Gino Bartali – Focus sulla vita di un campione

Alessandra Cinà

Maggio 18, 2021

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Nel 1914 nel paese di Ponte a Ema nasceva Gino Bartali, uno degli sportivi più famosi della storia italiana. Un uomo che ha fatto e che continua a far parlare di sé, a ventuno anni dalla sua morte.

Bartali è stato senza dubbio un grandissimo ciclista, uno sportivo leale e tutto d’un pezzo, ma dietro la facciata del campione, vincitore di tre giri d’Italia e di due Tour de France, c’era un uomo coraggioso e giusto.

Poiché è entrato nella storia e il suo nome è divenuto leggenda, la cinepresa decide di fare un bel focus on sulla sua vita. Nel 2006 la Rai Fiction ed Endemol decidono infatti di produrre una miniserie sulla sua biografia (Gino Bartali- L’intramontabile). A interpretare Bartali è un giovane Favino agli albori della sua carriera.

La giovinezza e i primi passi nel ciclismo

I fratelli Bartali

Alla fine degli anni ’30 Gino è un ragazzo di soli vent’anni che insieme al fratello Giulio coltiva il suo amore per il ciclismo. Inizialmente i genitori, gente umile e lavoratrice, si rifiutano di spendere denaro per uno sport senza nessuna garanzia per il futuro, ma quando Gino comincia a guadagnare, dopo le prime vittorie gli concedono di realizzare il suo sogno.

Riuscito ad affermarsi localmente, si fa da parte per lasciare spazio al fratello.

Sfortunatamente Giulio muore tragicamente, proprio in sella alla sua amata bicicletta, per via di una macchina che gli taglia la strada. Dopo questo tragico lutto, il mondo di Gino si sgretola in mille pezzi, si sente in colpa per averlo incitato a gareggiare e preso dallo sconforto più totale decide di abbandonare il ciclismo.

Sarà Adriana (sarta della quale si era innamorato anni prima e sua futura moglie) a convincerlo a non abbandonare il suo futuro e a guardare avanti. Perché la vita si può fermare per un giorno, poi è necessario che riprenda a scorrere.

Alla fine, Bartali riuscirà a vincere il Tour De France e dedicherà la maglia gialla al fratello.

Nonostante questo, però, Bartali diventa un personaggio scomodo, che la stampa vuole mettere a tacere, perché è l’unico sportivo che dopo aver vinto una corsa non dedica la vittoria al Duce, ma alla Madonna. Tuttavia, ciò non lo ferma, Gino si ritiene un uomo libero di esprimere il proprio pensiero e nonostante le minacce continuerà a schierarsi contro Mussolini gridandolo ad alta voce, senza timore.

1940: incontro con Fausto Coppi e inizio di una storica rivalità

Siamo a pochi mesi dallo scoppio della Seconda guerra mondiale e Gino è un campione affermato, la gente lo riconosce per le strade ed è entusiasta di quest’uomo pieno di energia che porta alto il nome dell’Italia nel mondo dello sport. E mentre la stella di Bartali diventava sempre più luminosa, nasceva quella di un altro “mostro sacro” del ciclismo, ovvero Fausto Coppi.

Il giovane Fausto entra come gregario nel team di Bartali e tra i due all’inizio non c’è molta simpatia; nonostante questo però, Bartali compirà un gesto che stupirà tutti.

Durante il suo primo Giro d’Italia, Coppi è stremato dalla fatica e vuole mollare, ma Bartali lo fa scendere dalla bici e mettendogli letteralmente la testa dentro la neve gli darà la giusta carica per ripartire. Inutile sottolineare che anni dopo Coppi ricambierà il favore.

L'affascinante storia dell'intramontabile e leggendario Gino Bartali : orgoglio italiano, campione di ciclismo e maestro di umanità.

Tour De France 1952: storico passaggio della borraccia tra Bartali e Coppi

Coppi riuscirà a recuperare il posto che aveva perso e vincerà il suo primo Giro d’Italia, Bartali avrebbe potuto lasciarlo indietro, ma in quel momento aveva capito che quella vittoria, che quel giro serviva più a Coppi che a lui, e allora decide di fare un passo indietro.

«Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca».

