Madre! – Il simbolo racchiuso nello sguardo della protagonista

Elena Matassa

Ottobre 3, 2017

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Madre!
Jennifer Lawrence in una scena del film.

Madre!

L’universo perturbante di si fa più contorto e apre la strada a tante interpretazioni, o forse a nessuna.

L’eccesso e l’incubo sono le cifre stilistiche di Darren Aronofsky. Nel suo ultimo film Madre! il regista decide di seguire questi due fili sino a oltrepassare i confini del canone, della logica, e – secondo alcuni – del sopportabile.

Tuttavia ogni esperimento coraggioso merita riflessioni. Questo film contemporaneamente stimola e uccide i tentativi di riflessione: nella prima parte è intrigante, nella seconda sembra dimenticarsi degli spettatori o del loro gusto per sfociare in un’insistente spirale di apocalisse. Allora conviene dirlo fin da subito: è un’opera che si apre apparentemente a più interpretazioni, ma che in fondo le respinge tutte, perché soccombono sotto il potere dell’immagine.

Il regista usa infatti i fotogrammi per provocare impressioni che suscitano spesso disgusto, che interpellano quella nascosta parte di noi che è attirata da ciò che normalmente ci respinge perché va a toccare angosce represse e pulsioni opposte all’amore per il benessere.

Il lato puramente visivo di Madre! è protagonista rispetto a tutti gli altri aspetti del film, come ad esempio ai dialoghi (poveri e ripetitivi: non sarà un caso che il regista afferma di aver scritto la sceneggiatura in cinque giorni).

Madre!
Jennifer Lawrence in una scena del film.

Lo spettatore vede ciò che vede la protagonista senza nome (nessuno dei personaggi ha un nome) interpretata da Jennifer Lawrence.

Si intuisce quindi che, più che personaggi, ci sono personificazioni. In seguito all’uscita del film, il regista e l’attrice protagonista hanno divulgato l’interpretazione ambientalista dell’opera, secondo cui la casa nella quale si svolge la vicenda è la casa di ognuno, la Terra, e la storia narra la sua creazione e distruzione da parte dell’umanità corrotta.

A posteriori è una soluzione della difficile allegoria che può adattarsi al film, ma che forse non viene in mente in modo spontaneo guardandolo. Infatti, la storia del poeta e della sua amata ispiratrice che accolgono strani ospiti invadenti (che brulicano nell’ambiente aumentando di numero fino a vandalizzare la casa e poi renderla scenario di guerra) risucchia lo spettatore in scene tanto simboliche quanto da sogno febbricitante. E non sorprende che ci sia chi sostiene che l’intera allegoria sia in realtà priva di significato, disturbante e basta.

Proviamo a seguire questa idea.
La forza disturbante di Madre! è indiscussa, è un esplicito intento dell’autore dell’opera. Ma se ci si concentra sul dettaglio dello sguardo della protagonista, che appare in insistite inquadrature sempre mesto e spaventato, sgomento e compassionevole, allora viene in mente che l’intera vicenda può essere interpretata come un incubo di lei.

Come qualcosa che accade non tanto nella sua vita quanto nella sua mente. Soprattutto perché lo spettatore è sempre legato alla prospettiva della Lawrence, isolata rispetto a tutti gli altri personaggi, che in un modo o nell’altro agiscono diversamente da lei o contro di lei.

Jennifer Lawrence in una scena del film.

Allora sono vere entrambe le affermazioni. Il film narra una storia simbolica che può anche non avere una decifrazione del simbolo, come spesso non c’è un’unica decifrazione dei nostri incubi.

Come nel precedente film Il cigno nero, anche qui tornano i temi dell’angoscia dettata dalle pressioni sociali (in questo caso legate alla giovinezza e alla maternità) e della forza perturbante della vita autonoma dell’inconscio: questa altro non è che una delle possibili letture, che non contraddice le altre. Se, quasi fisicamente, il corpo è ciò che sta sotto la pelle e la mente è ciò che sta sotto la coscienza, allora Aronofsky riconosce la carica intrinseca di immagini di sangue, ferite e corpi distrutti. E per evidenziarlo in modo estremo tutto si fa organico: anche la mente è corpo che sanguina.

La casa (forse simbolo della Terra, in ogni caso simbolo della protagonista: alla fine del film Javier Bardem dice alla Lawrence: «Io sono chi sono, tu eri la casa») si fa corpo organico: dai gabinetti emergono organi, le lampadine esplodono colme di sangue, il parquet si apre come ferite.

Probabilmente il regista unisce in questo film-allucinazione il tema della violenza sul pianeta col tema della violenza della natura in senso lato, rappresentandolo attraverso quello che Freud chiamava il perturbante: ciò che abita il nostro inconscio, ma che percepiamo come estraneo.

In Madre! la violenza e la distruzione sono sempre estranee, altrui, e sono rese visibili dalla terribile umanità che invade il terreno di casa propria, (lei per tutto il film continua a chiedere al marito perché mai si lasciano entrare tutti questi estranei) i propri spazi, il proprio corpo: come il sangue di qualche sconosciuto che sporca la faccia della protagonista nella scena del parto.

Ma resta il dubbio che tutto il film non sia altro che una delirante allucinazione della protagonista inseguita dalle proprie paure, come quella di non essere abbastanza per l’uomo che ama, oltre che la paura della figura del suo compagno che diventa un mostro. O la paura dell’alterità in senso lato.

Anche accettando la lettura “ufficiale” del film, la Natura è personificata da una donna tormentata dalla propria interiorità quanto la protagonista de Il cigno nero, e questa è la parte che continua forse a funzionare del mondo ossessionato e ossessionante di Darren Aronofsky.

Leggi anche: Mother! – La continua rinascita dell’Orrore

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