Tick, Tick… Boom! – L’Arte che rincorre il tempo

Eleonora Poli

Dicembre 7, 2021

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Il tempo è il nemico numero uno degli artisti. Quelle lancette che scorrono senza mai fermarsi ossessionano la mente dei creativi. Cosa possiamo fare nel tempo che ci viene concesso? Tick, tick, tick, ancora e ancora. Le lancette corrono. In un secondo hai trent’anni, anzi ventinove anni e trecentocinquanatasette giorni. Devi completare il tuo primo musical, ti manca solo una canzone eppure il tempo continua a ticchettare… tick, tick… boom!

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Andrew Garfield mentre interpreta Jonathan Larson

Il fenomeno Jonathan Larson

Jonathan Larson, Johnny per tutti i suoi amici, è un vero talento. Una definizione fuligginosa e limitante per descrivere l’uomo che ha cambiato la storia di Broadway. Nel 1995 Jonathan dirige Rent, un’opera rock basata su La Bohème di Puccini, che valse a Larson il Pulitzer per la drammaturgia e un Tony Award come miglior musical.

Tick, Tick… boom!, tuttavia, non è la storia della stesura di Rent: è la storia del tempo che rincorre Jonathan Larson.

Tick, Tick… boom! è una pièce scritta dallo stesso Jonathan dopo l’insuccesso di Superbia, primo workshop organizzato dall’autore. Superbia risulta azzardato e rischioso, lontano dalla vera anima di Johnny. “Devi scrivere di ciò che conosci”, gli viene detto più volte. E così, a trent’anni e un paio di mesi, Jonathan scrive e mette in scena Tick, Tick… boom! un monologo autoironico sulla sua vita e su quello che più conosce bene: l’urgenza di lasciare un segno.

Cinque anni dopo, la notte antecedente alla prima di Rent sul palco principale di Broadway, Jonathan viene trovato riverso sul pavimento, morto, per un aneurisma celebrale fatale.

Tick, tick…

Andrew Garfield è protagonista della scena nei panni di Jon. La sua voce chiara e compatta risuona senza mai stancare, anzi, accompagna e sostiene lo spettatore per tutta la durata dell’opera. Noto ai riflettori teatrali per Beautiful Thing e Angels in America – Fantasia gay su temi nazionali, Garfield è uno dei punti più brillanti di questo musical. Insieme a lui, anche la presenza di Alexandra Shipp (Hamilton, Umbrella Academy) e Vanessa Hudgens (High School Musical) arricchiscono la messa in scena. Alexandra è Susan, la compagna di Jon, mentre Vanessa interpreta Karessa, una corista iscritta al workshop di Superbia.

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Alexandra Shipp è Susan

Tuttavia, il nome che spicca sul cartellone è quello del regista, ultimo asso nella manica per il titolo Netflix. Lin-Manuel Miranda creatore di musiche e testi del mostruoso Hamilton – dirige Tick, Tick… boom!, in onore del suo amico Jonathan e di chiunque abbia fretta di raggiugere la vetta.

La reale vita d’artista

Ci sono migliaia di film, dai più riusciti ai meno, che raccontano la vita degli artisti. Dai primi Step Up! al recente New York Academy. Siamo saturi di vedere un talento che sboccia e che nel giro di un’ora raggiunge le vette. Sono tutte rappresentazioni che escludono il blocco dello scrittore, le prime porte in faccia, i rifiuti e i “non sei abbastanza”. Tick, Tick… boom! invece, rappresenta anche questo. Perché la carriera di quello che sarà l’innovatore del musical non prende il volo fin da subito.

Jonathan vive a Soho, New York, e ha un workshop utile per vendere la sua opera scritta in otto anni. Ha una relazione con Susan, una ballerina di danza moderna, e organizza sempre feste con i suoi amici più stretti tra cui Michael, amico d’infanzia ed ex-coinquilino. Per il suo workshop (evento cardine del film) Jon deve ancora scrivere una canzone, quella centrale, e non ci riesce. Ha scritto canzoni su qualsiasi cosa: dallo zucchero della tavola calda in cui lavora, alle scale che portano al suo appartamento, eppure adesso non gli viene in mente niente.

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Jonathan e il blocco dello scrittore

Per Jonathan sono minuti estenuanti. Più la scadenza si avvicina e più i problemi si accumulano, bloccando ancora di più l’autore. L’aria degli anni ’90 è pesante e impestata di morte: l’AIDS non dà tregua e nessuno sembra accorgersene. Succede solo quando ti sfiora da vicino. Il ragazzo ha fretta di sfondare, fretta di vivere ciò che tutti quelli che ha visto morire non potranno mai fare.

Ma abbiamo davvero fretta?

Le convenzioni sociali più severe ci dicono che se a venticinque anni non hai ancora un lavoro, sei considerato un fallito. Se vivi ancora con i tuoi genitori, sei un fallito, se studi più dei tre anni stabiliti, sei un fallito, se stai scrivendo la tua opera prima da più di cinque anni e ancora non hai sfondato, sei un fallito. L’urgenza di diventare qualcuno è sempre più pesante e, prima o poi, arriva quella vocina dentro di te che dice: ora o mai più.

Forse Jonathan Larson già lo sapeva. Sapeva che da lì a pochi anni il suo orologio interno si sarebbe fermato. Che aveva poco tempo per realizzare i suoi sogni, che doveva crearsi le occasioni e non aspettare che piovessero dal cielo, che doveva combattere contro una creatura incorporea e invincibile. Che aveva tante domande a cui non avrebbe mai trovato una risposta.

Ognuno di noi ha un obiettivo da raggiungere. Jonathan Larson è stato, e sempre sarà, uno dei grandi innovatori dei musical. Nessuno come lui riuscirà a sovvertire Broadway senza mai vederne il risultato.

Superbia, Tick, Tick… boom! e Rent meritano il successo che hanno ricevuto e ricevono tuttora. Jonathan Larson merita il successo che non è riuscito a godersi, e Tick, Tick.. boom! merita un adattamento di questo calibro.

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