
Prima regola del Death Note :
«L’umano il cui nome verrà scritto su questo quaderno morirà».
Prima regola dell’Articolo:
«L’articolo può contenere degli spoiler, laddove ce ne saranno verrà contrassegnata una X».
Death Note è un Anime e questo, nei non amanti del genere, solitamente desta sospetti: siamo infatti abituati a serie, a cartoni giapponesi di bassa complessità e alla continua ricerca di una morale scontata, resa grazie all’infinita ed evidentissima contrapposizione tra bene e male.
Ma questo in Death Note non accade.
Se infatti la banalità dei personaggi a tutto tondo vi stucca e spesso vi fa degradare le serie tv Anime a intrattenimento per i più piccoli, in questo caso vi troverete davanti alla più grande delle sorprese, come in tutta sincerità è successo anche a me.
I personaggi sono infatti cangianti, multiforme e, non in ultima istanza, geniali.
La lotta intellettuale che giocheranno vi porterà alle conclusioni e riflessioni più disparate, a pensare su come si riuscirà a risolvere l’enigma, a vedere il mondo in maniera diversa: di fronte alla razionalità e alla brillantezza di menti così elevate, è difficile restare indifferenti.
Gli ideatori di questi personaggi complessi, questa trama annodata su se stessa e che spesso si è costretti a rincorrere per poterla comprendere, sono due: Tsugumi Ōba (il creatore dei testi) e Takeshi Obata (il disegnatore).
Due delle menti più folli che probabilmente riuscirete a incontrare nella vostra vita, vi do la mia parola.
Seconda regola del Death Note:
«Se la causa della morte viene scritta entro quaranta secondi dopo aver scritto il nome della persona, questa si verificherà».
Seconda regola dell’Articolo:
«Se il lettore continuerà a leggere per i prossimi quaranta secondi, si verificherà lo spoiler. La fine e l’inizio dello spoiler verrà segnalata con una X».
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Prendiamo i personaggi di Light e Elle.
Sono proposti come diametralmente opposti sin da subito, uno evidente e sotto mille riflettori, l’altro completamente nell’ombra e sconosciuto. Ma chi è il buono, chi il cattivo?
La risposta potrebbe essere scontata, ma attenzione: i propositi di Light sono nobili, ripulire il mondo dalla criminalità. Certo, utilizzando il Death Note, ma questo non lo pone sotto la solita luce di cattivo, non può essere inserito nel novero dei soliti malvagi, tipici degli Anime. Elle dal canto suo è spietato, offre un carcerato in sacrificio a Kira (il nome d’arte di Light) pur di scovare la zona del Giappone dove cercare.
Inoltre Light è un ragazzo di grandissima intelligenza, da tutti visto come un esempio, studente brillante, amato dalle ragazze: perfetto, in poche parole. Elle è invece un detective che indaga sui crimini di Kira, con miliardi di tic e strambe abitudini, anch’egli però geniale.
Più si va avanti con la storia, più osserviamo un avvicinamento tra i due, non certo da punto di visto delle intenzioni, ma da quello delle modalità di ragionamento: i due infatti riflettono avendo ben chiare le regole del gioco, oscillando tra livelli di pensiero sempre più alti e complessi. Spingono le argomentazioni intellettuali a tal punto che la storia pratica si riduce a una semplice messa in scena delle loro complesse e illuminanti trovate.
Quindi Kira e Elle si confrontano su un terreno che non è più quello di azione reazione, ma di possibilità e di eventualità, portandoci in un mondo che definire parallelo è riduttivo. E, di volta in volta, risulta impossibile non parteggiare per la trovata di uno o dell’altro.
Ma l’obbiettivo del Death Note è raggiunto: due personaggi per i quali scegliere di fare il tifo, senza la banalità di essere costretti a stare dalla parte dei soliti buoni. Sta a voi, alla fine preferirete Kira o Elle?
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Ma passiamo all’oggetto in questione, simbolo della saga, il Death Note:
Nona regola del Death Note:
«Il proprietario di questo quaderno potrà distinguere l’immagine e la voce del proprietario originale ,ad esempio un dio della morte».
Terza regola dell’articolo:
«Il lettore scoprirà queste informazioni nella prima puntata. È uno spoiler che si può sopportare, ma ai più radicali consiglio di non leggero. Leggerlo non vi mostrerà alcun dio della morte, ma ne saprete di più sugli Shinigami».
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Viene portato sulla terra da uno Shinigami annoiato. Ma chi sono gli Shinigami nella cultura giapponese?
Sono delle divinità della morte che trovano una similitudine, nella cultura occidentale, con nostri mietitori di anime spesso rappresentati nelle effigi medioevali.
In questo Anime però la definizione è quanto mai relativa: può uno Shinigami, un dio della morte, privarsi del potere, donarlo a un uomo? Che senso ha?
Rispondere a questa domanda mi permette di fare luce sull’ultimo argomento che voglio portare alla luce: che per quanto questa serie ci affascini per la sua razionalità, brillantezza, follia intellettuale, per quanto ci sia una trama che ci avvolgerà e ci farà combattere interiormente per capire da che parte stare, la sua importanza è relativa.
Infatti, se tutto quello che accade è profondamente complesso, l’origine è quanto mai semplice: Perché uno Shinigami si annoiava. E questo involucro della storia, questo filo rosso che a volte scordiamo, è forse la cosa più interessante di tutte.
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Sesta regola del Death Note:




