Quando il cinema non usa le parole – Quattro scene in cui immagini e musica divengono poesia

Andrea Vailati

Marzo 6, 2017

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Oggigiorno siamo abituati al cinema di prosa, dove il punto focale si stabilisce sui tempi della trama, mettendo in secondo piano le altre arti che compongono un buon film. Questa rubrica vuole percorrere una strada alternativa, trattando quel piccolo spiraglio della settima arte in cui il cinema si evince più come dipinto o come poesia che romanzo, con pennellate estetiche e melodiche.

È il cinema dell’immagine, dei tempi sospesi e non scanditi, della catarsi musicale e dei silenzi emblematici.

Partendo dal cinema orientale, passando per i classici del passato (C’era una volta in America per citarne uno) e arrivando ad alcuni registi odierni (Sorrentino ad esempio), focalizzeremo la nostra prospettiva sulle tonalità più sfumate, dimenticandoci (o meglio sospendendo il giudizio) della scansione narrativa, in favore di altri protagonisti, quanto mai sottili e sfuggenti, come la musica e l’estetica. 

poesia
Dal film “Mr. Nobody”

Un film, nel suo sviluppo, ci propone diverse chiavi di lettura.

Che si tratti di catarsi soggettive, prospettive variabili, o incipit espliciti derivanti da avvenimenti sceneggiaturali specifici, va pian piano affermandosi una strada narrativa da seguire, variabile ma piuttosto veicolata.

Questo accade quando parliamo di film in cui domina la trama, dove il racconto è esplicitamente esposto in dialoghi e tempi cinematografici.

Certo, non esiste una linea di demarcazione netta. Il cinema è soprattutto un’arte di contaminazione, ma è piuttosto evidente che il filone principale del cinema occidentale sia imbevuto di questa connotazione narrativa.

Siamo, forse, così tanto abituati a questa prospettiva, da vederla come paradigma dominante in cui un’alternativa risulta a stento pensabile.

Eppure, lontano dai nostri occhi, ma anche vicino in maniera piuttosto nascosta, un’altra prospettiva esiste, sia come tema principale sia come breve momento all’interno di un film.

Ma di che si tratta esattamente?

Oggi parliamo di scene senza voce, dove ogni istante si intreccia di musica e immagini, aprendo lo scenario alla poesia cinematografica, dove ogni chiave di lettura è meravigliosamente silente.

1. In the Mood for Love

Una poesia d’amore sospesa in un eterno forse, tra un sempre e un mai.

Se esiste un film che trascende le parole, che si insinua nel nostro sguardo, ovattando il tempo, alienandosi in ogni istante da una logica narrativa, quello è In the Mood for Love.

In questa scena vediamo alcuni punti chiave del capolavoro artistico di Wong Kar-Wai, un poeta, un aedo che ha scelto di fare cinema.

Il tempo è scandito dalla musica, tramite un violino struggente ma mai invadente, passionale ma con un tocco elegante, lento ma assolutamente avvolgente.

Il contatto tra i due personaggi è assolutamente nascosto da un punto di vista registico, con riprese sempre delicate, mai dominanti. I nostri occhi quasi inseguono, come timidi voyeur, le vicende dei protagonisti, non potendo vivere le loro silenti emozioni, ma solo spiarle.

Sguardi, attese, oggetti di contorno, un corridoio come meraviglioso punto di contatto. Vediamo due esseri umani, ma li osserviamo mostrarsi come due stati d’animo, assolutamente esenti da fisicità.

Alla fine sono avvolti in un attimo rallentato, in una vera e propria moviola di pensieri non detti, emozioni agguantate prima che fuoriuscissero.

Nulla di esplicito, nulla di affermato. Una sequenza di eventi assolutamente passivi, fluidi, sembra rasentare l’apatia, ma è solo la superficie. Il colori sono caldi, soffusi, malinconici prima ancora di iniziare.

2. Mr. Nobody

La meccanica quantistica dimostra che nel momento in cui scegliamo un sistema di riferimento, una misura, allora un avvenimento fisico si delinea come “reale”.

L’uomo deve scegliere, destreggiandosi in un percorso di possibilità che si tramuta in strade percorse, a senso unico, senza viabilità di servizio.

Il cinema, però, può realizzare dei paradossi.