(Gino Bartali)

Bartali dimostrerà nuovamente la sua umanità durante uno dei periodi più bui del nostro paese. Nel ’45 infatti aiuterà il cardinale Della Costa a trasportare documenti falsi (messi all’interno della sua bici) destinati a salvare ebrei che cercavano di fuggire. Bartali riuscirà a salvare circa ottocento vite.

Finita la guerra, si ritorna alla normalità, e ritorna anche la competizione con Fausto Coppi.

Coppi teme e rispetta Bartali e dopo che quest’ultimo gli soffia il primo posto durante il Giro d’Italia, Coppi decide di non partecipare al Tour De France (che nonostante la disapprovazione dei francesi Bartali riesce a vincere); nella sua testa è illogico sfidare un uomo che ha contribuito a farlo diventare un campione.

L’Italia è spaccata in due: da un lato i tifosi di Bartali, dall’altro quelli di Coppi. Si decide allora di farli partecipare insieme, ma i due campioni si faranno neutralizzare l’uno dall’altro.

I due allora si alterneranno tra vittorie e sconfitte aiutandosi e supportandosi a vicenda, come fanno i grandi. E quando Coppi vincerà il Tour De France deciderà di condividere il trofeo con Bartali.

Tuttavia, dopo qualche anno Bartali non sarà più in grado di correre a causa dell’età avanzata e di un brutto incidente. Dopo il ritiro fonderà la sua squadra ciclistica mettendo Coppi a capo del team, ma quest’ultimo morirà qualche mese dopo. Bartali invece morirà nel 2000.

La storia di Gino Bartali non è solo la storia di un ciclista, ma è una storia profondamente umana dalla quale apprendere una serie d’imprescindibili valori.

bartali

Gino e Adriana

La vita di Bartali fu circondata d’amore. L’amore per il fratello, che lo accompagnava durante ogni gara, e quello per la moglie Adriana che lo ho sostenuto sempre e comunque. E naturalmente il suo amore per il ciclismo.

Purtroppo quando si è sportivi la fama dura poco a causa dell’età che avanza, almeno questo è quello che pensa chi non conosce la storia di questo campione. Nonostante chiunque lo desse per spacciato lui non ha mollato, sentiva che il suo momento non era ancora giunto. Sentiva la necessità di continuare a correre e con grande caparbietà è riuscito a dimostrare quanto l’età fosse solo un numero.

Il rapporto con Coppi è stato da sempre controverso. Ma un campione sa riconoscerne un altro. Bartali ha saputo riconoscere il talento di Coppi e non ha mai fatto nulla per gettarlo nell’ombra. La competizione con Coppi era genuina, nessun odio, nessun rancore, solo una grande passione in comune.

La miniserie riesce a raccontare perfettamente la vita di questo ciclista e la ricostruzione storica è curata nei minimi dettagli.

Attraverso Bartali, si tenta di ricostruire l’immagine di un paese da sempre legato allo sport, visto come mezzo per tenere alto il tricolore.

Gli italiani hanno corso con Bartali, hanno sofferto e gioito con lui, e il campione questo lo sapeva bene, dato che uno dei tanti motivi che lo spingevano a gareggiare era la voglia di portare alta la bandiera. Per quanto riguarda il protagonista, troviamo uno strabiliante (come già anticipato) Pierfrancesco Favino, che è riuscito a vestire perfettamente i panni di Bartali; per lo spettatore è impossibile non sentirsi coinvolti nella storia. La cosa bella è che sembra di assistere alle gare di Bartali non da dietro uno schermo, ma direttamente dalle gradinate della pista.

D’altronde la magia dello schermo è proprio questa: ovvero quella di far perdere, per un paio d’ore, il contatto con la realtà per vivere una nuova storia. E la storia di Gino Bartali merita di essere vissuta.

Leggi anche: Il Traditore – La vera storia di Buscetta, boss dei due mondi

Autore

  • Alessandra Cinà

    Ciao a tutti, mi chiamo Alessandra e sono un'inguaribile cinefila. Da qualche tempo a questa parte sono riuscita ad unire la mia passione per la scrittura allo strano mondo del cinema, cercando di analizzare la Settima Arte in maniera innovativa e profonda.
    Detto questo, buona lettura e buon divertimento 😉

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