Titolo film: Barriere
Regista: Denzel Washington Durata: 138 minuti Data uscita: 2016 Titolo originale: Fences

Barriere è la storia di una famiglia, fatta di fragilità e stabilità, verità celate e segreti confessati, di scelte giuste e sbagliate, liti e riconciliazioni, di responsabilità e brame di evasione, malintesi e comprensione reciproca. Una famiglia in cui ognuno di noi potrebbe riconoscersi.
La famiglia è quel nido di protezione nel quale, nonostante errori e sbagli, puoi sempre trovare sostegno, ma che allo stesso tempo, se ci resti attaccato troppo a lungo, rischia di risucchiarti tutte le energie vitali, diventando un’ancora che ti impedisce di volare e che sei costretto a lasciare andare, se vuoi inseguire i tuoi sogni.
Troy (l’intensissimo Denzel Washington), il capofamiglia, è vittima di un’epoca in cui ai neri non viene data alcuna opportunità: ex talento del baseball, era stato il colore della sua pelle a tarpargli le ali. Vorrebbe un futuro migliore per i propri figli, ma al tempo stesso ha la fredda convinzione che quelli come loro non possano averne alcun diritto.
Rimanendo cieco di fronte a una società che sta cambiando e che, pian piano, sta iniziando a superare quel razzismo un tempo imperante, Troy non può far a meno di ostacolare le ambizioni dei figli, forse per impedire che in essi maturi il germe di una speranza destinata poi, inevitabilmente, a morire.
Cory, il piccolo, desidera essere un giocatore di football. Lyon, il più grande, è un musicista squattrinato che il padre non ha mai voluto sentir suonare.
Nel mondo di Troy le uniche cose che contano sono mangiare tutti i giorni, prendersi cura della propria famiglia, avere un tetto sopra la testa e dei vestiti addosso: divertimento, sogni e passioni non sono inclusi. A legarlo ai figli, più che l’affetto o l’amore, è il suo rigido senso di responsabilità.
È per il suo senso di responsabilità che torna tutte le sere a casa, che consegna ogni venerdì l’intero stipendio alla moglie, che si prende cura di coloro che dipendono da lui. Il suo senso di responsabilità, però, lo imprigiona in un mondo che non lo rende felice, e che non saprà affrontare se non tramite un’evasione. Un’evasione che realizza in una vita parallela, in un’esistenza alternativa che nasconde alla moglie e all’intera famiglia.
Barriere è il riadattamento di un dramma teatrale di August Wilson, ed è considerato uno dei capolavori del drammaturgo e della letteratura teatrale afroamericana.
Si tratta infatti, di un film statico, ambientato sempre nello stesso luogo: la casa.
E sono proprio la staticità e i tanti dialoghi che lo caratterizzano a permettere un’analisi completa dei personaggi e a farci comprendere le motivazioni che si celano dietro le loro scelte e i loro comportamenti.
Viola Davis, vincitrice dell’Oscar come migliore attrice non protagonista, interpreta impeccabilmente il personaggio di Rose, la moglie.
Rose, si rivela uno splendido fiore in una sterpaglia fatta di malintesi e incomprensioni. Lei crede ancora nella vita, nella speranza: esorta e aiuta i figli nelle loro aspirazioni, sa perdonare e affrontare con maturità anche le situazioni più difficili, e ogni giorno, giocando due penny alla lotteria, tenta la fortuna senza mai smettere di sognare una vita migliore. È la perfetta compagna, la perfetta donna di casa, ma purtroppo è anche lei vittima del dispotismo del marito.
L’indole pacifica e affettuosa di Rose è, emblematicamente, messa in risalto dalle ragioni che la portano a chiedere a Troy di costruire uno steccato di legno intorno alla loro casa: infatti, in cuor suo, spera che una recinzione possa evitare che i suoi cari si allontanino da lei. Troy, al contrario, ritiene che la recinzione possa più che altro servire a tenere lontani i nemici, fra i quali la tanto temuta Signora Morte.
Ma nel film, come nella realtà, le barriere più solide restano quelle psicologiche, quelle che, inevitabilmente, si creano tra le discordie e le frasi non dette. Erigere un muro intorno a sé è una risposta naturale, istintiva ed è la più semplice quando sorge una situazione negativa da affrontare, che al tempo stesso lascia isolati, impedendo legami con il mondo esterno.
Cos’è il mondo esterno se non un luogo di confronto? Perché senza il confronto si tenderebbe inevitabilmente a ribadire a se stessi la propria superiorità, lasciando all’esterno le proprie debolezze e i meriti altrui.
La nascita di barriere risulta impercettibile, crescono pian piano, fino a quando si prende coscienza delle abissali distanze che creano. Una barriera può separare la vita di moglie e marito: dal momento in cui si sono sposati, Troy ha iniziato a occupare sempre più spazio nella realtà di Rose. È stato un processo graduale quello che ha portato la donna a rinunciare, progressivamente, ai suoi desideri e alle sue abitudini. Fino a che punto era disposta a sacrificarli? Rose non ha lasciato per se stessa alcuno spazio, ha fatto della sua vita quella del marito.
Qual è, invece, il confine che separa la vita di padre e figlio? Fino a che punto un padre può intromettersi? Fino a che punto può influenzarla? Troy aveva impedito a Cory di ottenere una borsa di studio per diventare un professionista di football, creando così una barriera tra il suo futuro e la vita in famiglia. L’unico modo che Cory aveva per realizzarsi e diventare uomo era uscire da quello steccato di legno.
La presenza del padre era ormai, per lui, come un’ombra penetrata nel suo corpo e della quale voleva liberarsi.
È sottile il confine che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
Era giusto ostacolare i desideri dei figli pensando di fare del bene?
Era giusto per una famiglia assoggettarsi al volere di un uomo incapace di smuovere le sue barriere?
È impossibile dare un giudizio morale su un’altra persona. Ogni uomo deve fare quello che ritiene giusto, e non deve farlo per piacere agli altri. Ma sarebbe troppo facile se ciò che si ritiene giusto, fosse giusto anche per gli altri. Non ci sarebbero discordie, questioni irrisolte o fazioni.
Non esisterebbe che un univoco parere, un unico modello di comportamento, una sola alternativa. Ma non è questo il mondo a cui abbiamo scelto di appartenere: per ogni scelta che facciamo, per ogni strada che intraprendiamo, dovremo necessariamente imparare a fare i conti con le responsabilità delle nostre azioni e, positive o negative che siano, accettarne le conseguenze.




