Ettore Scola – Il grottesco per dipingere il reale

Alessandra Cinà

Aprile 14, 2021

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A cavallo tra gli anni ’60 e la fine degli anni ’70, gli italiani sono divisi in due blocchi: da una parte i borghesi intellettuali destinati alla decadenza e dall’altra la classe media, lavoratrice e proletaria. Se molto del cinema italiano dell’epoca tesse affreschi lapidari sulla realtà degli ambienti ricchi e disillusi, Ettore Scola dedica la sua carriera a raccontare entrambe le facce dell’Italia di allora.

Un regista versatile, capace di alternare film delicati e poetici a film grotteschi e comici, ma non per questo meno realisti.

In questo articolo, parleremo di quell’Ettore Scola che ha fatto protagonisti dei suoi film quei “nuovi mostri, brutti, sporchi e cattivi” degli italiani raccontandone i “drammi e tutti i particolari (in cronaca)”.

Come già accennato, Scola ritrae i suoi protagonisti a metà tra il grottesco e il drammatico, rendendoli parte di film ancora oggi d’enorme attualità.

«Il cinema è uno specchio dipinto».

(Ettore Scola)

Brutti, sporchi e cattivi

«In questo notevole film, l’insistenza sui particolari fisici laidi e ripugnanti potrebbe addirittura far parlare di un nuovo estetismo in accordo coi tempi, che viene ad aggiungersi ai tanti già defunti: quello del «brutto», dello «sporco» e del «cattivo». Comunque siamo in un clima piuttosto di contemplazione apatica che di intervento drammatico».

(Alberto Moravia)

Brutti, sporchi e cattivi: la famiglia Mazzatella

In una baraccopoli alla periferia di Roma, vive una famiglia composta da venticinque persone.

Il capofamiglia Giacinto Mazzatella (Nino Manfredi) vive con la costante paura che i suoi familiari possano rubargli il denaro che ha ricevuto dall’assicurazione a causa di un incidente, motivo per il quale dorme con un fucile accanto al letto.

Questo film è in grado, sin dalle prime scene, di trasmettere un senso di angoscia: le condizioni in cui vive la comunità sono pietose. Si tratta di gente che vive nell’ignoranza e che non conosce altro se non la povertà.

I figli di Giacinto svolgono vari mestieri: chi ruba, chi fa la fotomodella, chi è infermiera e chi si prostituisce. Vivono in una bolla e sembra che tutto ciò che sia esterno non li riguardi. Con a capo Giacinto, incattivito dalle condizioni in cui vive, esasperato dalla miseria e da ogni difetto che già aveva. Si tratta di un uomo spietato che non prova affetto nemmeno per i figli, che non esita infatti a maltrattare.

I poveri di Scola tuttavia non trovano un’insperata epifania come quelli di De Sica, né l’illusione di quelli di Fellini. Continuano a vivere nella loro miseria, senza aiuto da parte di nessuno.

La cinepresa scruta da vicino questi cattivi, li osserva e li mostra in tutto il loro squallore.

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca): scena della ‘turpe notte’ dell’albergo Molise.

Oreste (Marcello Mastroianni), operaio comunista, si innamora della fioraia Adelaide (Monica Vitti), per la quale decide di lasciare la moglie. Alla coppia felice si aggiunge il pizzaiolo Nello (un Giancarlo Giannini alle prime armi), formando così un insolito triangolo amoroso.

Adelaide di fatto sposerà Nello, scatenando la folle gelosia di Oreste che involontariamente, durante una lite con Nello, finisce per ucciderla.

Questo poiché l’amore di Oreste diventa con il passare del tempo una vera e propria ossessione, fomentata dalla stessa Adelaide, che finirà col tradirlo. Ciò che darà il via al meccanismo del triangolo, tuttavia, sarà Adelaide che, innamorata di entrambi, propone un menage à trois, che, come si può già dedurre, non finirà bene.

