
La seconda giornata del Bif&st si apre con un film, Il nome del figlio, di Francesca Arghibugi.
L’analisi del film si scontra, immediatamente, con un grande problema: esso risulta particolarmente somigliante ad un altro film che, tra l’altro, abbiamo già in passato analizzato, ovvero, Le Prénom (Cena fra amici).
La copia, oltre ad essere autorizzata dagli stessi autori francesi, è perfettamente fedele alla versione originale per il ritmo delle battute, per le caratteristiche dei personaggi, per le scelte d’ambientazione e, addirittura, per gli oggetti di scena.
Dunque, possiamo affermare che la salvezza del film in questione è dovuta ad un cast stellare che, egregiamente, svolge il ruolo d’interpretazione. Tra gli attori risaltano, senza dubbio, Alessandro Gassman e Rocco Papaleo, la cui recitazione riesce ad attirare lo spettatore.
Quale può essere il valore di un film che è, esattamente, la copia di un altro?
È questa la domanda che ci si pone. Infatti, salvo la magistrale prova attoriale, Il nome del figlio, risulta essere un film oggettivamente inutile, prendendo in considerazione la versione originale francese.
Lo stesso processo era avvenuto con Benvenuti al Nord, versione di un film francese, con protagonista Claudio Bisio.
Il nome del figlio, può considerarsi la prova concreta di un concetto che, nel panorama del cinema italiano, ha già preso piede da tempo: la mancanza di coraggio nell’attualizzare una varietà cinematografica.
Commedia intrisa di grandi nomi, per un pubblico che non sembra volere di più che una fedele copia di una versione straniera.
In molti hanno provato a difendere il loro punto di vista, accampando scuse per confutare la somiglianza tra i due film, sostenendo che, anche la versione francese è, a sua volta, una riproduzione di una pièce teatrale: una confutazione che non raggiunse nessun risultato positivo.
C’è bisogno di coraggio per sollevare le sorti del cinema italiano, e questo film è un passo nella direzione opposta.