Questo è il nodo di Mr. Nobody, che si afferma nell’ossimoro dello “scegliere di non scegliere”, trasformandosi nello “scegliere di scegliere tutto”.

Ma in questa scena il punto è un altro, un punto che riecheggia in ogni vita: quello dell’innamoramento.

Il film sceglie di mostrarci, in uno dei suoi apici emotivi, l’innamoramento più “semplice”, ma quanto mai puro, ovvero quello di un bambino che scopre la grande bellezza, senza complessità cognitive e profonde inquietudini. È solo poesia di uno sguardo.

La scena inizia con rumori di sottofondo, la situazione è cinematograficamente disordinata. Nemo esce dall’acqua. Poi avviene il cambio: arriva lei e lui, silenziosamente, si nasconde intimidito.

La porta viene socchiusa, la ripresa si sposta al suo ingenuo occhio blu. Eccoci proiettati nel suo mondo.

Qui parte il capolavoro. For Your Precious Love di Otis Redding prende il sopravvento sulla scena, trasmettendo un meraviglioso stupore per la delicatezza della bambina. La piscina, in principio temuta, diviene l’unica cosa importante, imbevuta di tutta l’emozione possibile.

Alla fine basta uno sguardo, un sorriso, a riportarlo sul trampolino, dove, impacciato come un uomo innamorato, si tuffa in questa nuova scoperta.

3. Hero

Quando l’uomo è padrone dell’arte della spada, è un tutt’uno con essa tanto che il combattimento avviene nella sua mente. Ogni volta che si parla di arti marziali si evidenziano due prospettive: fisico e spirito, forza e poesia.

Hero è il film che ci mostra la seconda via, quella più sottile, dove combattere è sinonimo di consapevolezza filosofica dell’esistenza, in un’armonica sequenza di immagini sublimi.

La sfida si realizza in un lago, tra spade e acqua, potenza e purezza.

I due personaggi si scontrano in una danza leggiadra, in perenne sintonia di movimenti. Sono in sottile contatto con l’acqua, mai irruenti, anzi il movimento è talmente leggero da sfiorare l’ambiente, come se tale “rispetto” fosse simbolo dell’altezza dello spirito.

Non c’è aggressività. I colori sono bluastri. La musica ci porta verso l’alto.

Poi un momento di cambio: una goccia contamina la donna morta giacente nel mezzo del lago. Come una pergamena di valore inestimabile che si bagna, così quella purezza illimitata va protetta prima di qualunque cosa, anche da una semplice goccia, che grande poesia!

Il combattimento, fino a quel momento tema principale della scena, diviene quasi una nota dissonante, a tal punto che l’altro personaggio si ferma prima di attaccare, giunto alla consapevolezza di non poter colpire. Cade nell’acqua, creando caos, forse poiché peccatore di aver, anche solo per un istante, contaminato quella spiritualità, quella poesia.

Dunque, consapevole, va via, perché il combattimento è finito.

4. C’era una volta in America

Forse non esiste un altro film come C’era una volta in America, la grande fiaba romantica del cinema dello scorso secolo.

È un film fatto di ricordi, perché racconta una vita che va concludendosi e rimembra ciò che fu, con dolcezza e malinconia. La meravigliosa musica, che svolge un ruolo da personaggio principale, è quella di Ennio Morricone.

In questa scena abbiamo Noodles, il grande Bob De Niro, che ritrova lo spioncino nel vecchio locale del suo amico Fat Moe.

Lo spioncino è l’emblema stesso della sua emotività, lo riporta in quel passato un po’ sbiadito ma sempre caldo. I suoi occhi maturi e stanchi ritornano quelli timidi e curiosi della gioventù, e quello spazio vuoto vede ricomparire Deborah, l’unico grande amore.

Ecco partire la melodia, gonfia di dolcezza, nella quale una meravigliosa giovane ballerina si esercita. Anche qui è la gioventù a intrecciarsi con l’amore, spiato perché troppo puro per essere diretto, timido ma implacabile.

Il tutto è avvolto da un ritmo simpatico, tra stupore e imbarazzo. Lui con il volto appeso, lei che si mostra furba e inaccessibile, è un gioco di ruolo, che, come da prassi, sul più bello viene interrotto da una voce esterna e fastidiosa. È l’unica cosa che poteva ricondurci alla realtà e farci strizzare gli occhi, dopo una meravigliosa catarsi poetica durata pochi attimi.

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