Il caso Spotlight

Enrico Sciacovelli

Marzo 9, 2016

Resta Aggiornato

Regista: Tom McCarthy 
Durata: 128 minuti
Data uscita: 2016
Titolo originale: Spotlight

spotlight

“Quando sei un bambino povero di una famiglia povera e un prete si interessa a te è una gran cosa….Come puoi dire no a Dio?”

Siamo ufficialmente in periodo Post-Oscar. Come ogni anno, molti film si sono avvalsi di 5 piccole parole: “Ispirato da una storia vera”.

Alcuni film usano queste parole in maniera pretenziosa, cercando di rendere un film comune più importante di quanto dovrebbe essere (capito, Clint Eastwood?)
Spotlight è un film che usa questa frase come un mostro Lovecraftiano.
La storia sulla quale il Team di giornalisti noto come “Spotlight” è  una storia terribile, le cui dimensioni, forme e dinamiche sembrano impossibilmente terrificanti, un orrore difficile da riconoscere e ancor più difficile da seppellire.

Il maggior merito del film, al di là delle solide performance del cast e dalla sceneggiatura che non scade mai nel banale o nel melodrammatico là dove potrebbe, è la regia, pulita, sobria, quasi impersonale, che racconta la storia con la freddezza di un giornale.
I fatti sono esposti allo spettatore in nero su bianco, senza filtri, apparentemente senza input personali, ottenendo così un quadro complessivo impeccabile che colpisce come un pugno nello stomaco.
Spotlight dimostra il coraggio nel voler esporre qualcosa tanto quanto il coraggio nel tacere e nell’essere pazienti.
La forza del film deriva dal suo contegno, da una sceneggiatura che, coraggiosamente, non forza la mano, se non per indicare, ciò che non si vuole vedere.
Lo spettatore quindi esce scosso, una volta compresa la gravità della situazione, con i brividi dietro la schiena.
Orribili brividi, ma che bello, avere un film che ti fa rabbrividire senza spaventare, ma semplicemente parlando.

Coraggiosamente Onesto: 10 /10

Correlati
Share This