l’incarnazione della paura, e riporta Anakin alla luce, il prescelto.
Eppure, tanto più risplende quella luce, tanto più è profonda l’oscurità. Anche per gli jedi giungerà il tempo della fine.

Luke Skywalker
L’Ultimo Jedi
“Per molti anni c’è stato un equilibrio, e poi ho visto… Ben, mio nipote, con il potente sangue degli Skywalker. Nella mia superbia volevo addestrarlo. Quando compresi che non potevo competere con l’oscurità che cresceva in lui era troppo tardi. […] Preso da un momento di puro istinto pensai di poterlo fermare. Passò come un’ombra fuggevole, e a me rimase la vergogna e le conseguenze del mio gesto, e l’ultima cosa che vidi furono gli occhi di un ragazzo impaurito e tradito dal suo mentore… Era colpa mia, avevo fallito. Perché io ero Luke Skywalker, Maestro Jedi”.
Il monito profetico di Yoda in episodio V si è, infine, realizzato. Non solo nello scontro finale con suo padre, nel quale pure viene rilasciata la furia, temendo per le sorti di sua sorella, ma anche in quella che avrebbe dovuto essere una piena maturità. Il non più giovane e il mai perfetto Skywalker ha avuto paura.
Poiché è “facile” abbracciare il coraggio dell’epica impresa cui sono destinati gli allievi; difficile è il coraggio della quotidianità, la responsabilità dell’essere maestri. Vi è una forza mistica e imperscrutabile nella pazienza, nella routine, nella calma mantenuta giorno per giorno. Credere che una volta raggiunto l’apice non si possa tornare indietro è pura vanità.
Le leggende, a volte, sono falsi idoli, o semplicemente uomini: tanto ascendono e altrettanto possono fallire. Tuttavia, l’errore è stato la costante che ha permesso all’umanità di andare avanti, il fallimento è sempre stato il più grande maestro. Il coraggio nel cuore di Luke non sarebbe mai potuto tornare, se prima non vi fosse stata la paura.
Nel suo timore, tra il fare e il non fare (poiché non esiste il provare) ha scelto il non fare, di chiudersi alla Forza e alle persone, perché se anche la nuova speranza dell’universo aveva perso, allora non c’è più niente per cui valga la pena di lottare.
Eremita e ombra di sé stesso, Luke ritorna a guardare l’orizzonte, esiliandosi, fantasticando sul come sarebbe stato se.
Chi mai ritornerà in suo aiuto, viene da chiedersi? Domanda del tipo retorico, poiché ovviamente, nonostante il grado di maestro Jedi, una parte di Luke rimarrà eternamente allieva dell’eterno maestro di Star Wars.
Yoda: “Ah Skywalker, mancato mi sei… L’orizzonte ancora tu guardi, ma è qui, ora, il bisogno che hai sotto il tuo naso. […] Trasmetti ciò che imparato hai. Vigore, controllo… ma debolezza, follia, fallimento anche. Sì, fallimento sopratutto”.

Ancora una volta, il giovane Skywalker è chiamato a fare da tramite affinché qualcun altro possa riportare l’equilibrio nella Forza. Rey e Ben Solo sono ormai lontani dallo stoicismo della vecchia generazione di combattenti; già in parte anticipati da Luke, entrambi oscillano in bilico tra il richiamo del lato oscuro e del lato chiaro, in un eterno grigio. Non jedi, né sith, ma qualcosa di nuovo.
Luke Skywalker è l’ultimo jedi. Ora è tempo di raggiungere i due soli, con una spada di luce, per combattere la paura del qui e ora, con il coraggio del per sempre, come per suo padre, ancora una volta perché è il suo destino. Ma non solo.
Nel trailer de L’Ascesa di Skywalker la frase pronunciata da Luke è a dir poco emblematica.
Affrontare la paura è il destino di un Jedi, il tuo destino.
Come se lo dicesse a Rey, allo spettatore, a tutti coloro che lo hanno seguito, grandi e piccoli, nel suo viaggio verso l’orizzonte.
Ode a Luke, cavaliere dei due soli, e ai personaggi secondari, che guardano alla speranza così come al sole: poiché se ci credi solo quando lo puoi vedere, non supererai mai la notte.
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