Assassinio sull’Orient Express – L’uomo dietro ai Baffi

Enrico Sciacovelli

Dicembre 3, 2017

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Assassinio sull’Orient Express – L’uomo dietro ai baffi

Orient Express

Un bastone, un portamento invidiabile, perfetto aplomb francese, baffi tanto eccentrici quanto curati e una delle menti più allenate di tutta la letteratura moderna: questi sono i tratti inconfondibili di Hercule Poirot, il brillante detective partorito dalla mente di Agatha Christie. Protagonista di decine di romanzi e novelle, l’investigatore si è guadagnato la fama di uno dei più importanti esempi nel suo genere, secondo solo a Sherlock Holmes e al suo fidato Dr. Watson.

A differenza dell’invenzione di Sir Arthur Conan Doyle, infatti, Poirot non gode di una presenza nella Pop Culture moderna tanto forte, anche per via dell’ultima apparizione sul grande schermo, risalente al 1988, in Appuntamento con la Morte.

Tuttavia, la sorte del baffuto belga è destinata a cambiare, con l’arrivo al cinema della nuova impresa di Kenneth Branagh, che interpreta e dirige questa icona del cinema giallo in una delle storie più note del genere: Assassinio sull’Orient Express.

Affidare un’opera simile nelle mani di Kenneth Branagh assicura tre cose per il film: una minuziosa attenzione nella riproduzione dei temi e dei personaggi, una tendenza verso il teatrale e l’eccentrico e un cast incredibilmente ricco di nomi prestigiosi, sinonimi di talento: oltre allo stesso Branagh, si aggiungono al cast Daisy Ridley, Derek Jacobi, Judi Dench, Penelope Cruz, Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Willem Dafoe e tanti altri attori capaci di tenere testa a questi Titani del grande schermo.

Le performance sono tutte da lodare, per la loro costanza e l’inaspettata profondità che questi attori riescono a donare a quelli che, in altre mani, potevano essere piatti archetipi. Il lavoro dello stesso regista non passa inosservato, capace di interpretare il personaggio di Hercule Poirot con fierezza e finezza.

Tuttavia, il lavoro di Branagh, non si limita alla mera riproposizione della storia: l’ex membro della Royal Shakespeare Company aggiorna Poirot sin dai primi minuti di pellicola, mostrandolo come un uomo affabile, ma al limite del disturbo ossessivo. La sua visione del mondo è corrotta, quindi, dal caos e dal disordine, e niente causa tanto disordine nella vita quotidiana come il crimine.

Branagh non pone Poirot come un analista al limite del sovraumano, ma come un uomo con dei doni che rappresentano una leggera e costante sofferenza, senza però togliere la cordialità dalla sua voce o il sorriso sotto i suoi baffi.

Orient Express

Data questa interpretazione, Hercule Poirot mostra al meglio ogni tratto della sua personalità, tanto umano quanto intelligente, non di più, non di meno.
Le sue relazioni con i passeggeri dell’Orient Express non possono essere riassunte come partite a scacchi, puramente razionali.

Poirot è più psicologo che investigatore scientifico. I sentimenti, le paure, i desideri e i risentimenti sono, quindi, più importanti per lui, e Branagh coglie in pieno questo aspetto del personaggio, creando costante tensione durante le conversazioni coi personaggi secondari, sempre pronti a nascondergli qualcosa.

Grazie quindi a questa impostazione votata allo scioglimento dei vari nodi di misteri della trama, il film scorre piacevolmente con ritmo sostenuto, ma non frenetico.


L’impressione è quella di essere un perverso spettatore di uno spettacolo macabro, ma elegantemente costruito. I set, i costumi d’epoca e la cinematografia sostengono un’estetica sofisticata che cela una trama impregnata di tragedia e maliziosi sorrisi.
Vedere quindi la risoluzione del mistero è soddisfacente come vedere i pezzi di un puzzle incastrarsi.

Orient Express

Tuttavia, l’unico appunto che si potrebbe fare ad Assassinio sull’Orient Express, è di non dare in mano agli spettatori i pezzi del puzzle: l’impressione è di essere più spettatori che partecipi.


Il pubblico non ha, quindi, l’occasione per inserirsi nei panni del detective, limitandosi ad ammirare il suo personaggio.

Nel momento in cui il film giunge al capolinea, il viaggio per lo spettatore risulta godibile e confortevole: i meriti del cast, della regia e della produzione sono innegabili, ma la paura è quella di perdere l’interesse del pubblico generale, preparandogli uno spettacolo a cui non è concesso partecipare.
Tuttavia, la grazia e la confidenza che Kenneth Branagh porta con la sua visione, sono tali da garantire un sorriso compiaciuto alla fine della pellicola, simile a quello dello stesso detective.

E con la promessa di un possibile seguito, sulle sponde del Nilo, Hercule Poirot potrebbe riprendere il posto che gli spetta nel Pantheon delle icone del Giallo.

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