Magari saranno piccolezze, ma il fatto che sia una donna a essere corteggiata da due uomini e che proprio essa sia al centro di questo triangolo, e non il contrario, è di per sé innovativo. Il tema dell’amore malato e del femminicidio sono tremendamente attuali: Oreste, così come Nello (che tenta il suicidio dopo l’abbandono di Adelaide) non ha un’indipendenza sentimentale, che rende così l’amore qualcosa di velenoso e tossico.

L’amore spensierato delle prime scene diventa possessivo e acceca Oreste, il quale impazzisce, perdendo pure il lavoro. Nello e Oreste, ognuno a modo proprio, vivono ossessionati da Adelaide e tutta questa esasperazione non può non sfociare in tragedia.

Questi due film, sebbene trattino tematiche differenti, sono emblematici di come Scola guardi e percepisca non solo la realtà, ma anche tutti quei particolari che la compongono.

Eppure, guardandoli attentamente ci si rende conto di quanto abbiano in comune.

ettore scola

Ettore Scola e Nino Manfredi durante le riprese di “Brutti, sporchi e cattivi”

L’attenzione per i dettagli di Ettore Scola

Oltre a inquadrare cartelloni pubblicitari (per fornire un contesto sociale) e a sottolineare il ruolo della politica in Italia, Scola inquadra le abitazioni dei protagonisti mostrandone tutti i dettagli, quasi a voler invitare lo spettatore a entrare in quegli spazi per farlo immedesimare nel protagonista.

«Amo ambientare le mie storie in ambienti angusti, in piccoli spazi. Non faccio film d’azione e stare in un ambiente chiuso mi permette di stare più addosso ai miei personaggi e a quello che pensano».

(Ettore Scola)

La violenza come unica soluzione

In entrambi i film sono presenti due scene che fanno gelare il sangue per la loro efferatezza.

In Brutti, sporchi e cattivi è quella che vede protagonisti la moglie, i figli e la madre di Giacinto che progettano di ammazzarlo mentre Matilde – sua moglie – squarcia un maiale per cucinarlo e, tenendo il cuore dell’animale tra le mani, comunica ai figli la decisione. Giacinto infatti si è presentato a casa con una prostituta e insieme a lei sta spendendo tutti i soldi dell’assicurazione: dev’essere punito poiché ha macchiato l’onore della famiglia e, cosa più importante, sta sperperando tutto il denaro.

In Dramma della gelosia, Oreste più volte si scaglia contro Nello e Adelaide, ma la scena finale è cupa, perché è percepibile la pazzia di Oreste e la recitazione di Mastroianni ha reso la scena perfettamente tetra. La follia, la frustrazione e la tristezza di Oreste sono dunque palpabili.

Dramma della gelosia – Oreste, Adelaide e Nello

Un altro particolare che accomuna i film è l’inglese. In Brutti sporchi e cattivi la madre di Giacinto si sforza di parlare l’inglese attraverso la televisione, mentre in Dramma della gelosia Adelaide e le sue amiche ascoltano dei programmi radiofonici per imparare la lingua.

Dettagli che possono sembrare inutili, ma che ci forniscono una visione più ampia del panorama sociale italiano degli anni ’70: l’inglese era (ed è tutt’ora) infatti la lingua del futuro, del progresso e dell’emancipazione. Si imparava l’inglese dunque per avere una migliore possibilità lavorativa o semplicemente per apparire più colti.

La figura della donna

In questi film le donne occupano ruoli e posizioni differenti.

Adelaide, come già detto, è libera di amare chi vuole, anche se ciò non la salva da critiche di donne brutte sporche e cattive che invece sono vittime di continue violenze sia morali che fisiche.

Giacinto, dopo aver sorpreso la nuora in intimità con l’altro figlio, la ricatta: prestazioni sessuali in cambio del suo silenzio. La donna, allora, confessa che il cognato ha approfittato di lei e rifiuta sconcertata. Non sopportando il rifiuto Giacinto la violenta, accusandola di essere stata lei a procurarsi quelle attenzioni a causa dell’abbigliamento provocante.

