Alcuni autori possiedono una sorta di firma, una caratteristica che li rende immediatamente identificabili. Può essere uno schema narrativo, una tematica, o persino un tipo di personaggio ricorrente. Un leitmotiv che continua a ripetersi, un elemento quasi ossessionante in grado di farci capire ogni volta a chi l’opera appartenga. Il regista e sceneggiatore Paul Schrader rientra in questa categoria, e questa volta con Il collezionista di carte.
Celeberrimo autore della sceneggiatura di Taxi Driver (1976), uno dei capolavori di Martin Scorsese, Paul Schrader si è da tempo affermato anche come regista. Quest’anno in particolare, Schrader ha presentato il suo ultimo film in concorso alla 78° edizione del Festival di Venezia.

William Tillich (Oscar Isaac) trascorre le sue giornate giocando a poker
Il collezionista di carte (infelice traduzione italiana di The Card Counter), prodotto dallo stesso Scorsese, vede come protagonista il misterioso William Tillich (Oscar Isaac), uscito di prigione dopo otto anni di detenzione. William è infatti uno dei carcerieri condannati per le terribili violenze perpetrate nei confronti dei detenuti nella prigione di Abu Ghraib. Oppresso dal senso di colpa per le azioni commesse, l’uomo trascorre intere giornate giocando a poker e impegnandosi nel conteggio delle carte. Tillich non ha infatti una vera e propria vita, al di fuori dei casinò che frequenta. Nei rari momenti in cui non gioca, si limita a trascrivere i propri pensieri in un diario.
In uno dei casinò in cui si trova a giocare, assiste a un convegno della polizia tenuto dal maggiore John Gordo (Willem Dafoe), l’uomo che lo aveva istruito alle disumane tecniche di interrogatorio ad Abu Ghraib. A differenza di William e di alcuni suoi compagni, Gordo non ha però mai subito alcuna conseguenza per i crimini commessi. Durante il convegno, William viene avvicinato da un ragazzo di nome Cirk Beauford (Tye Sheridan).
Il giovane gli confida di essere figlio di uno dei torturatori addestrati da Gordo e che suo padre, dopo anni di comportamenti violenti e autodistruttivi, si è suicidato a causa della traumatica esperienza vissuta sotto il comando del suo capo. Cirk medita vendetta contro Gordo, ma William cerca di dissuaderlo, proponendogli di accompagnarlo durante le partite a poker. Aiutando il ragazzo, William sperimenta per la prima volta la sensazione di avere un rapporto umano, una vita oltre il gioco d’azzardo. Ma ci si può davvero lasciare un passato del genere alle spalle?

Il maggiore John Gordo (Willem Dafoe) ha mantenuto la sua posizione, nonostante i crimini commessi
Con Il collezionista di carte, Paul Schrader affronta i temi della colpa e della redenzione attraverso gli occhi e le parole del tormentato protagonista. William Tillich è infatti un antieroe con i tratti tipici dei personaggi di Schrader.
Proprio come con Travis Bickle e il reverendo Toller, lo spettatore ascolta i monologhi interiori di un uomo ossessionato dai fantasmi del proprio passato. La mente di William è infatti infestata da ricordi e pensieri continui che, come i primi due, riesce a calmare solo trascrivendoli quotidianamente in un diario.
Laddove però Travis e il reverendo erano tormentati dai ricordi di un trauma subito, il protagonista dell’ultima opera di Schrader è perseguitato da azioni che egli stesso ha commesso. Azioni da cui non cerca mai di discolparsi, rifiutandosi di cercare giustificazioni e alibi.
Anzi, nonostante abbia già pagato il suo debito nei confronti della società, William si costruisce una personale prigione mentale. L’uomo rifiuta infatti qualsiasi esperienza di vita al di fuori della routine del gioco d’azzardo, lontano da ogni legame umano. La vita di William è talmente vuota che l’uomo arriva persino a coprire con lenzuoli bianchi le stanze degli hotel in cui soggiorna, come se, rivivendo la desolazione del carcere, impedisse a se stesso di godersi i più piccoli piaceri dell’esistenza.
L’incontro con il giovane Cirk rappresenta una svolta: per la prima volta può aiutare qualcuno, tentare di redimersi. L’uomo si offre infatti di pagargli tutti i suoi debiti attraverso le vincite del poker. Si avvale così dell’aiuto dell’affascinante La Linda (Tiffany Haddish), il cui impiego è mettere in contatto giocatori e finanziatori. Nonostante l’attrazione per la donna e l’affetto per il ragazzo, William si mostra freddo e distaccato. Non c’è spazio per i rapporti umani nella sua prigione fatta di colpa ed espiazione personale.

Aiutando il giovane Cirk (Tye Sheridan), William può provare a redimersi?
Attraverso una storia dagli echi dostoevskiani, Paul Schrader si interroga sulla possibilità della redenzione, chiedendosi se, dopo aver scontato una pena, sia davvero possibile liberarsi dal fardello della colpa e ricominciare a vivere.
Nonostante sia la tematica sia la struttura del film non brillino per originalità, Il collezionista di carte riesce a catturare l’attenzione dello spettatore proprio grazie alla caratterizzazione del protagonista.
Un antieroe a tutto tondo, uno di quei personaggi umani e imperfetti di cui il cinema contemporaneo sembra avere sempre più bisogno. Sappiamo che William Tillich ha commesso azioni orribili, imperdonabili, eppure non riusciamo a fare a meno di sperare che si lasci tutto alle spalle e perdoni finalmente se stesso.

William (Oscar Isaac) e La Linda (Tiffany Haddish), impegnati in una tesa conversazione a un tavolo di un casinò.
Mettendo da parte ogni giudizio morale, Schrader ci mostra così un’umanità debole, corrotta, persino crudele, ma che non smette mai di essere tale. La fragilità di Tillich è portata sullo schermo da un ottimo Oscar Isaac, il quale, con poche espressioni del volto, riesce nel difficile intento di trasmetterci ogni sfumatura psicologica del protagonista.
Pur non distaccandosi dalla struttura delle opere precedenti del regista, Il collezionista di carte è probabilmente uno dei film migliori di Paul Schrader. Una silenziosa tragedia che si consuma lentamente tra i tavoli verdi dei casinò e il cui epilogo rimane oscuro e incerto fino alla fine. Anche senza la vittoria al Festival di Venezia, emerge un’opera profonda e matura, se non altro per la capacità di indagare la mente di un antieroe complesso come William Tillich.




