8 Mile – La storia di un poeta di strada chiamato Eminem

Andrea Vailati

Ottobre 17, 2016

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8 Mile – La storia di un poeta di strada chiamato Eminem

«Fuck a beat, I’ll go A Capella. Fuck a Papa Doc, fuck a clock, fuck a trailer, fuck everybody. Fuck y’all if you doubt me. I’m a piece of fuckin’ white trash, I say it proudly. And fuck this battle, I don’t want to win, I’m outtie. Here, tell these people something they don’t know about me».

8 Mile è un film ispirato alla storia di Eminem prima che divenisse Eminem, uno dei più grandi artisti della storia dell’hip hop e della musica contemporanea in generale.

Si potrebbe dunque classificare nei film biografici, quelli che ci raccontano la vita di un artista, ma questo film ha qualcosa di diverso.

Il film ci racconta di un mondo complesso, quello legato alla strada e al degrado relativo a essa. Ci racconta la vita di un ragazzo che ha deciso di vincere quel mondo, di inseguire il suo sogno: essere il ragazzo bianco che riesce a entrare nell’universo rap.

Esattamente, un bianco nel mondo dei neri, neri che difendono a suon di denti e razzismo quel loro mondo. Ma Jimmy B-Rabbit Smith Jr., protagonista del film interpretato dallo stesso Eminem, ha qualcosa da dire in proposito.

Un furgone come casa, una mamma disoccupata che si crogiola nel suo vittimismo senza rimediare o cercare un lavoro, una sorella da proteggere, un mondo marcio che con sempre più facilità contamina tutto ciò che si trova davanti, una storia già scritta che aspetta solo una firma.

Eminem
Eminem

B-Rabbit affronta tutto questo quasi con apatia, a testa bassa, subendo gli eventi che lo circondano. Si reca sempre in un locale dove è usuale fare contest di free style. Grazie all’aiuto di alcuni suoi amici prova a partecipare, ma fallisce più e più volte, senza perdersi d’animo.

Non vi è nulla che giochi a sue favore se non se stesso, ciò in cui crede e un’infinita sete di rivincita verso un mondo che non deve essere rinnegato, ma abbattuto con talento e coraggio.

Eminem con un’intensissima interpretazione ci delinea una cruda realtà, un mondo spaventoso abbandonato a se stesso, eppure ci mostra un concetto basilare dell’esistenza, spesso facilmente dimenticato: se vuoi qualcosa, corri abbattendo ogni ostacolo per ottenerla, e alla fine la otterrai.

La musica è la sua salvezza, la meravigliosa colonna sonora di questo bel film ce ne ricorda il potere. La musica è poesia, anche qualora racconti l’oscurità, perché è la sofferenza che ci mostra la sua potenza, l’emozione che tende per la sua gioia, il poeta che trionfa nella luce dopo aver conosciuto l’oblio.

 «Too much for me to wanna
Stay in one spot, another day of monotony
Has gotten me to the point, I’m like a snail
I’ve got to formulate a plot fore I end up in jail or shot
Success is my only mothafuckin option, failure’s not
Mom, I love you, but this trailer’s got to go
I cannot grow old in Salem’s lot
So here I go is my shot.
Feet fail me not cuz maybe the only opportunity that I got».

Quest’ultima citazione è tratta da un brano a mio parere memorabile, Lose Yourself, inspirata alla vita del rapper e colonna sonora del film.

Leggi anche: La La Land- La vita è una poesia se si ha la forza di sognare

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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