Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch – Antologia di una famiglia

Lorenzo Scotto di Carlo

Settembre 4, 2025

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«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo»

(Anna Karenina, Lev Tolstoj)

Le famiglie sono un’equazione, ognuna diversa dall’altra.

Presentano fattori differenti con l’eccezione di due variabili indipendenti, che rimangono costanti: tempo e distanza. Il nostro stato di partenza, quel nucleo di cui facciamo parte senza poter scegliere, muta inevitabilmente, si ribalta o si calcifica, e in alcuni casi semplicemente si dissolve. Eppure quelle due variabili sono il motore delle differenze.

I tre racconti di Jarmusch ci mostrano il ventaglio di possibilità risultanti da questa equazione, focalizzandosi su tre specifiche situazioni: ribaltamento, calcificazione, dissolvenza. Dinamiche estremamente diverse, unite da un fil rouge fatto di piccole cose, come un orologio, una battuta o un brindisi, perché forse seppur ogni famiglia è infelice a modo suo, tutte le famiglie si somigliano nei momenti di leggerezza, di felicità.

Tuttavia, rimane quella profonda tristezza e imbarazzo che accompagnano un rapporto destinato per sua stessa natura a logorarsi nel tempo. Sensazioni negative e sconfortanti che non fatichiamo a immaginare come il naturale passo successivo dell’evoluzione familiare.

Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch

Episodio 1: turning tables

Questa costante assume forme diverse, a seconda del cambiamento del rapporto.

Un rapporto può mutare completamente, rovesciarsi, e portare un padre ormai vedovo ad interpretare il ruolo del figlio, mentendo, mostrandosi fragile e bisognoso di un supporto genitoriale. Giocando con quella stessa ingenuità che tutti abbiamo usato egoisticamente per suscitare empatia e aiuto da parte di coloro che si prendono cura di noi, per favorire il nostro narcisistico benessere.

Sentivo la sala ridere durante quei silenzi, quella velata ironia e tiepido imbarazzo che permea una relazione con decadi di storia, senza che coloro che ne sono coinvolti abbiano più niente da dirsi. A me è rimasto solo quell’imbarazzo, e soprattutto la devastante verità di esso, del non potersi più identificare con chi ci ha cresciuto, ha condiviso tutto con noi e non ha mai preteso che facessimo lo stesso. In quelle risate che mi circondavano ho visto solo il futuro, doloroso e distaccato; una realtà tanto inevitabile quanto struggente; una famiglia che non sa più se può definirsi tale.

Episodio 2: cristallizzazione

Accade anche che un rapporto familiare non cambi mai, si congeli e solidifichi, per il rifiuto di una madre di fidarsi delle proprie figlie, non riconoscendo la loro capacità di muoversi nel mondo in un modo che a lei non appartiene. Si può essere influenzati da questo atteggiamento di sfiducia al punto di nascondersi, rifugiandosi in ruoli precostruiti, come quello della figlia, per mantenere il rapporto in un equilibrio che richiede molto poco.

Piccoli progressi come quelli fatti da bambini con i compiti delle vacanze. Così le vite si sviluppano su linee che non si intrecciano, ma che necessitano di sporadici appuntamenti di conferma che nulla è cambiato, che va tutto bene, che mamma non si deve preoccupare.

Regnava il silenzio dato da quel distacco, da una dose di realtà che cerchiamo di ignorare ma che conosciamo fin troppo bene. La presa di coscienza di un percorso in cui ci sta guidando un grande autore come Jarmusch, perché l’ironia è sì divertente, ma diventa complessa da gestire quando si comprende che è un modo di mitigare la freddezza del reale, quando riconosciamo un qualcosa di noi stessi in ciò che stiamo osservando, e di cui stavamo ridendo fino ad un attimo prima.

Episodio 3: dissolversi

Infine, la brutale realtà della vita ci insegna che possiamo aver anche vissuto in una bolla perfetta, in un ecosistema familiare atipico e felice, ma che il tempo rimane una costante in questa equazione e, unito al caso, può portare allo sgretolamento anche della situazione più idilliaca, come una bolla di sapone scoppia e si dissolve nel niente.

Resta solo il dolore, solo il passato, solo il vuoto di una casa troppo grande e pile di scatoloni in un magazzino troppo piccolo, e ci si può rendere conto di quanto poco spazio possa occupare una vita.

Tra le lacrime e i singhiozzi degli spettatori attorno a me, ho capito l’efficacia di questo percorso episodico, meno appariscente e disastroso di molte altre pellicole che hanno raccontato dinamiche familiari, ma forse proprio per questo più potente e reale, perché il declino di una famiglia non deve essere dato per forza da un terremoto, ma anche da una sottile e irreparabile frattura che si espande, nel tempo e nello spazio.

Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch

«I genitori hanno un irresistibile e intrinseco interesse genetico darwiano per il benessere dei loro figli. Ma i figli, mi sembra, non hanno lo stesso debito nei confronti dei genitori»

(Le Correzioni, Jonathan Franzen)

In Jarmusch c’è una sensibilità nel raccontare le crepe familiari forse riconoscibile solo in Jonathan Franzen, autore di diversi libri tra cui vi cito Le Correzioni e Crossroads, invitandovi ad assaporare ulteriormente la gelida distanza che progressivamente si insinua nel gruppo primordiale dell’essere umano, la famiglia, e la conseguente crescita come individui.

Sia Jarmusch che Franzen restituiscono un ritratto familiare estremamente complesso e sfaccettato, focalizzandosi sul fatto che individui diversi, accomunati puramente dal caso, si allontaneranno sempre, ricercheranno sempre di più nell’Altro e nel mondo, perché siamo portati a credere che la famiglia sia un punto di partenza e quello di arrivo sia costruirne una nuova, gettando le basi per un ciclo infinito di amore, crescita, distanza e dolore.

«Father Mother Sister Brother is a kind of anti-action film, its subtle and quiet style carefully constructed to allow small details to accumulate — almost like flowers being carefully placed in three delicate arrangements.»


(Jim Jarmusch)

Jim Jarmusch


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Autore

  • Lorenzo Scotto di Carlo

    "Tu non vuoi cambiare il mondo, tu vuoi capirlo per trovare il modo di riuscire a viverci."
    - 4321, Paul Auster

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