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The Boys – Come si crea una dittatura nel XXI secolo

Dietro al successo di The Boys si nasconde il fatto che si tratta di una serie estremamente complessa; un prodotto che riesce a sviscerare riflessioni e analisi di vario genere sul presente. Tra queste considerazioni la più interessante è quella che mostra come si possa costruire, e mantenere, una dittatura di stampo totalitario nel XXI secolo.

Non è sicuramente una lettura immediata, poiché la struttura narrativa non rispetta i classici canoni della distopia moderna, o almeno non lo fa in maniera così evidente. Gli Stati Uniti infatti, luogo in cui è ambientata la serie, hanno lo stesso impianto politico di sempre: sono una repubblica federale, dotata di un presidente democraticamente eletto, una costituzione, un parlamento e tutti gli altri organi di stato. Eppure perfino lo spettatore più distratto si sarà accorto che in The Boys non vige affatto la libertà prevista da un sistema simile.

Sorprendentemente, nella serie è possibile trovare interessanti, e anche spaventosi, riferimenti al passato, tra i quali le parole della mai dimenticata Hannah Arendt, in particolare quelle del suo Le origini del totalitarismo. Le sue parole possono sembrare perfette anche in questo contesto. Com’è possibile?

Definizione di dittatura

Prima di tutto, bisogna definire il concetto generale di dittatura e chiedersi come nasca questa forma di governo. Ebbene, si da il caso che la sua origine risieda in un paradosso, tanto strano quanto diabolico. Molto spesso è il popolo a volere l’ascesa di una dittatura, anche se si rifiuta categoricamente di definirla con questo nome. Lo stesso popolo che, di lì a poco, vedrà la perdita definitiva dei propri diritti.

Questo accade in situazioni straordinarie, quando si è in grande pericolo, in stato di emergenza a causa di guerre o durante gravi crisi economiche. Lo Stato in questi casi è strozzato dalla morsa burocratica o è semplicemente guidato da altri interessi per cui non è in grado di gestire questi problemi. A questo punto tra la folla degli scontenti si leverà una voce che prometterà di risolvere ogni tipo di problema.

Può sembrare assurdo, ma il concetto di dittatore moderno nasce proprio durante una delle più fiorenti repubbliche della storia, quella romana. La legge infatti, a quel tempo, prevedeva che, proprio in presenza di situazioni gravi, si potesse eleggere un dittatore che, per un periodo di tempo limitato, avrebbe potuto operare liberamente.

Tra i dittatori più noti si ricordano Fabio Massimo (che operò durante la Seconda Guerra Punica), Lucio Cornelio Silla e, ovviamente, Giulio Cesare. Fu proprio quest’ultimo a non rinunciare al potere concessogli e mise, anche se non ufficialmente, fine alla Repubblica.

Foto di Adolf Hitler a una manifestazione nazista

Esiste però un altro modo, più sottile e perverso, per far sì che nasca una dittatura. A dire il vero, la maggior parte delle dittature della storia, compresa quella di Giulio Cesare, ha affermato il proprio dominio seguendo questa modalità. Cosa succede invece nel caso in cui non ci sia un grave problema da risolvere? Molto semplicemente, se ne crea uno.

L’esempio perfetto, anche se non è l’unico, è quello della Germania nazista. A quel tempo, tutta l’attenzione del popolo era rivolta verso il popolo ebraico che era stato accusato di aver causato la Grande Guerra, di aver impoverito milioni di tedeschi e di avere in serbo un piano per conquistare la nazione. A causa della martellante propaganda di Hitler, il popolo tedesco finì per credere a tutto questo, ed ecco che alle elezioni del 1933 il Partito Nazionalsocialista prese il 43% dei voti, diventando primo partito e spianando la strada al potere del Führer.

La dittatura totalitaria in The Boys

Cosa ha a che fare tutta questa introduzione con The Boys? Ebbene, si da il caso che la Vought, la corporazione che gestisce “i Sette”, il gruppo di supereroi protagonisti, non abbia fatto altro che muoversi seguendo i paradigmi del passato. Le modalità di azione sono sempre le stesse, anche se il contesto, con la presenza di media di ogni tipo, è radicalmente diverso.

Dunque, anche in questo caso, il primo passo è avere una necessità tale da consentire a qualcuno di avere potere. Questo tema trova un terreno particolarmente fertile negli Stati Uniti, dove vige la criminalità, più o meno organizzata, un costante senso di insicurezza, corruzione e disparità sociali incolmabili.

