Il significato di Paranorman – la paura per Norman, Nayt, calibano e la strega

Salvatore Gucciardo

Ottobre 20, 2025

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Norman ha paura. Chi non ha paura?
Norman è un capro espiatorio. Chi non lo è mai stato?
Norman non pensa di essere un eroe. In fondo chi potrebbe mai esserlo?

«Non credi in ciò che puoi, ‘sto posto è sempre più stretto
Cerchi un eroe, non riconosci quello che hai davanti allo specchio»

(Fuori fa paura – Nayt)

Il capro espiatorio. Siamo sempre in cerca di un capro espiatorio. Qualcosa o qualcuno su cui scaricare le colpe dei “mali” del mondo. Pestilenze, carestie, guerre, disastri ambientali, c’è sempre un colpevole. Abbiamo paura e allora costruiamo il colpevole, il nemico, il capro espiatorio.

E qual è il principio che da secoli guida la costruzione del nemico?

La subalternità.

Sarà sempre il più debole, sarà sempre il meno privilegiato, sarà sempre il diverso, l’alieno, l’estraneo, a vedersi contro torce e forconi. Allora spara contro l’immigrato, spara contro i freaks, spara contro le streghe, ovvero, le donne. Perché questo furono le streghe: donne troppo capaci, intelligenti, troppo diverse dal ruolo che la società – quella che sarebbe diventata nel ‘900, a tutti gli effetti, società capitalista – doveva cucirle addosso.

«la caccia alle streghe è stato un processo di disumanizzazione e, in quanto tale, una forma paradigmatica di repressione, che è servita a giustificare la riduzione in schiavitù e il genocidio.»

(Calibano e la strega – Silvia Federici)

Goya – Il sabba delle streghe

Eppure la paura esiste, fa parte di noi, ci orienta. E questo mondo che viviamo, anche oggi, soprattutto oggi, fa paura. Immersi nel realismo capitalista, siamo sempre più spaventati e in cerca di eroi che ci salvino da questi mali.

Chi ci salverà e da cosa?

Forse avere paura è giusto. Bisogna solo saperla direzionare.
Forse credere negli eroi non è così sbagliato. Bisogna solo saperli individuare.

«Non c’è nulla di male ad aver paura. Solo sii sempre te stesso.»

Nonna di Norman

Norman (voiced by Kodi Smit-McPhee) is spooked by Mr. Penderghast (voiced by John Goodman) in ParaNorman, the new 3D stop-motion comedy thriller from LAIKA and Focus Features, directed by Sam Fell and Chris Butler. Credit: LAIKA, Inc.

Norman è diverso.

Guarda i b-movie horror chiacchierando con la sua defunta nonna, mentre c’è un suo vecchio zio matto che lo cerca predicando l’avvento di un’apocalisse zombie che solo Norman potrà impedire, liberandoli dalla maledizione. Insomma, Norman, è un freak. Lo è per i suoi concittadini, che lo inseguiranno con torce e forconi; lo è per i suoi compagni di scuola, che rideranno alla prima stranezza; lo è per suo padre, così deluso da lui che lo sgriderà appena ne avrà l’occasione.

Tutto il mondo contro. Nessuno vuole ascoltarlo, nessuno vuole parlargli. Tranne un amico, suo zio matto, un paio di persone terrorizzate e i morti viventi. Il mondo capovolto, quello che fa veramente paura, ha bisogno di Norman, proprio come Norman ha bisogno della sua defunta nonna.

«Tutti nel mondo reale pensano che sia un freak. Sai una cosa? Forse hanno ragione. Forse sono un freak.»

Norman

While brushing his teeth, Norman pretends that he is azombie in PARANORMAN, directed by Sam Fell and Chris Butler,the new comedy thriller from LAIKA and Focus Features.

Allora la paura, sempre viva, si fa soluzione. L’eroismo, ricercato da tutti, si fa comprensione. Norman ha comunque paura, ma ha capito di dover essere sé stesso. Sa di non essere la piccola Aggie Prenderghast infuriata contro un mondo che l’ha condannata e uccisa in quanto strega, o “come donna in quanto tale”. Perché Norman è un freak, un capro espiatorio e un ragazzino spaventato, ma non è una donna, non è una strega.

E lo sa, lo capisce.

Comprende sé e allora comprende lei e il mondo.

«qui la mia paura di affrontare nel complesso la paura della donna
che viene messa all’angolino
silenziata da una storia fatta e scritta a tavolino»

(Happiness – Little Semo)

«Tu non sei morto
E tu sei un ragazzo
Non sei affatto come me»

(Aggie Prenderghast)

Paranorman ci ricorda che non è sbagliato avere paura del mondo, ma bisogna comprendere quella paura. La Laika, che aveva già sfornato quel capolavoro di Coraline (2009), costruisce un horror per ragazzi che si rifiuta di essere tale. Come un horror usa la mostrificazione, il terrore, i mali del mondo per farci rispecchiare in quel terrore. Ma non per spaventarci, bensì per farci comprendere la paura. Da dove arriva, come si evolve e verso dove va.

«Non sono io l’eroe che ti potrà salvare, sei tu

(Certe bugie – Nayt)

Quella stop-motion che artigianalmente smonta e rimonta gli archetipi dell’horror, ci dice che seppur i mostri siano diversi, la paura è sempre la stessa, bisogna solo comprenderla.
Norman è Edward mani di forbici, è Chicken Little, è Coraline. È come loro, ma comunque sé stesso. Ha paura come loro, come tutti noi, ma deve rimanere sé stesso per superarla.

Conoscersi, per comprendere la paura.
Comprendere il mondo, ma non accettarlo.
Ascoltare Aggie, una donna, per comprendere la sua rabbia.
Ma non essere lei.
Alla fine è la paura per il mondo che ci accomuna. O no?

«Il mondo fuori fa paura,
Non aver paura»

(Fuori fa paura – Nayt)

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