Lo Schermo dell’Arte 2024 – Sinergie tra cinema e arti visive

Redazione Settima Arte

Novembre 25, 2024

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Festival internazionale che si svolge a Firenze e celebra l’incontro tra cinema e arte contemporanea, Lo Schermo dell’Arte è nato nel 2008 con l’obiettivo di esplorare la relazione tra queste due forme di espressione attraverso una programmazione che include documentari, film d’artista e opere sperimentali, oltre a mostre, workshop e incontri con artiste/i e registe/i. Questo evento si distingue per il suo approccio unico nel raccontare l’arte contemporanea, offrendo una piattaforma per approfondire tematiche culturali, politiche e sociali attraverso il linguaggio cinematografico, proponendo una selezione di opere capaci di coinvolgere tanto appassionati quanto esperti del settore.


La 17° edizione de Lo Schermo dell’Arte, sempre diretta da Silvia Lucchesi, si è svolta a Firenze dal 13 al 17 novembre 2024, abitando il Cinema La Compagnia come il proprio rifugio – non solo sede del suo intenso programma di proiezioni, tra cui anteprime mondiali, europee e italiane alla presenza degli autori e autrici, ma anche luogo di incontro con personalità artistiche, curatoriali e ospiti internazionali – , poi spostandosi in giro per la città per conferenze, mostre e workshop. Ogni edizione arricchisce il panorama culturale fiorentino attraverso proiezioni in prestigiosi luoghi della città e iniziative come il Premio Lo Schermo dell’Arte, pensato per sostenere giovani artisti/e e promuovere la produzione di opere audiovisive, consolidando il festival come punto di riferimento per il dialogo tra arti visive e cinema.

«Le visioni degli artisti e delle artiste che Lo schermo dell’arte presenta sono assunzioni e richieste di responsabilità che arrivano a mettere in discussione le nostre certezze e il ruolo di noi spettatori. Libertà di creazione per gli artisti e di programmazione per gli operatori culturali assumono, oggi, ancor più importanza nell’inquietante contesto politico internazionale nel quale viviamo. Ciò che Lo schermo dell’arte fa, e sempre farà, nasce infatti dai nostri incontri, dalla condivisione di idee e progetti, dalla nostra accoglienza verso tutti e tutte. Questi sono i valori che sosteniamo e che fondano e danno senso al nostro lavoro»

Silvia Lucchesi

Silvia Lucchesi, direttrice de Lo Schermo dell’Arte

Il Focus di quest’anno de Lo Schermo dell’Arte è dedicato all’artista e filmmaker statunitense Garrett Bradley, già presente nelle passate edizioni del festival, celebrandola per l’uso innovativo e sperimentale del linguaggio cinematografico, capace di intrecciare narrazione visiva e impegno sociale in opere di grande impatto culturale e poetico. Le sue creazioni spaziano tra documentari, film narrativi e installazioni video, con un focus su temi sociali, razziali e culturali, ri-trovando una sinergia tra estatica radicale e critica sociale, in una perfetta sintesi tra forma e contenuto. Garrett Bradley si distingue con America (2019), un omaggio sperimentale al cinema muto afroamericano che ridefinisce la storia visiva della popolazione, e Time (2020), un documentario poetico che esplora l’impatto del sistema giudiziario su una famiglia afroamericana, mescolando intimità e critica sociale. Entrambi i lavori si esprimono attraverso un intreccio tra intimità e politica, creando esperienze cinematografiche potenti e universali.

«What is it that I can offer in this present moment?»

Garrett Bradley


Garrett Bradley a Lo Schermo dell’Arte 2024

Lo Schermo dell’Arte ha inaugurato la 17a edizione con la prima mondiale di Edge of Life (2024), una performance live dell’artista statunitense John Menick. In questo esperimento unico, Menick dialoga con un computer senziente sul tema dell’immortalità digitale. Concepita come un Test di Turing inverso, la performance vede il computer interrogare l’artista con fini ambigui, che potrebbero includere la clonazione della sua coscienza. Tra argomenti come non-morti, emulazione cerebrale, vampiri e un’isola immaginaria abitata da ologrammi, l’opera solleva questioni esistenziali e tecnologiche.

La serata è proseguita con Ernest Cole: Lost and Found (2024) di Raoul Peck, un documentario vincitore a Cannes che ripercorre la vita e l’impegno del fotografo sudafricano Ernest Cole, il primo a denunciare coraggiosamente gli orrori dell’apartheid attraverso la sua arte. Tra innovazione performativa e memoria storica, l’apertura del festival ha offerto una riflessione profonda sui limiti e le possibilità della rappresentazione. Tra i documentari in programma – oltre la prima europea di Art of Diplomacy (2023) del regista brasiliano Zeca Brito e Arte Povera. Appunti per la Storia (2023) di Andrea Bettinetti, e Radical Women (2023) di Isabel Nascimento Silva, indagine sulle pratiche radicali e femministe delle artiste latinoamericane-, spicca il nuovo restauro in 4K di Tempo di viaggio (1983), realizzato dall’Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij in collaborazione con Fixafilm e Polish National Film Archive. Questo celebre documentario segue il maestro del cinema russo Andrej Tarkovskij e l’amico sceneggiatore Tonino Guerra durante un viaggio in Italia alla ricerca delle location per il film Nostalghia. La proiezione è stata introdotta da Andrej A. Tarkovskij, figlio del regista, che ha condiviso un pensiero sul padre e sull’arte cinematografica.

«Il cinema è un’arte bellissima, ma spesso sottovalutata. È alla pari della musica e della pittura, anche se più complessa da realizzare perché richiede molte risorse. Tuttavia, il cinema è una forma d’arte poetica, capace di rivelare il mondo e arricchire il percorso spirituale. Mio padre, più che un regista, era un poeta»

Andrej A. Tarkovskij

Proprio in questa compartecipazione tra le arti e scambio rizomatico tra i saperi si situa Lolo & Sosaku’ The Western Archive (2024) di Sergio Caballero, il cui linguaggio cinematografico si eleva al massimo della propria potenza quando l’immagine e il suono, non dominanti e non domati, si incontrano per esprimersi in una sinergia libera e creativa. In anteprima italiana, un’opera senza dialoghi che reinventa il genere western mescolando elementi di fiction, documentario e cinema d’autore. Il film esplora il mondo di Lolo & Sosaku, un duo di sound artist noti per le loro installazioni di sculture sonore, create con strumenti autoprodotti, piccoli robot rotanti in legno e metallo, fili, pistoni, nastri e chiodi. Attraverso queste opere, Caballero spinge l’automatismo nell’arte a livelli estremi, trasformando il processo creativo in una forma radicale di narrazione visiva e sonora.

Lo Schermo dell’Arte si chiude rinnovando la sua vocazione a esplorare le intersezioni tra cinema e arti visive, offrendo un’esperienza culturale che va oltre la semplice fruizione, per diventare un terreno di incontro, riflessione e sperimentazione. Tra anteprime, restauri e performance innovative, il festival riafferma il potere del linguaggio cinematografico come strumento per interrogare il presente e immaginare nuovi futuri, mantenendo vivo il dialogo tra arte, società e spettatori.

Alla prossima edizione de Lo Schermo dell’Arte!

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«Il cinema non riproduce il visibile: lo rende visibile, rivelando la carne viva del mondo»

Maurice Merleau-Ponty in Senso e non-senso

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