Imperfezioni fluorescenti, sbavature digitali, magma di vissuti repressi che emergono con violenza per poi rimarginarsi sotto il torpore di un nuovo medicinale, di un nuovo lavoro, di un nuovo show televisivo. Per molto tempo le immagini televisive sono state raccontate e rappresentate come anestetici analogici a basso costo, un flusso ininterrotto di immagini a bassa definizione fatto per assopire il cervello, la coscienza e tutti i dubbi e le inquietudini sovversive che la loro veglia comporta.
Ma non sono in molti ad aver intuito e indagato il potenziale perturbante che si nasconde dietro lo schermo televisivo.
Jane Schoenbrun con I Saw the TV Glow, film che conclude la rassegna Enter the Glitch (iniziata con Il fantasma del palcoscenico e Mind Game) del Freak Film Festival di Torino, mette al centro proprio la tv non solo come produttrice di immagini la cui apparente banalità è capace di smuovere alterazioni psichiche e visioni inquietanti. Il televisore a tubo catodico si svela nella sua materialità, nel suo essere una semplice scatola che contiene immagini, ma anche un feticcio dall’ipnotico effetto nostalgico, una carcassa elettronica che anche da morta continua a produrre immaginari, nostalgie artificiali e incubi che alterano il nostro paesaggio onirico, come le interferenze che disintegrano e deformano l’immagine elettronica.
Quella nostalgia malinconica degli anni Novanta

In I Saw the TV Glow il televisore detta la trama, genera i personaggi, determina le atmosfere, macchia la fotografia stessa del film: la situazione che viene rappresentata più di frequente e che reca maggior peso simbolico è quella in cui i protagonisti, Owen e Maddy, sono illuminati dalla luce fluorescente del loro programma preferito, The Pink Opaque, che va in onda ogni sabato dalle 22.30 alle 23.
Owen è un ragazzino di dodici anni molto introverso e solitario: la sua vita è scandita da regole ferree che lo seguiranno anche da adolescente, compreso l’andare a letto non oltre le 22. Un giorno Owen vede Maddy, poco più grande di lui, leggere la guida agli episodi della serie nel buio della palestra della scuola completamente deserta.
Tra le fioche luci al neon dei distributori di merendine a malapena funzionanti, Maddy e Owen instaurano un legame sottile e indistruttibile basato sull’attrazione per la serie, simile al legame sul piano psichico che unisce le due protagoniste, Isabel e Tara.
The Pink Opaque, un pastiche tra Piccoli brividi e Buffy l’ammazzavampiri, è una reliquia della serialità anni Novanta, della quale riproduce l’estetica kitsch a basso budget, gli elementi soprannaturali posticci e la potenzialità di diventare una serie di culto abbellita e impreziosita dall’aura della nostalgia (sul cui potere sublimante si sofferma lo stesso film, dimostrandosi ironicamente consapevole dell’operazione che sta compiendo).
La patina nostalgica pervade I Saw the TV Glow in ogni suo aspetto, dalla ricostruzione fedele dei sobborghi americani degli anni Novanta fino alla fotografia stessa inondata dal baluginio artificiale e nottambulo di acquari domestici, televisioni perennemente accese, scritte con il pennarello fluorescente sulle etichette delle videocassette: ma se spesso nelle produzioni recenti la nostalgia è diventata un simulacro estetico svuotato di ogni valore, qui la nostalgia conserva il suo potenziale perturbante.
Questa rappresentazione della gioventù degli anni Novanta non è fatta per confortarci, non ci fa desiderare di tornare a quei tempi, al paradiso perduto della pre-adolescenza e prima della crisi del 2008: la nostalgia di I Saw the TV Glow è una forza destabilizzante, un generatore di inquietudine che ci rivela che quello stato di malessere c’era già, che non è nato dal nulla ma ha delle radici ben precise.
Giovani, queer, elettrici

Il periodo adolescenziale, momento cruciale di trasformazione, età di passaggio da uno stato all’altro, dal periodo dell’infanzia dove il potenziale regna sovrano all’età adulta, si intreccia al discorso sull’identità di genere.
A livello filmico, il coming of age movie incontra il queer cinema, e scelgono come punto di incontro un horror indie che a sua volta travalica la ristretta definizione di genere e crea nuove forme di inquietudine, ridefinisce l’angoscia e la paura, riportandole a una dimensione più psicologica ed esistenziale, più evocata come uno spettro che mostrata negli aspetti più crudi e raccapriccianti della sua corporeità.
Questo incrocio tra questione giovanile e queerness, tra il percorso di crescita e i modi in cui i media con le loro rappresentazioni possono contribuire a ridicolizzare, demonizzare, cancellare o strumentalizzare le identità non conformi o influire sulla scoperta di sé, è un tema ricorrente nei film selezionati dal Freak Film Festival: gli stessi intrecci tematici compaiono anche in The People’s Joker di Vera Drew, creando un flusso discorsivo articolato e complesso, che prende in considerazione gli stessi temi da diverse prospettive.
Come in The People’s Joker, in I Saw the TV Glow il confine tra la realtà e la sua rappresentazione è così confuso da generare un effetto straniante, di spaesamento, che si genera prima ancora che dallo show televisivo dall’interiorità stessa dei protagonisti, intrappolati in corpi che non sentono come i propri, che sembrano prendere vita solo quando il fascio di luce fluorescente della televisione li catapulta in una dimensione alternativa, fittizia ma più reale della realtà.
L’elettricità su cui viaggiano le immagini di The Pink Opaque è il collegamento tra il mondo interiore e la realtà, tra la finzione e ciò che l’ha generata, in un rimando alla concezione dell’elettricità di stampo lynchiano, che attraversava le periferie americane trasformandole in oscuri campi di forze sovrannaturali maligne che schizzavano fuori dai pali della luce e dal tubo catodico.
Anche in I Saw the TV Glow il flusso elettrico si riversa fuori dai suoi confini e invade il mondo reale attraverso le immagini della serie: ,ma nel momento in cui The Pink Opaque viene cancellata e le immagini si interrompono, quel flusso elettrico perde il suo canale di sfogo, qualcosa si spezza irrimediabilmente, il passaggio da adolescenza a vita adulta, da aspirazioni di libertà e di rivendicazione della propria identità alla resa spossata all’omologazione, giunge al suo compimento.
E le immagini del passato si fanno più lontane, avvolte da una patina mitica: The Pink Opaque si allontana da quella che viene chiamata vita reale, e quando ricompare perde tutto il suo fascino, si rivela una cozzaglia di immagini dozzinali, ingenue, così finte da sembrare ridicole, proprio come quando riguardiamo da grandi una serie o un cartone che abbiamo amato con devozione da piccoli.
I Saw the TV Glow interroga quell’ipotesi dell’esistenza irrimediabilmente perduta, quello scarto tra i desideri più autentici che si sublimano nelle visioni più improbabili e la realtà che, malgrado tutto, continua ad accadere. Chissà cosa si è perso in quel cambio di sguardo, quali rivelazioni, quali meraviglie.




