Penny Dreadful, la benedetta inquietudine.
Retrospettive Seriali: Penny Dreadful e la Tragedia Umana - Qui trovi l'introduzione: Penny Dreadful e la Tragedia Umana - Essere come Poeta o Essere come Demone

Ed è qui, in questo istante osservativo, che il tema della rubrica dedicata a questa meravigliosa serie tv trova il suo emblema più raffigurativo: Mrs. Vanessa Ives, alias Eva Green.
Ella è il punto nevralgico dell’eterno conflitto umano. In mille forme, in mille termini, in mille racconti diversi, Il Bene e Il Male trovano sempre il loro campo di battaglia, e l’Uomo, nonostante i secoli, non può che infine giungere come soldato di uno dei due eserciti.
Ma Vanessa Ives non si limita a essere un soldato e neppure un esempio eclatante. Ella è la musa primordiale, che incanta e si incanta dei grandi estremi dell’essere, nel perverso e nell’aulico più assoluti.
Così Eva Green incarna alla perfezione una donna che non conosce il vivere nel mezzo che caratterizza l’uomo comune, solo l’assolutismo nella bellezza più pura e nella follia più inquieta.
Ciò che per il poeta è un sussurro, ciò che il filosofo guarda in potenza, ciò che il razionale prova a controllare nei suoi schemi, ciò che in noi ci osserva titanico, nello sprofondare o nell’innalzarci, tale è l’immenso da cui ella è travolta.
Indagare la perversione, affamarsi di piacere, ma subire la più profonda inquietudine; guardare la purezza, il divino più candido, ma non essere mai pronta ad afferrarlo.

Eppure da tale devastazione conflittuale, infine sorge una delicatezza quanto mai umana, musa degli uomini del crepuscolo, dei poeti erranti, degli uomini che non sanno perdonarsi e dei destinati a essere il male necessario.
Così Mrs. Ives non è semplicemente il conflitto più puro ed estremo dei due volti dell’essere umano, ella ne è la sinfonia derivante. Una melodia tragica, senza mediazioni, pura nel non poter scegliere di reprimere qualcosa, dolce nel tentativo eterno.
Ecco la Benedetta Inquietudine di Penny Dreadful, brividi di una sensibilità per noi solamente temibile, eppure ispirazione delle più grandi opere. Sola, ma eternamente protetta da chi ne vede il sacrificio: uomini che nelle loro storie oscure guardano a lei come la neve da non far mai scogliere, nonostante il fuoco instancabile, poiché unica possibilità di redenzione.
Ma qual è il destino di colei che permette alle purezze umane, del Bene e del Male, di trascendere il limite necessario?
Qual è il destino di chi si innamora della tragicità, mai quieta, che trova vita solo nella poesia?
Lotta, lotta e ancora lotta la musa della luce e del buio, che può esser libera d’amare nell’istante di un’alba o di un tramonto, per poi soccombere di nuovo, nell’eterno luogo del conflitto, in attesa dell’ultima redenzione.
Infine destinata a soccombere, nella tragedia amorosa più eterna. Infine destinata a svanire come per un bambino svanisce la purezza. E così sia, perché tutti vaghino di nuovo nel mezzo delle verità, nel crepuscolo, nel purgatorio, consapevoli di aver sentito la voce più benedetta, la voce più inquieta.
«Le cose che ho visto ora non posso più vederle…
Ma c’è un albero, di molti, uno,
un singolo campo che osserva dall’alto,
entrambi parlano di qualcosa che è passato:
la viola del pensiero ai miei piedi ripete lo stesso racconto:
dov’è scappato il barlume visionario?
dove sono ora, la gloria e il sogno?»
(Ode all’immortalità, William Wordsworth)
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