«Quel che prepara così bene gli uomini moderni al dominio totalitario è l’estraniazione che da esperienza limite […], è diventata un’esperienza quotidiana delle masse crescenti del nostro secolo».

(Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo)

Gli Stati Uniti si rivelano dunque il teatro perfetto in cui muoversi per la Vought. I supereroi, come Homelander e Queen Maeve, forti e bellissimi, arrivano dal nulla e salvano la situazione. Interrompono le rapine, catturano i malviventi, mettono in salvo gli indifesi. Lo fanno perché possono, e perché per loro è la cosa giusta da fare. Lo fanno perché tengono alle persone che salvano. Questo è esattamente ciò che pensano tutti. Ecco, quindi, spiegato il loro successo. Un successo che non è legittimato tanto dai loro poteri, dalla capacità di poter volare o di essere imbattibili, quanto dal consenso popolare. Una forza che va, forse, anche al di là di qualunque superpotere.

Quando però gli organi di Stato si rendono conto che la popolarità e la potenza di questi individui possono rappresentare un pericolo, tentano di regolamentare il tutto. Questo delicato processo burocratico viene però brutalmente interrotto dall’entrata in scena di “supercattivi” in vari angoli del mondo. Si scoprirà in seguito che questi personaggi hanno dei diretti collegamenti con la Vought e con il Composto V. In pratica, la Vought ha agito come le dittature sopracitate. Ha creato dei nemici da combattere. Dei capri espiatori che legittimassero la presenza e l’attività dei Sette.  

A tutto questo deve necessariamente aggiungersi un ingrediente fondamentale: la propaganda. Un tempo erano i glorificatori dei cinegiornali a celebrare la grandezza di un regime. Oggi, invece, è molto più probabile far ripiego sulle storie di Instagram e sui social media affini. In The Boys viene mostrato che dietro i Sette esiste un team che si occupa esattamente di ciò. Promuovere ed amplificare le gesta dei paladini della giustizia, condannare duramente le vittime e giustificare gli eccessi.

Dopotutto, i Sette non fanno altro che servire la gente comune. Inoltre, lavorare sulla psiche delle persone è una delle caratteristiche fondamentali del totalitarismo. Bisogna che il popolo sia, in tutto e per tutto, soggiogato da chi si trova al potere, in modo che venga annullato ogni principio non solo di ribellione, ma perfino di dubbio.

«Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più».

(H. Arendt, Le origini del totalitarismo)

Homelander e Starlight a un evento

La macchina della propaganda è anche quella che si preoccupa di raggiungere – da un punto di vista prettamente politico – ogni fascia di popolazione. Tra i Sette, ci sono dei supereroi conservatori, come Homelander, patriottico e morale, ma anche alcuni che si rivolgono ad ambienti progressisti, come Queen Maeve, donna forte, emancipata e omosessuale, A-Team, di colore e di classe sociale di provenienza povera, e Deep, il supereroe acquatico che piace agli ambientalisti.

Anche ciò è fondamentale affinché questa dittatura non ufficiale persista, perché in questo modo il consenso popolare aumenta. Questi supereroi non sono solamente forti e buoni, ma condividono anche le stesse idee delle persone che salvano. È come se si creasse, nella mente della gente, un collegamento empatico che li renda vicini a questi dei salvatori.

A questa impostazione si va ad aggiungere il pilastro portante di ogni regime: il controllo, inteso non solo come dominio mentale (a questo ci pensa la macchina della propaganda sopra citata), ma anche come costante sorveglianza delle azioni degli individui. La Vought non si lascia sfuggire neanche questo aspetto. E a fornire ulteriore dimostrazione a questa tesi sono proprio alcuni dei superpoteri dei Sette. Uno di loro, Translucent, l’uomo invisibile, in una scena della prima stagione, spia Starlight, la nuova arrivata, in bagno. Solo questo frammento fornisce una vasta gamma di interpretazioni, lasciando intendere allo spettatore che lui potrebbe trovarsi ovunque e origliare qualunque discorso, più o meno compromettente.

Lo stesso Homelander è in grado di spiare attraverso i muri e può accorgersi, attraverso gli sbalzi di calore, se qualcuno sta mentendo oppure no. Deep è in grado di comunicare con le forme di vita acquatiche, che fungono in questo caso da vere e proprie spie informatrici. Insomma, filtrati dall’ottica di regime, i vari superpoteri simbolizzano gli strumenti tipici di affermazione di controllo di ogni dittatura della storia.

