Perché tutti dovrebbero vedere Captain Fantastic?

Partiamo da un presupposto: l’apprendimento è un qualcosa di personale, intimo e soggettivo.
E come in ogni discussione su di un libro, un film, uno spettacolo teatrale o più in generale, qualsiasi forma di potenziale crescita, ci sono alcune campanelle che suonano per qualcuno e altre, magari diametralmente opposte, che suonano per qualcun altro.
La bellezza delle cose fatte bene, nelle quali non solo la forma è definita e curata, ma anche e soprattutto il contenuto, è che ci permettono di poterci lasciare trasportare da un’inaspettata e imprevista, nuova conoscenza. È per questo, a mio parere, che alcune cose sono più interessanti di altre, perché sebbene tutto ti possa dare qualcosa, certamente quelle ben fatte possono darti infinitamente di più.
Da qui una ricerca che può portare ognuno di noi verso le scelte della vita.
E quindi questa ricerca si basa sulle cose che ci piacciono, sulle cose ricche di contenuti e forma, come un grosso sacco di fave nelle quali si affondano le mani. Vogliamo prendere il massimo, magari anche divertendosi nel farlo.
Questo presupposto è la base con la quale bisognerebbe affrontare questo film.

Sarebbe ipocrita dire che vi darà sicuramente un qualcosa, che sia esso positivo o negativo; altrettanto sarebbe irrealistico dire che vi illuminerà.
Ma è una cosa ben fatta e, potenzialmente, dentro può esserci molto più di ciò che ci si aspetta.
Questo film vi regala la possibilità di far suonare delle campanelle, di vedere la vita da un’altra prospettiva, insolita.
Nella bellezza di alcune immagini, nei dettagli di alcune discussioni, devo ammettere di essere rimasto sconvolto.
La coerenza con la quale si affronta per tutto il film la relazione con il solito, sinonimo di poco interessante.
La domanda è: «Come nel film questo insolito acquista forza?».
Con l’educazione che da definizione è lo sviluppo di facoltà e attitudini, un affinamento della sensibilità, una trasmissione e un’acquisizione di elementi culturali, estetici e morali.
La forza dell’insolito di questo film si trova nella cultura: grazie a essa lo stesso film acquisisce credibilità e attraverso il rispetto per loro stessi i personaggi risultano interessanti.

A sconvolgermi è il fatto che ogni personaggio è perfettamente educato. Ognuno di loro è attivo, pronto, vivo, e non grazie a un’estemporanea illuminazione o al caso, bensì perché fanno parte di uno schema educativo.
Quello che si pensa generalmente degli schemi è che imprigionino.
Questo film dimostra che lo schema, laddove educato e consapevole, libera.
Cosa manca in questo film, di cosa sentiamo la mancanza?
La pigrizia.
I personaggi non sono pigri; essi sono vitali e liberi. Sono una boccata d’aria fresca.
E la cosa meravigliosa è che questo tanto rinomato schema di educazione che hanno i personaggi non è dato per scontato, ma è sudato, momento dopo momento, è lavoro continuo e ininterrotto. È stancante. Ed è per questo che è interessante.
Ora l’utilizzo delle parole.
Nulla è lasciato al caso, nulla viene gettato in mezzo. Le parole spesso dimentichiamo di che grande potere siano investite, sono le vere e prime promotrici dei nostri sentimenti, della nostra cultura, della discussione, dell’insegnamento. Da sole non bastano, certo, ma non è un buon motivo per trattarle male.
Quando il padre dice: «Parlamene con parole tue», spesso succede nel film.
Provate a notare questo particolare: ci pensano, vanno piano. Non rispondono a caso, gestiscono le parole. Gli danno forza. Le ascolti con interesse.
E ora, per ultimo, ho lasciato il termine che racchiude tutto il film: allenamento.
Che significato ha l’allenamento in questo film?
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