Ho un amico a cui piace molto giocare a “Preferiresti”.
Si impegna sempre a inventarne di originali, difficili, possibilmente crudeli: domande che, se prendi il gioco sul serio – e il mio amico lo prende molto sul serio, non è ammessa l’astensione –, ti costringono davvero a ragionare.
Perché quando entrambe le alternative sono negative, “Preferiresti” ti obbliga a fare una scelta che nella vita non vorresti mai trovarti davanti.
E allora come si sceglie? Si prova a immaginarne le conseguenze, cercando di capire quale sia il male minore. Ma quante concatenazioni di eventi ci sfuggono?
Preferiresti non avere una gamba o essere obeso?
Cosa comporterebbero, davvero, queste due condizioni nella tua vita?
L’estranea sarebbe piaciuto molto al mio amico.
Una famiglia perfetta, invidiabile: bella, talentuosa, ricca. Una famiglia felice.
Poi, inaspettatamente, si ritrova a giocare a “Preferiresti” con il diavolo, precipitando in una spirale catastrofica di cui non si riesce più a intravedere la fine. E a orientare ogni scelta la seguente domanda: “Cosa penserà la gente?”.
Il film è incredibilmente ricco: intrattenente ma anche socialmente impegnato, spaventoso e al tempo stesso sorprendentemente buffo.
Esatto, L’estranea è un horror che fa anche ridere. E non nel modo in cui fanno ridere gli horror scadenti, che suscitano ilarità proprio perché realizzati male. Qui la risata è ricercata: un po’ per stemperare la tensione, un po’ per mettere lo spettatore in una situazione scomoda.
Perché il personaggio più divertente, quello con le battute brillanti, è il miglior villain degli ultimi tempi, e come ci si sente a trovare divertente il Male fatto persona?
Non poi così terribilmente, se è il prezzo da pagare per film come questo.
Viva il nuovo cinema horror “molto italiano”, in memoria di Giorgio Gosetti.




