Un bambino coraggioso e una ragazza dalla lingua tagliente, sono appostati sul crinale di una montagna, quando un rarissimo Drone V3 – i nuovi volatili dall’anima di metallo, senzienti e provvisti di ambite batterie al litio – sorvola le loro teste, venendo prontamente cecchinato.
Con questa immagine Alessandro Stelmasiov ci catapulta nel mondo di Lithium, cortometraggio di genere Sci-Fi distribuito da Pathos Distribution, vincitore di diversi riconoscimenti tra cui il premio del pubblico al MoviEboli, il premio Forme in Evoluzione al Mario Puzo Film Festivale il premio come Miglior Attrice Protagonista per Beatrice Bartoni al Fipilì Horror Film Festival di Livorno.
«Ho pensato alla fine del mondo come una gigantesca sbornia globale, chi sopravvive sono quelli abbastanza giovani da non accusare il colpo il giorno dopo.»
(Alessandro Stelmasiov)
Con un linguaggio registico incalzante e una messa in scena curata nel dettaglio, il cortometraggio sperimenta con trasversalità le forme del cinema di genere, passando dal thriller al western, fino a fondere tutta l’estetica del videogame e del mondo degli anime.
Nel futuro ancora umano di Lithium, la distinzione tra prede e predatori vacilla, soprattutto quando l’astuzia non coincide più con l’esperienza, la memoria del passato o un codice morale forte. La solennità tipica della narrazione post-apocalittica, lascia spazio ad una visione più cruda e mai retorica del domani, in cui l’unico vantaggio è l’incoscienza di chi non ha vissuto abbastanza da comprendere il peso del crollo. La distopia accoglie i toni della satira grottesca, facendo emergere il contrasto tra il bisogno di sopravvivere e la leggerezza con cui lo si affronta.

Due o tre cose su di te: chi è Alessandro Stelmasiov?
ALESSANDRO STELMASIOV
Alessandro Stelmasiov non è nessuno, tutti mi conoscono come Pollo. Per tanto tempo sono stato un umile “videomaker”, vedevo il mondo del cinema come qualcosa di veramente lontano. Poi, qualche anno fa, ho deciso di approcciare il lavoro in maniera più strutturata, cercando di organizzare anche le produzioni più piccole, compresi cortometraggi con un setup cinematografico e ruoli ben definiti. Per autoconvincermi a fare questo passo verso la regia ho cominciato ad usare il cognome di mia nonna che era di origine ucraina. Il regista è una scelta politica AHAHAHAH.
Da dove nasce l’idea di un film distopico e quali possibilità dischiude la costruzione di un film ambientato nel futuro, in relazione all’analisi del presente?
ALESSANDRO STELMASIOV
L’unico vero lusso dell’autoproduzione è la libertà. Stavo lavorando a diversi soggetti ma, alla fine, con Alessandro Di Renzo di Fadeout (produttore esecutivo ed organizzativo) abbiamo deciso di andare nella direzione del cinema che ci piace e che è sicuramente è un po’ più difficile fare in Italia: il film di genere, come la fantascienza e l’horror. Da qualche anno il modello narrativo in stile “La strada” – mentore più apprendista che sopravvivono ad un mondo cattivo – ha preso un po’ il sopravvento. L’idea di base era quella di spezzare questo trend rimescolando le carte. Da qui è arrivata l’idea di una giovane ragazza e un bambino che cacciano droni. Nessun maestro, nessun allievo. Solo due schegge impazzite.
Poi Sandro Donnici, co-sceneggiatore, ha lavorato alla trama, aggiungendo il twist finale e conferendo al corto quel mood un po’ western. Rispetto al presente purtroppo c’è poco da analizzare. È incredibile come uno scenario apocalittico stile Mad Max sembri, per alcuni versi, più “divertente” di una realtà prevedibilmente triste.

Visto che lo nomini, vorrei innescare una riflessione sulla scelta del tono narrativo, in relazione al genere distopico/sci-fi. La Strada di McCarthy: lo scrittore americano non ci fornisce mai l’immagine finale del mondo in cui padre e figlio si muovono. Due personaggi (quasi dei Belacqua beckettiani, non più fango ma cenere), strisciano e cercano di scivolare via dalla propria condizione di prede. Potremmo chiamarla “distopia senza speranza”, anche perché non è servita un’apocalisse zombie per seppellire il mondo sotto la cenere. C’è tutto l’eco di una irreversibilità e la desolazione senza causa è insopportabile: nessuna soluzione alla catastrofe.
Senza buonismo, né compiaciuta commiserazione, Lithium ci mostra che la fine del mondo non è poi la fine del mondo. Tutto ha una data di scadenza – corpi compresi – ma ciò che resta, alla fine, è una buona dose d’ironia – tanto per citare Sorrentino. Nessuna soluzione alla catastrofe.
ALESSANDRO STELMASIOV
L’unico vero problema, come nella buona scrittura di un film sono sempre i personaggi, le persone e le scelte, quello che li spinge a prendere determinate decisioni, il resto è solamente una scusa, magari è una scusa bellissima, ma è comunque è una scusa. La catastrofe non sta arrivando, ci siamo già dentro: fare un lavoro che ti fa schifo, invecchiare, un lutto. Ogni essere umano è una catastrofe, ogni essere umano sopravvive a se stesso.

