I Simpson

Lisa: «Mamma, il romanticismo è morto. È stato rilevato a scopo speculativo dalla Disney, omogeneizzato e venduto pezzetto per pezzetto».
Oggi ho deciso di uscire un attimo dai canoni, in un certo senso, della Settima Arte.
Oggi ho deciso di volervi raccontare una meravigliosa fiaba moderna, una storia sociale, sarcastica, ecologista, una storia che fa politica, una storia a tratti demenziale, ma più di tutto una profonda storia d’amore: la gialla storia de I Simpson.
Siamo oramai figli della prima era della televisione, «niente di più pericoloso», ribadirebbe con fermezza Pasolini eppure, come si suole dire, non tutto il male viene per nuocere, tutt’altro. Sicuramente non vi è dubbio alcuno che si possa denunciare sotto molti punti di vista la TV, ma io vi vedo anche alcune impercettibili sfumature di luce, oggi mi riferisco ai cartoni animati.
Si aprirebbe una questione troppo grande sul mondo animato, di cui in futuro parleremo; oggi parliamo, a mio avviso, di uno dei migliori di tutti i tempi, a livello televisivo e non solo, parliamo de I Simpson.
I Simpson vantano oggi oramai una tradizione ventennale e più, da quando Matt Groening tinse per la prima volta di giallo il nostro mondo.
Nel corso degli anni sono stati affiancati da altri cartoni simili, ma mai nessuno è davvero riuscito a emulare la filosofia Simpson; cerchiamo di capire di che si tratta.

I Simpson nascono come un cartone sociale, in principio neanche così comico, che racconta di una famiglia americana tipo, un uomo medio ubriacone e scansafatiche (Homer); una moglie un po’ passiva, ma innamorata di qualcosa non subito comprensibile (Marge); una bambina geniale, brillante e colta, ma sempre triste e alienata da una società molto meno pretenziosa (Lisa); un bambino birbante, sempre alla ricerca di guai (Bart); una neonata davvero molto ermetica (Maggie).
I Simpson ci insegnano che il romanticismo non è morto. Il semplice romanticismo del credere che valga la pena provarci, per la vita, per la famiglia, permette di essere molto di più di quanto sembri, ci permette di vedere la felicità.
Ecco quindi che iniziamo ad addentrarci nella questione. I Simpson si evolvono negli anni costituendosi in una vera e propria cittadina, Springfield, ricca di ogni personaggio tipo, fortemente esaltato in una costruzione molto buffa e sarcastica; alcuni esempi possono essere il pigro e tonto Commissario Winchester, o l’indiano proprietario di un supermercato rendono l’idea, con un fine sociale assai critico e sottile, denuncia di un mondo sempre più carente di valori.
Qui giunge la meraviglia: I Simpson non si limitano a mostrarci abilmente il degrado, essi lo ridicolizzano con gli occhi di Homer e delle sue buffe imprese, mostrano la passiva resa con gli occhi di Marge, il disinteresse e la non educazione delle scuole, causa di inciviltà, negli occhi di Bart, e l’immensa delusione per un mondo sempre meno mosso da poesia negli occhi di Lisa.
Interessante è come riescano a fornirci la loro soluzione. In ogni puntata cercano di mostrarci la risposta per ogni loro fallimento, aprendoci a una prospettiva diversa, quella di una volontà romantica, dell’amore in ogni sua forma, del semplice tentativo di fare la cosa giusta.
Homer combinerà mille pasticci, spesso dovuti al suo modo ingenuo di vedere il mondo, o al suo forte alcolismo, ma avrà sempre la sua epifania, riconquisterà sempre il cuore di Marge, colei che per prima ha davvero compreso il suo animo ingenuo, ma profondamente buono, colei che si mostra essenza dell’idea di famiglia salvandola da terremoti quasi inevitabili. Lisa troverà sempre il modo di migliorare con piccoli passi il mondo, e suo padre saprà spesso deluderla, ma saprà anche tornare ogni volta come il suo più grande eroe.
Homer può essere considerato come un meraviglioso esempio di un eroe romantico moderno, spesso buffo, demenziale e incorreggibile, ma pur sempre mosso da bontà e da ideali che forse non sa nemmeno di possedere.
Bart vivrà mille avventure ricche di amicizie e cottarelle, contro il potere visto nel fallito Preside Skinner, quasi impossibile da non amare, ricordandoci la bellezza dell’ingenuità di un bambino e della sua irrefrenabile voglia di vivere. Per non parlare del triste e solo Boe, talvolta vittima di depressione straziante, ma davvero comica. Krusty il Clown che non fa ridere, Kent Brockman il giornalista divo, l’ineguagliabile spietato Signor Burns, il buzzuro Willie, per dirne solo alcuni.
Ne I Simpson si delinea una grande famiglia. Non si tratta di una famiglia perfetta, così come nessun’altra, ma tutti i suoi membri fanno del loro meglio per farci ridere e, allo stesso tempo, insegnarci che si può vedere la felicità in ogni situazione, l’importante è trovare la giusta prospettiva per accorgersi dov’essa è nascosta.




