Bisogna Essere Ciechi: Il colpo a Villa Arconati – Intervista a Jacopo Gianni

Redazione Settima Arte

17.10.2026

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Cosa rende prezioso un luogo? Il valore delle opere che custodisce o le storie di chi lo hanno attraversato? Questa è la domanda dalla quale è nato Bisogna Essere Ciechi, cortometraggio scritto e diretto da Jacopo Gianni e Alessandro Fioroni, e prodotto da Pajno Films.

La banda dei Menegazzi riceve una soffiata su un tesoro nascosto a Villa Arconati, la “piccola Versailles” alle porte di Milano. Il piano è ingegnoso e un po’ bizzarro, . Il capo banda si finge cieco per sottrarre le chiavi al custode della villa, un complice si infiltra tra i camerieri durante i preparativi di un matrimonio, mentre il terzo si finge guida turistica per un gruppo di studenti in gita. Ma il colpo, come ogni colpo che si rispetti, non andrà come previsto.

Nato dal concorso E-PIC LAND lanciato dalla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, il progetto ha raccolto attorno a sé finanziamenti dalla Fondazione Cariplo, Fondazione Milano, Regione Lombardia e la stessa Fondazione Augusto Rancilio, che gestisce la villa, arrivando a un importante budget complessivo per un cortometraggio. Sei giornate di riprese tra Bollate e il centro di Milano, tra permessi per girare dentro il Naviglio, tra cui di balneazione nel Naviglio Grande e chiusure al traffico di alcune vie coinvolte.

Il corto è stato selezionato tra i titoli in concorso al REC Film Festival e al Reggio Film Festival, portando con sé un’idea semplice quanto niente affatto scontata: si può parlare di patrimonio culturale attraverso il linguaggio della commedia d’azione, esaltandolo nella cornice di una storia e del linguaggio cinematografico di genere.

In questa intervista Jacopo Gianni ci racconta come è nato il progetto, perché un caper movie fosse la forma giusta per raccontare una villa barocca, cosa vuol dire tenere in piedi una produzione di queste dimensioni e cosa ci si aspetta dalla banda dei Menegazzi nei prossimi anni.

ìBisogna Essere Ciechi

Ciao Jacopo, come stai? E come stanno i Menegazzi?

JACOPO GIANNI

Io bene, loro un po’ meno, visto che alla fine del corto li arrestano (forse). Però non si sono persi d’animo e stanno già preparando il prossimo colpo, ma ci arriviamo. Scherzi a parte, Bisogna Essere Ciechi è un progetto a cui siamo molto legati. Io e il mio socio ci abbiamo lavorato per mesi e non potevamo essere più soddisfatti.

Il progetto nasce da un bando. Come lo avete intercettato e cosa chiedeva?

JACOPO GIANNI

Se ricordo bene, lo trovò Alessandro, quando ancora si cercava a mano. Il concorso E-PIC LAND, lanciato dalla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, chiedeva un soggetto per cortometraggio site specific su Villa Arconati-FAR, un film che nascesse dal luogo e che lo raccontasse. Lo scopo era far conoscere la villa per le sue bellezze e particolarità. Noi però non volevamo fare un film istituzionale, con panoramiche sugli affreschi e la musica d’archi sotto. Volevamo creare una storia, un intreccio e questo abbiamo fatto.

E avete scelto di raccontarla come un caper movie, il film di rapina. Una scelta curiosa per una villa di delizia del Settecento.

JACOPO GIANNI

In realtà per me era la forma più naturale, un piccolo omaggio a un grande film che amiamo: I soliti ignoti. Partendo quindi dal genere, il caper movie, che ha un obiettivo chiarissimo fin dal primo minuto: entrare, prendere il tesoro ed uscire. Lo spettatore capisce subito il gioco e ti segue. E per arrivare al tesoro i personaggi devono attraversare i vari ostacoli: il giardino, le sale affrescate, il borgo di Castellazzo, il parco delle Groane. Ogni imprevisto del colpo diventa un modo per mostrare un pezzo della villa. Il genere ci ha permesso di intrattenere, mostrare e raccontare insieme, senza che una cosa soffocasse l’altra, e senza che diventasse complicato seguire la storia.

Bisogna Essere Ciechi

Il titolo sembra quasi una battuta che arriva prima del film. Da dove viene?