Bambini adulti e adulti bambini: c’è chi è cresciuto troppo in fretta e chi, da adulto, sembra cercare un’involuzione, di linguaggio e di istinti. “Fottuti Millennials”: è un’accusa reale o una battuta ironica? Il ragazzino sta criticando o imitando il mondo adulto?
ALESSANDRO STELMASIOV
Quando mi piace un artista che sia un regista, uno scrittore o un musicista, mi accorgo che il periodo che preferisco è l’inizio, la scintilla, in cui spesso ci sono tanti errori e sbavature. Volevo che il personaggio del bambino agisse in questo modo, fuori luogo e senza schemi. “Fottuti Millennials” è stato un colpo di genio di Sandro Donnici. La battuta è autoironica: siamo l’esempio lampante del quarantenne che cerca di fare il giovane.
Come hai lavorato con gli attori per costruire questa dinamica di autenticità, anche in relazione a una recitazione sopra le righe?
ALESSANDRO STELMASIOV
Il personaggio più semplice da delineare è stato quello della ragazza. Da subito avevo in mente Beatrice Bartoni con cui avevo già lavorato sul mio precedente corto. Ero rimasto sorpreso da quanto fosse convincente e poi è un’attrice che lavora molto di sottrazione. Esattamente quello che cercavo rispetto al personaggio del bambino che doveva essere sopra le righe. Leopoldo Finotti è stata una vera rivelazione. L’ho scelto tra 50 bambini: anche altri erano molto bravi, ma Leopoldo da esordiente era ancora un bambino con lo sguardo e un modo di muoversi autentico. Poi c’è Adamo Dionisi, un gigante assoluto. E’ stato un colpo di fortuna conoscerlo e averlo con noi. Ha recitato in Dogman che, a mio parere, è uno dei film italiani più belli mai stati fatti. Guardare il suo volto dentro al monitor sarà sempre un bel ricordo.
La recitazione sopra le righe è stata un dettata dal fatto che mi piacciono i personaggi da cui non sai mai cosa aspettarti. Poi Lithium è un B-Movie, consapevole di non essere un colossal fantascientifico americano.

Attraverso inserimento di cartelli grafici che interrompono e, insieme, aggiornano la narrazione, illustrando le skills e gli equipaggiamenti dei personaggi, hai davvero creato un universo espanso. La sensazione è quella di volerne sapere di più, che ci sia molto altro da scoprire: come hai immaginato il mondo fuori dall’inquadratura?
ALESSANDRO STELMASIOV
Senza farne segreto l’inserimento delle grafiche è un sentito omaggio all’Attacco dei giganti e in generale al mondo anime, manga, gaming. Definire il world building il più possibile, ha reso la fase creativa estremamente divertente per tutti i reparti e credo che su un film distopico faccia veramente la differenza. Spesso mi capita di vedere film di fantascienza in un cui il futuro fa soltanto da sfondo, ma la storia poi si sarebbe potuta svolgere ovunque e in qualsiasi epoca. La cosa divertente, secondo me, invece è inventarsi delle regole piccole e grandi, anche folli e costringere i personaggi a rispettarle o meglio ancora a violarle.
Cosa ti affascina del legame tra cinema, gaming e anime?
ALESSANDRO STELMASIOV
Sono cresciuto negli anni 90, un’epoca rivoluzionaria soprattutto per il legame tra questi media. I videogames cominciavano ad avere narrazioni più adulte e cinematografiche. Al cinema cominciavano ad uscire i primi film tratti dai videogames e, mentre sfogliavi le pagine di un fumetto, scoprivi – senza internet ovviamente, te lo diceva qualche amico nerd, sussurrato tipo leggenda – che da poco era uscita la versione anime in VHS. Questo ha stimolato una specie di istinto che mi porta sempre a pensare: “E se questo libro fosse una graphic novel o un videogame, come sarebbe?”. Immaginare di creare un film su ogni singolo videogioco o fumetto su cui ho messo le mani per anni. Credo sia stato una specie di esercizio mentale.

Hai mai pensato di portare il mondo di Lithium fuori dallo schermo: fumetti, figurine, una graphic novel, un videogioco…?
ALESSANDRO STELMASIOV
Bella domanda… in realtà no, ma avrei voluto espanderlo sullo schermo. Visto il timido interesse di qualche produzione al corto, ci siamo lanciati nella scrittura di un soggetto, definendo 6 capitoli che comporrebbero una sorta di miniserie o un lungometraggio. È un sogno e probabilmente resterà tale, ma era la prima volta che passavo così tanto tempo a scrivere in gruppo: una casa, tanti caffè, la pizza fredda, l’aria composta al 90% da fumo di Iqos. È stato romantico e stimolante. Ovviamente non ci diamo per vinti e stiamo continuando a cercare una produzione interessata, ma visto il lavoro già fatto, LITHIUM potrebbe facilmente espandersi come un romanzo o una graphic novel.





