Qualcuno volò sul nido del cuculo – Il coraggio di combattere

Alessandro Fazio

Ottobre 16, 2017

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Qualcuno volò sul nido del cuculo – Il coraggio di combattere

Nel 1975 il regista Miloš Forman, insieme agli sceneggiatori Bo Goldman e Lawrence Hauben, ebbe la brillante idea, nonché il coraggio, di trasferire sul grande schermo un romanzo ricco di forza sociale come era stato quello di Ken Kesey: Qualcuno volò sul nido del cuculo.

Gli Stati Uniti avevano vissuto, nel decennio precedente, una delle più intense e significative rivoluzioni socio-civili, quella dei diritti per gli afro-americani. Il tema del diverso, dunque, era stato (ed era ancora negli anni Settanta) più caldo che mai. Anche i pazzi, nell’immaginario comune, sono diversi: normalmente ci sentiremmo in pericolo se avessimo a che fare con un cosiddetto malato di mente, anche perché a questo tipo di infermità è solitamente ricondotta una presunta violenza e aggressività.

Qualcuno volò sul nido del cuculo prova a indagare, con un punto di vista diverso, la personalità di questi pazienti e l’inumanità delle strutture in cui sono internati, risultando a lunghi tratti una vera e propria denuncia sociale.

Denuncia che è valsa al film ben ventotto premi, tra i quali rientrano i cinque Oscar principali. Uno di questi rappresenta il primo vinto da Jack Nicholson, che lo consacrerà definitivamente come uno dei migliori attori dei nostri tempi.

qualcuno volò sul nido del cuculo
Jack Nicholson nei panni di McMurohy

Qualcuno volò sul nido del cuculo si occupa, appunto, della vita negli ospedali psichiatrici, e tuttavia questa affermazione, con una lettura più approfondita, ci sembrerà imprecisa. Il film, infatti, si occupa in generale della vita, e non solo di quella dei pazzi.

Potremmo provare a interpretare l’ospedale come una forma di prigionia per i pazienti. Ma può anche essere una metafora di come siamo imprigionati nella vita di tutti i giorni. Routine, ordine, regole e abitudini sono le lancette che, nella vita di McMurphy e Co., scandiscono l’ora delle medicine, degli incontri con l’infermiera Ratched e i momenti di svago.

L’ossimoro, inoltre, sta proprio nel fatto che quasi tutto il film si svolge nell’ospedale, eppure fa riferimento più in generale al mondo che ci circonda.

L’idea che l’ospedale sia la prigione della vita è supportata dal fatto che in esso sono presenti molti dei temi fondamentali dell’esistenza dell’uomo. Troviamo il razzismo, la diversità dovuta a un handicap e il rapporto con la società. E ancora la violenza sessuale, e soprattutto la contestazione e i diritti dell’individuo. Perciò la domanda è: come si trova il coraggio di combattere?

A quest’ultimo proposito è interessante notare il ruolo dell’infermiera Ratched (Louise Fletcher, vincitrice dell’Oscar), soprattutto per il modo con cui si pone verso i pazienti.

Il ruolo della donna è stato scritto in modo da essere odiata sia dagli spettatori che dai protagonisti del film, in quanto la mancanza di empatia è maldestramente sostituita dalla sua forte razionalità, con la quale paradossalmente pretende di “curare” la follia. Razionalità che significa pedissequa e intransigente osservanza delle regole da lei stabilite, in una falsa e ipocrita parvenza di giustizia ed equità nei confronti dei malati.

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L’infermiera Ratched interpretata da Louise Fletcher

In questo senso, l’arrivo di McMurphy è decisivo. Il protagonista, interpretato da Jack Nicholson, è totalmente affidato alla irrazionalità, e soprattutto all’idea secondo la quale non sia indispensabile seguire delle regole, finché si ha il coraggio di opporsi. Da qui la contestazione, e conseguentemente la tematica dei diritti dell’individuo. L’esempio più suggestivo è rappresentato dalla simulazione della partita di Football in Tv, la cui visione era stata vietata dall’infermiera: con coraggio e fantasia, quel gruppo di persone è riuscito a vivere qualche minuto di felice spensieratezza.

Dunque, l’interpretazione sociale che può derivare da questa contrapposizione McMurphy-Ratched è quella del moto rivoluzionario nei confronti del potere. Rivoluzione e potere uno contrapposti all’altro, in una metafora della giustizia e dell’ingiustizia che non può che portare allo scontro. Il potere, che è quello che alla fine ha l’ultima parola, riesce a sottomettere i ribelli rendendo, nel caso specifico, McMurphy un’ameba con la lobotomia.

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Una scena del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”

Ma quando il potere crede di aver avuto la meglio, ecco che il moto rivoluzionario ottiene i suoi frutti. La fuga del Grande Capo ci ricorda che l’azione e la vita di McMurphy non sono state inutili. Viene così dimostrando come il coraggio di vivere, sopravvivere e combattere, sia sempre una carta che vale la pena giocare.    

Leggi anche: Shining – Il terrore nella graduale corsa verso la follia

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