JACOPO GIANNI

È la frase con cui abbiamo presentato il progetto: bisogna essere ciechi per non accorgersi di quanto sia bella Villa Arconati. Poi è diventata il motore della storia. Valerio, il capo della banda, si traveste da non vedente per avvicinarsi al custode senza destare sospetti e rubargli le chiavi. Non è cieco perché non vede, lo è perché non osserva: è così accecato dal tesoro da non vedere niente di quello che ha intorno. Finché, davanti al forziere vuoto, si sdraia a terra nel salone affrescato dai Galliari, guarda il soffitto e capisce. Il tesoro era la villa. E a differenza di un forziere non si può rubare, perché è già di tutti.

Parliamo di numeri. Bisogna Essere Ciechi ha avuto un budget di circa 100.000 euro, una cifra importante per un cortometraggio. Come ci si arriva?

JACOPO GIANNI

Mettendo intorno allo stesso tavolo più soggetti che credono nel progetto. Quando è stato lanciato il concorso, la quota a disposizione era piccola. Noi come al solito abbiamo presentato un progetto impossibile, ma con un po’ di idee chiare e grinta siamo riusciti assieme a portare all’interno del progetto Fondazione Milano, e la Fondazione Augusto Rancilio, che ha deciso di investire, da qui si sono aperte le porte a Fondazione Cariplo e tanti altri. Quel budget ci ha permesso di lavorare a un livello che nel cortometraggio non è scontato: sei giornate di riprese, le comparse per il matrimonio e per la gita degli anziani, e soprattutto i permessi per girare in luoghi che a Milano non si concedono facilmente, e nemmeno a basso prezzo.

A proposito di luoghi, il film non resta chiuso nella villa.

JACOPO GIANNI

No, ed era importante. Villa Arconati è a pochi chilometri da Milano, ma molti non lo sanno! Volevamo assolutamente che questo punto emergesse, insieme anche alla facilità e modalità di arrivo. Infatti abbiamo scelto di fare entrare i ladri nella villa in tre modi diversi e, a parte Paolo che arriva nuotando, gli altri due arrivano in metro prima e poi bicicletta rigorosamente rubata (se no che ladri sono). Abbiamo ottenuto anche i permessi per girare dentro il Naviglio, in acqua e in pieno centro, cosa che non capita tutti i giorni, e ti assicuro che la logistica non è stata affatto banale. Pensa che per queste sei giornate, sono servite più di 20 permessi tra comune, polizia e permessi speciali, per riuscire a incastrare location e autorizzazioni.

Il corto ha viaggiato anche nei festival, dal REC Film Festival di Rimini al Reggio Film Festival. Che accoglienza ha avuto?

JACOPO GIANNI

Siamo stati tra i dodici cortometraggi in concorso al REC Film Festival e poi al Reggio Film Festival, che per noi ha un sapore particolare perché Reggio Emilia è la nostra casa. Vedere il tuo film in sala è una cosa, ma la parte più bella è vedere le reazioni del pubblico, fare ridere con un film muto non è facile, ma abbiamo centrato l’obiettivo. Vedere un film nato con uno scopo promozionale entrare in concorso accanto a corti d’autore ci ha confermato una cosa: se la storia funziona, il pubblico apprezza e non si chiede i motivi per cui è nata.

Pensi che il cortometraggio possa diventare uno strumento per raccontare il patrimonio, oltre il circuito dei festival?

JACOPO GIANNI

Assolutamente sì, ed è forse la cosa che questo progetto ci ha insegnato di più. Il corto viene spesso visto come una palestra, o come un oggetto che vive solo nei festival. Bisogna Essere Ciechi dimostra che può essere anche un modo per far scoprire un luogo a chi in un museo non entrerebbe mai. Non con la lezione di storia dell’arte, ma con una storia che ti lascia la curiosità di andare a vedere. E quando un ente vede un ritorno concreto, investe, e questo corto ne è la dimostrazione.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

JACOPO GIANNI

Con Pajno Films lavoriamo ogni giorno su produzioni video per grandi brand e aziende, ma il cinema resta il nostro primo amore. I Menegazzi non hanno ancora detto l’ultima parola: nel 2027 tornano con un sequel, prodotto stavolta da Pajno Films. Non posso dire molto, per ora, solo che il commissario Belvedere farebbe bene a tenere gli occhi aperti. Approfitto per ringraziare tutte le persone e realtà che hanno creduto in una banda un po’ sgangherata e cioè noi, di Pajno Films.

A presto banda dei Menegazzi!

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