
Quando si esce dalla sala dopo aver visto J’ai tué ma mère si ha una sensazione che si prova soltanto al di fuori dei film, una percezione di realtà tangibile.
Xavier Dolan ha realizzato un affresco di realtà, perché è lui stesso ad averla vissuta.
J’ai tué ma mère è un collage di fotografie in bianco e nero, accartocciate, che raccontano una serie di avvenimenti, luoghi, stati d’animo, estremamente scollegati eppure perfettamente coerenti.
Non c’è bisogno di mentire quando si ha qualcosa di vero da mostrare, ed è questo nudo artistico della sua mente il frutto impagabile che ci è permesso di cogliere attraverso questo film.
Lui è anche l’attore, ma non sarebbe potuto essere altrimenti. Si destreggia con naturalezza in quello che è stato il suo ruolo nella vita, spinge i dialoghi all’estremo delle sue possibilità, un confine che è impossibile da tracciare nero su bianco, a tavolino.
Quasi verrebbe da dire che non abbia recitato, che si sia soltanto messo davanti a una telecamera e abbia deciso di parlare.
Ma come non c’è ordine nella testa di un sedicenne, così è frammentata e scostante questa pellicola: come su un braciere acceso, divampa all’improvviso per poi tranquillizzarsi.
Ma chi ha torto, chi ha ragione?
Non lo sa nemmeno lui, perché la risposta è soggettiva. Non vuole portarci dalla sua parte, vuole mostrarci le cose per come sono, ovvero crudelmente irraggiungibili.
La madre – nodo centrale del film – è un demone da esorcizzare o un’àncora di salvezza dalla paura del mondo, dalle folli conclusioni impulsive?
Labile, controverso è il rapporto tra il figlio e la madre in J’ai tué ma mère: la gioia che si riesce a trovare nell’amarsi è abbastanza forte da cancellare ogni urlo, insulto, ingiustizia.
I comportamenti dei due, reciprocamente, sono da togliere il fiato: urla e pace, insulti e abbracci, ritmi folli e impazziti nel valzer dell’amore coatto tra madre e figlio.
Già, amore coatto.
È incomprensibile come Dolan abbia potuto avere la delicatezza di portare sullo schermo forse uno dei temi più complicati, irrazionali, illogici che possano esistere.
J’ai tué ma mère è più di una storia d’amore, è più di una qualsiasi avventura.
Più volte durante la pellicola ho avuto modo di ripensare alla mia personale esperienza, trovando più di una similitudine: le stesse frasi, le stesse risposte, gli stessi stati d’animo, lo stesso sentimento di odio e di amore, agli antipodi, ma così vicini.
Lucido, meravigliosamente vero, questo film è un capolavoro che vi riporterà indietro, vi farà riflettere e vi porterà davanti a uno specchio per farvi imbarazzare e per farvi sentire, allo stesso tempo, estremamente fortunati.




