Un coming of age queer parodia di tutto l’universo di Batman, frutto di un grande lavoro di collaborazione tra artisti queer, osteggiato dalla DC Comics a suon di minacce legali per violazione del copyright: Vera Drew con The People’s Joker, presentato in anteprima nazionale al Freak Film Festival di Torino con introduzione della regista, firma un’opera non ufficiale e non autorizzata stralunata e sopra le righe, gioiosamente furiosa e vorace, capace di andare fino in fondo e oltre utilizzando ogni mezzo del cinecomic, del New Queer Cinema e del cinema d’animazione.

The People’s Joker racconta la storia di Joker The Harlequin (interpretata dalla stessa regista), una ragazza trans cresciuta in un paesino remoto del Midwest in una famiglia disfunzionale come tante che decide di trasferirsi a Gotham City, affascinata dalla moltitudine di Joker che popolano lo schermo della tv a tubo catodico su cui va in onda UCB Live, unico late night show comico autorizzato dal governo. Realizzato tra il 2020 e il 2022, il film di Drew è il prodotto di una gigantesca rete di collaborazione creativa: durante la pandemia più di 100 artisti hanno partecipato a distanza alla realizzazione di The People’s Joker, con sequenze stop-motion, animazioni 2D e immagini realizzate in CGI.
L’opera di Drew è rimasta per diverso tempo in un limbo legale con la Warner Bros, che poco prima del debutto del film al Toronto Film Festival nel 2022 esprime preoccupazione riguardo alle possibili violazioni del copyright, causando il ritiro stesso del film dal festival. The People’s Joker ricomincerà a vedere la luce solo un anno e mezzo dopo il mancato esordio al TIFF, quando la casa di distribuzione di film queer Altered Innocent decide di acquistare The People’s Joker.
Un pastiche di ribellioni

The People’s Joker è un calderone di generi, estetiche, tematiche: dentro troviamo tutti i personaggi del mondo di Batman, da Bruce Wayne stesso privato dei panni dell’eroe e trasformato in un fantoccio con «i capezzoli di plastica» e molti scheletri nell’armadio che detiene il controllo della città e dei mezzi di comunicazione, fino a tutti i “cattivi” più iconici del DC Universe, dal Pinguino all’Enigmista, fino a Poison Ivy e Catwoman. I temibili nemici dell’ordine pubblico si riuniscono in un cabaret sotterraneo clandestino, un «teatro anti-comico» dove cercano di trasformare le loro tragiche storie di vita, i loro traumi e fallimenti, in una critica contro il sistema tirannico che li vede come reietti, scarti di una società tenuta insieme con sputo, sangue e abuso di psicofarmaci.
E poi c’è ovviamente Joker, che nel film di Drew subisce uno sdoppiamento e un rimescolamento con la figura di Harley Quinn in chiave queer: Joker The Harlequin è il personaggio autobiografico in cui si condensano le tematiche del film, che con il suo corpo in continua trasformazione modifica i contorni del mondo che attraversa, svelandone gli artifici e le verità sotterranee.
Ma c’è anche il Joker di Suicide Squad, qui un uomo trans con il quale Joker The Harlequin intreccia una relazione tossica e romanticizzata proprio come quella dell’Harley Quinn e del Joker della DC, ma sottoposta a una rilettura in ottica queer: Joker, figura che già nell’opera originaria presenta dei sottotesti di queerness, diventa per la protagonista una figura fondamentale per articolare la propria identità. Ma la differenza fondamentale con la Harley Quinn della DC sta nella presenza di una comunità di freaks, di reietti della società che nello spazio sicuro della commedia hanno trovato un modo per sfuggire alla solitudine e all’annichilimento totale.
The revolution will not be televised

Quella di The People’s Joker è una società post-capitalista dove le maschere sono sul punto di staccarsi, svelando i volti massacrati dallo sforzo di mantenere l’artificio: sfigurati, con sorrisi scarnificati e pupille insanguinate: The People’s Joker prende i resti di quelle maschere e riutilizza il materiale della finzione per riportarlo alla sua potenza originale incontrollata, private delle costrizioni del film di genere e lasciata libera di scegliere secondo il suo istinto i mezzi visivi formali migliori per esprimersi e comunicarsi.
L’operazione di Vera Drew è quella di riappropriarsi dei linguaggi, delle estetiche e degli spazi del fumetto, del comic book movie e della stand up comedy, spazi a predominanza maschile, per costruire contro narrazioni che rimettano al centro le identità marginalizzate, quelle stesse identità all’origine delle forme iniziali e più radicali di questi stessi linguaggi, nati come forme artistiche di contestazione e di critica sociale e culturale.
Il discorso metacritico sui mezzi di comunicazione attraversa tutto il film, incentrandosi sull’assenza di rappresentazione delle soggettività trans o sulla loro strumentalizzazione da parte dei media tradizionali, allenati a inglobare ogni segno di dissenso per offrirne una versione diluita che non rappresenti più un rischio per le strutture di potere e che sia facilmente digeribile dal pubblico generalista.
Drew in questo senso dimostra un’acuta sensibilità verso questo tema, comprendendone in prima persona l’importanza soprattutto per il percorso di formazione di un individuo, alla ricerca di qualcosa in cui riconoscere il proprio riflesso. Come Joker The Harlequin, che trova frammenti del suo riflesso sparsi in uno specchio magico, nelle interferenze delle immagini trasmesse dal tubo a raggi catodici, tra la polvere del palco di un cabaret, nel buio di un tunnel dell’amore in un luna park abbandonato pieno di murales di supereroi sbiaditi.




