Cold War è un film del 2018 diretto dal polacco Pawel Pawlikowski, già noto per l’Oscar al miglior film vinto nel 2015 con Ida.
La storia è quella dell’amore tragico e contrastato tra Zula e Wiktor. Cantante lei, pianista lui, i due si rincorrono fra la Polonia e Parigi sullo sfondo della Guerra Fredda.

Cold War
Sole e luna
C’è qualcosa di quasi contraddittorio tra l’aspetto e la personalità di Zula e Wiktor.
Lei sembra una vivida rappresentazione della donna angelo e dell’amore, con la sua carnagione chiara e i capelli biondi, mentre lui appare più tenebroso, castano e dallo sguardo inquieto.
Eppure, nel loro essere più profondo, i ruoli impressi sui loro volti sembrano scambiarsi e sfuggire alla loro stessa natura.
Zula manifesta subito un carattere molto più combattivo e un passato oscuro a noi appena accennato. Wiktor è un sognatore romantico, un’anima buona accarezzata dalle note della sua musica con dita invisibili.
Due orbite distanti, ma proprio per questo attratte l’una verso l’altra da quella forza che trascende lo spazio e il tempo.
Cold War: Io so che l’amore è l’amore e basta
Inizia piano la loro danza d’amore: con circospezione, osservazione e un magnetismo latente, frenato da qualche strana forma di pudore.
Lui si lascia cullare dalla voce angelica di lei che, a sua volta, sente le sue mani trasformarsi in tasti di un pianoforte, accarezzati con dolcezza dal tocco di lui, come sussurri lontani.
C’è un momento, però in cui la musica cambia, la puntina cala su un altro disco e il sentimento esplode in tutta la sua forza. I due non possono resistersi, non importa quali siano le circostanze o i blocchi che il mondo possa imporre. Wiktor è pronto a sacrificare tutto, iniziando una nuova vita lontano dalla Polonia, purché la donna della sua vita (come la chiamerà ogni volta che lei entrerà in un discorso) sia accanto a lui.

Zula, interpretata da Joanna Kulig
Occhi neri che piangete, perché incontrarvi non potete
Qualcosa, tuttavia, si frappone fra di loro, ma non si sa se possa essere il destino o il loro stesso essere.
Il ballo sfrenato diventa una malinconica canzone popolare, come quella cantata dal coro in cui Zula appare come un Sole. Ma anche il sole può spegnersi, se in mezzo a quel teatro c’è un posto vuoto, un’orbita senza pianeta, una galassia con una stella mancante.
Le decisioni hanno un peso che i due amanti capiranno solo con l’andare degli anni, nel loro continuo collidere e allontanarsi con forza uguale e contraria.
I sentimenti sono sguardi, perché quando subentrano le parole, la magia può facilmente svanire. È nel tocco evanescente dei cuori che ci si può comprendere completamente, senza bisogno di aggiungere nulla.

Cold War: Solo un cuore di pietra potrebbe non amarlo
In questo verso cantato più volte nel corso del film troviamo tutto l’equilibrio sempre delicato fra luce e ombra, distacco emotivo e coinvolgimento sfrenato che caratterizza Cold War.
Zula non può non amare Wiktor, come lo spettatore non può non amare quel contrasto in bicromia che il film inquadra con tanta maestria.
Bisogna riscoprire il gusto di una narrazione che sa raccogliere l’eco dei grandi autori del passato e proiettarla nel mondo di oggi. Pawlikowski lo fa anche prendendo in prestito ciò che gli è più caro: la storia dei suoi genitori, cui il film è esplicitamente dedicato.




