Watchmen – Il capolavoro, il cult nel mondo dei cinefumetti

Andrea Vailati

Aprile 10, 2016

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Watchmen – Il capolavoro, il cult nel mondo dei cinefumetti

Watchmen

Rorschach: «Un uomo va dal dottore. È depresso. Dice che la vita gli sembra dura e crudele. Dice che si sente solo in un mondo che lo minaccia e ciò che lo aspetta è vago e incerto. Il dottore dice: «La cura è semplice. In città c’è il grande clown Pagliacci. Vallo a vedere e ti tirerà su». L’uomo scoppia in lacrime. «Ma dottore», dice, «Pagliacci sono io».  

Un tempo esistevano i fumetti, con la loro ironia, le onomatopee, i supereroi. Ecco i supereroi, ideali tipo di un personaggio destinato a salvare il mondo, un personaggio che necessita di nascondersi dietro una maschera, divenendo un’icona più che un soggetto definito, vivendo vite parallele.

Vorrei parlare della filosofia dei supereroi, ma un tempo esistevano i fumetti, oggi viviamo nell’era della trasposizione cinematografica. Ironman, Spiderman, Hulk, Batman, Superman sono oggi nel mondo della settima arte, con progetti di immensa diffusione globale e record al boxoffice.

Ma oggi parliamo del capolavoro, a mio avviso, decisamente meno noto, meno commerciale, un film cult che trascende il genere: Watchmen.

Watchmen
La spilla gialla insanguinata

Watchmen è una miniserie fumettistica scritta da Alan Moore, portata nel cinema da Zack Snyder.

Si tratta di un film complesso da descrivere: un “comico” muore, un supereroe oscuro, uno di quelli che vede la giustizia nella sua assolutezza, senza compromessi, cerca risposte.

Si compone con questo incipit una trama complessa, intrecciata da passato e presente, si presentano vari supereroi, I Watchmen, molto più umani di quelli che siamo soliti conoscere, molto più fallimentari di un ideale tipo.

Rorschach, il giustiziere precedentemente descritto, il Dott. Manhattan, un essere metafisico che trascende la materia e la limitatezza umana in tutte le sue forme, Ozymandias, il presunto uomo più intelligente del mondo, profondo e machiavellico, sono solo alcuni dei personaggi che, partendo dal Vietnam e arrivando alla Guerra Fredda, si pongono come difensori di un America succube del suo stesso sogno, mostrando le ombre di una potenza degradata dalla paura della fine, incapace di reagire, carente di ideali.

Viviamo un presente, la Guerra Fredda, dove I Watchmen non esistono più, sono divisi, deboli senza le loro maschere, necessitanti di essere quell’icona per poter dominare le loro debolezze. Viviamo le prospettive, i racconti del loro recente passato, viviamo le loro emozioni, molte perse nel tempo della tragedia sociale, molte epifanie del loro dover fare qualcosa per salvare il mondo, viviamo un mondo che non conosce più se stesso.

Watchmen è un film profondamente artistico, registicamente interessantissimo, con una grande sceneggiatura e personaggi brillantemente caratterizzati.

Sin dal primo istante, da quel grottesco e fumettistico momento di Unforgettable e della spilla gialla insanguinata, si inizia a dipingere un’atmosfera davvero avvolgente, graffiata come la voce del narratore mascherato, tragicamente poetica come la fine del mondo.

Watchmen è anche un film sociologico, un’analisi del machiavellismo americano, dell’apparente giustizia della morale dei vincitori, dell’individualismo capace di indebolire anche maschere destinate a salvarci, il tutto contornato da una trama sottile, capace di svelarsi nel finale con sorprese inaspettate, con una meravigliosa colonna sonora.

É un film schietto, una storia che si sviluppa in una distopia non troppo lontana dal reale, maschere che nascondono null’altro che un profondo fallimento antropologico, il tutto ovattato da una ricercata iperbole cinematografica, dove infine il compromesso è l’unica certezza, persino per degli eroi.

Rorschach: «Nessun compromesso, neanche di fronte all’Apocalisse!».

Watchmen è un film che anche chi rifiuta il progetto cinefumetto amerebbe, perché un cult prescinde il genere.

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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