Hero – Dove immagine, spirito e poesia raccontano una storia

Andrea Vailati

Settembre 28, 2016

Resta Aggiornato

Hero – Dove immagine, spirito e poesia raccontano una storia

Vi è la tradizione occidentale della trama dominante, dove lo spettatore si fa coinvolgere molto più dalla storia portante che dona ogni singolo contorno, dove il metro di giudizio non da spazio all’immagine, al simbolo, focalizzando ogni sua attenzione sulla narrativa, ponendo un ritmo dinamico che attende il compimento finale di un concatenarsi di eventi.

A questo approccio, il cinema orientale risponde inglobando lo spettatore in un più ampio scenario visivo, dove ogni attimo e ogni sequenza è anche ricerca emotiva, una contemplazione poetica per noi spesso sfuggente.

Il cinema orientale attraversa sempre con grande maestria tutti i nostri sensi giungendo oltre la mente, sino allo spirito.

Hero
“Hero”

«Musica e arti marziali condividono lo stesso scopo: il raggiungimento di uno stato di coscienza superiore».

(Senza Nome, Hero)

Siamo in Cina, nel 201 a.C, dove sette regni si contendono il dominio; tra questi spicca il brutale regno di Qin, il cui Re vive in completa solitudine nel suo palazzo. Nessuno può avvicinarsi a lui a meno di cento passi onde evitare un assassinio.

Un giorno arriva Senza Nome, il protagonista della nostra storia, con tre spade emblematiche nella sua borsa, le spade dei tre più temuti assassini viventi, nemici giurati del suddetto Re.

Qui inizia la storia, per ogni spada un racconto, per ogni spada a Senza Nome viene concesso l’onore di avvicinarsi di qualche passo al Re. Ma non è così semplice, saranno varie le storie raccontate, poiché c’è un fine più complesso e misterioso nell’arrivo di Senza Nome e il Re ne prende sempre più coscienza.

Cosa rende tutto ciò poetico?

Qui subentra la potenza registica di Zhang Yimou e di un modo di vedere le cose, quale è quello orientale, che non solo stuzzica il nostro intelletto, ma si addentra nel cuore, giungendo a sfiorare l’animo e lo spirito umano.

Lo sviluppo narrativo si vincola infatti fortemente a periodi di colore: ogni storia, con diverso protagonista e diverso narratore, si connota di un colore dominante, una potenza estetica capace di suscitare con molta più forza l’emozione primaria dello specifico racconto.

Ricordiamo il rosso della passione, indice di vita e morte, o il verde, indice di riflessione sul senso di pace e speranza; i colori che ci vengono mostrati costruiscono una vera e propria opera d’arte visiva, un racconto dove anche i combattimenti risultano imponenti danze poetiche.

Ecco comprendersi l’altissima riflessione di Hero, l’arte della spada che si intreccia con la calligrafia come più alta coesione tra mente e corpo, Spada Spezzata (l’immenso Tony Leung Chiu-Wai) che trova il ventesimo modo per scrivere spada, giungendo a una massima consapevolezza spirituale, dove non vi è più necessità di combattere al fine di poter ricercare un mondo di pace.

Qui vi è lo spirito, qui vi è Hero, film capace di mostrare i massimi compimenti dell’essere umano. Essere in quanto amore puro, ben oltre la carnalità, una vera e propria coincidenza complementare di due spiriti.

Il fatto di esistere in quanto totale coesione con se stesso, consapevolezza tale di sé da mostrarsi nella danza della spada e della penna, con simboli calligrafici di una potenzialità concettuale infinita.

Essere, infine, in quanto presa di coscienza del mondo, del proprio esistere nel mondo e di quale ricerca si debba prospettare, quali sacrifici assimilare, per poter compiere un mondo di pace.

Hero è una storia raccontata nell’immagine, dove la riflessione si comprende non per logica, ma per spirito, dove lo sguardo trascende la trama e si inebria di sublimi colori ed emozioni, dove la poesia è l’unica spada capace di trafiggere l’uomo nella sua individualità, così da comprendere il mondo come un’unica esistenza vivente.

Re di Qin: «La prima conquista dell’arte della spada è l’unità tra uomo e spada. Quando la spada è nell’uomo e l’uomo è nella spada, anche un filo d’erba è un’arma affilata. La seconda conquista è che la spada è assente nella sua mano, ma è presente nel suo cuore. Anche a mani nude egli può abbattere il proprio nemico a cento passi. La conquista finale dell’arte della spada è l’assenza della spada nella mano e nel cuore. La mente aperta contiene tutto! L’uomo di spada è in pace col mondo! Egli non uccide, e porta la pace all’umanità».

Leggi anche: Hero – Dove immagine, spirito e poesia raccontano una storia

Correlati
Share This