L’ultimo concetto che risiede dietro a un regime è il culto della personalità, il quale si evince da due motivi: il primo è che in questo modo viene infuso un sacro terrore nei confronti del popolo, che non oserà mai ribellarsi e che anzi darà a questi eroi maggiore legittimazione rispetto a ogni azione. Il secondo motivo è dato dal fatto che, per come The Boys procede, i Sette vengono mostrati come delle persone estremamente narcisiste, spesso ben oltre il limite del patologico.

In particolare Homelander, “il più dittatore” di tutti, potrebbe far finire il mondo. Nessuno può fronteggiarlo. Eppure lui non lo fa e quando, nella seconda stagione, la sua popolarità cala, soffre terribilmente. Il malsano amore che Homelander prova per se stesso lo frena anche dal compiere stragi di quel popolo che gli ha voltato le spalle. Se lo facesse perderebbe per sempre la devozione che la gente ha per lui.  

Come molti reali dittatori della storia, anche Homelander soffre del delirio di onnipotenza (in questo articolo potete approfondire al meglio la sua psicologia). Lui non solo vuole apparire come una divinità al popolo, lui si sente una divinità.

Questo è testimoniato dal fatto che, in una puntata della prima stagione di The Boys, viene chiamato a battezzare, come un neo Giovanni Battista, i fedeli che si ritrovano a una manifestazione religiosa.

È infatti possibile notare la solennità e l’estremo piacere con cui lui adempie a questo compito. Lui vuole essere iniziatore, come un Messia, di un nuovo ciclo, di un mondo nuovo popolato solamente da una razza superiore. Questo è il piano che mette in atto con Stormfront, nella seconda stagione, che non a caso fu amante di un gerarca nazista.

The Boys
Stormfront, che con il nazismo ha molti collegamenti

Stormfront, in particolare, è colei che dà adito più di tutti alla tesi dell’operato dittatoriale della Vought. Non solo fornisce un collegamento pratico e diretto con il nazismo, di cui lei è un prodotto, ma anche delle preoccupanti analogie, che mettono in guardia su come sia ancora possibile creare realtà politiche così atroci. Dopotutto, i discorsi di Stormfront fanno presa sulla gente, pur con tutta la loro estremità. Solamente quando si scopre delle sue origini, il popolo la ripudia.   

Stormfront: «Alle persone piace ciò che ho da dire. Ci credono. Solamente non amano la parola “nazista”».

Rovesciare la dittatura

Al termine di tutte queste riflessioni è lecito chiedersi: è possibile rovesciare un sistema granitico come questo? Alcune grandi dittature della storia, come quelle di Hitler e Giulio Cesare, sono state rovesciate, mentre altre, come quelle di Cina e Unione Sovietica, pur cambiando pelle nel corso dei decenni, sono rimaste quasi intatte, e ancora oggi si portano dietro numerose eredità politiche dal passato. In The Boys è forse ancora più complesso di così, perché nessuno tra la popolazione si è ancora accorto di questo regime non ufficiale.

The Boys
Da sinistra, Frenchie, Kimiko, Billy Butcher, Hughie Campbell e Mother’s Milk, coloro che si oppongono al sistema

Nessuno, ovviamente, a parte i “The Boys” del titolo. Degli emarginati sovversivi che, per motivi più o meno personali, si sono messi contro il sistema.

Loro sono gli unici che possono scardinare un meccanismo così complesso e, il primo passo da compiere, è cercare di far aprire gli occhi a quante più persone possibili. Alla fine, la dittatura della Vought e dei Sette è destinata a cadere in ogni caso, anche se Billy Butcher e i suoi compagni dovessero fallire. Questo perché nel sistema dittatoriale sono già piantati i semi della propria distruzione.

Infatti Homelander, al termine della prima stagione, uccide Madelyn, personalità ai vertici della Vought, nonché principale mente dietro alle azioni dei Sette. Questo pattern è destinato ripetersi in modo ricorsivo, fino alla totale caduta di questo atroce costrutto chiamato totalitarismo.

«Il dominio totalitario, al pari della tirannide, racchiude in sé i germi della propria distruzione».

(H. Arendt, Le origini del totalitarismo)

Leggi anche: The Boys – Una serie folle per tempi folli

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