Una delle tante figlie di Giacinto, dopo essere stata messa incinta per due volte viene abbandonata e, come se non bastasse, questo avviene nella casa di cura nella quale lavora come infermiera. Matilde invece viene continuamente picchiata dal marito.

ettore scola

Brutti sporchi e cattivi – Maria Libera (figlia di Giacinto) alla fine del film

E queste non sono le uniche scene del genere all’interno del film. Le donne, persino le bambine, vengono molestate anche con avances sgradevoli.

Nonostante Adelaide sia libera, alla fine sarà vittima degli eventi: incontrerà la morte e le altre saranno costrette a vivere tra abusi e violenze arrivando a considerarli, a causa dell’ignoranza, quasi normali.

Le denunce di Ettore Scola

Altro tratto in comune nei due film sono le denunce del regista.

«I motivi per cui nasce un soggetto sono al di fuori del film stesso».

(Ettore Scola)

In Brutti, sporchi e cattivi denuncia le condizioni di miseria e povertà in cui vive quella famiglia disgraziata, mostrando gli esclusi e gli emarginati, al contrario di molti film dell’epoca ritraenti la Roma del lusso e del benessere.

Scola si fa testimone di una realtà altrimenti ignorata dalle produzioni italiane.

Si tratta di piccoli attacchi di indignazione, quasi impercettibili, presenti anche in Dramma della gelosia.

Oreste: «Signor Presidente, ma lei  sa che a Roma due esseri che si amano nun sanno dove mettere piede perché è tutto una montagna de monnezza?! Sette colli, sette colli de monnezza! È la città più zozza d’Europa! E gli starnieri dicono che fa schifo… ma più schifo fanno quelli del Comune, che so solo capaci de fasse elegge… […] Ma io dico: invece di chiedere all’altre nazioni di darsi un volto umano, ce volemo comincia’ a cambiare il nostro . Avemo trasformato il cuore di una città storica in un carosello infernale per le macchine de Gianni Agnelli, eh?».

Ettore scola

I nuovi mostri: Hostaria!

A chiudere questo cerchio arrivano, per ultimi, ma non per questo meno importanti, I nuovi mostri.

Si tratta di un film di quattordici episodi, sette di questi girati da Ettore Scola mentre gli altri firmati da Mario Monicelli e da Dino Risi, quest’ultimo regista del quattordici anni precedente I mostri. Ma chi sono questi nuovi mostri?

Sono i cittadini, omertosi esemplari che dopo aver assistito a una lite per strada, invece di soccorrere il ferito, rientrano in casa come se nulla fosse.
Coloro che inscenano un finto sequestro di persona cara per attirare i riflettori. Cosa non si fa per quindici minuti di gloria?

Gli ipocriti, perché rinchiudono un anziano genitore in una casa di cura per trascorrere le vacanze estive senza pensieri, e nonostante sappiano che in quel centro il genitore viene maltrattato, fanno finta di non vedere. Ma compongono tale mosaico anche un cameriere e un cuoco di un osteria che dopo una lite violenta si salutano facendo la pace, riconciliandosi dopo alterchi riguardanti gelosie omosessuali.

Un affresco, dunque, nei cui tasselli sono rappresentate le brutte facce di un substrato cittadino crudelmente ritratto da Scola, da Brutti sporchi e cattivi e Dramma della gelosia a I nuovi mostri.

Leggi anche: Tra Scola e Sorrentino – dialogo immaginario su una terrazza romana

Autore

  • Alessandra Cinà

    Ciao a tutti, mi chiamo Alessandra e sono un'inguaribile cinefila. Da qualche tempo a questa parte sono riuscita ad unire la mia passione per la scrittura allo strano mondo del cinema, cercando di analizzare la Settima Arte in maniera innovativa e profonda.
    Detto questo, buona lettura e buon divertimento 😉

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