L’ora più buia – Churchill e la forza dell’oratoria

Enrico Sciacovelli

Gennaio 26, 2018

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L’ora più buia – Churchill e la forza dell’oratoria

La storia del mondo, per quanto a volte non vorremmo che fosse così, è segnata sia da eventi, correnti di pensiero e giochi politici, sia da singole persone: personaggi degni di essere immaginati da una penna, la cui forza riposa nella loro lingua, come una spada riposa nel suo fodero. Questi uomini creano intorno a loro stessi un’aura di autorità che sfocia nel culto della loro personalità, nel bene e nel male che ciò comporta, «like Joseph Stalin and Ghandi» per usare le parole dei Living Colour.

L’ora più buia parla di uno di questi personaggi, ovvero parla di Winston Churchill: un uomo con una lingua d’argento macchiata di whisky e cenere di sigari, controverso quanto storicamente importante.

Diretto da Joe Wright, classicista londinese prima alla regia di Orgoglio e Pregiudizio e Anna Karenina, il film rappresenta gli eventi del maggio 1940. Sono i primi trenta giorni della legislazione di Churchill come Primo ministro, e il momento è di estrema difficoltà a causa della manovra offensiva nazista in Belgio e Francia.

Una premessa simile dovrebbe suggerire un tono atto a sottolineare la gravità della situazione. Tuttavia il modo in cui ci viene presentato il Churchill di Gary Oldman è disarmante: a letto, con addosso una vestaglia rosa e nient’altro, preso nel dettare una lettera alla sua nuova segretaria, Miss Layton, la quale fatica a comprenderlo tra l’accento cockney, la bocca storta in una smorfia dal sigaro e le costanti correzioni.

Gary Oldman nei panni di Churchill

È inutile pretendere che il film abbia molta carne intorno alle sue ossa. L’intera pellicola è pensata come un piedistallo per la magnifica performance di Gary Oldman, senza alcun dubbio meritevole del Golden Globe, già vinto, e del probabile Oscar che vincerà a febbraio.

Oldman si è mostrato come un provetto camaleonte per decine di anni, ma, dietro l’accento e la mole di make up, si perde perfettamente nei panni del Primo ministro. Ricrea non tanto la sua parlantina (una veloce ricerca su YouTube vi mostrerà un Churchill molto più pacato, per esempio), quanto il suo spirito oratorio, trasformando la forza e l’eleganza delle sue parole in una forza ed eleganza d’animo.

Il resto del cast tiene testa alla performance di Oldman, dando all’attore inglese pane in cui affondare i suoi denti. Nonostante la gravità degli eventi, il film è capace di trovare momenti di ilarità e sollievo nelle interazioni tra Churchill e il re, il suo partito, la sua famiglia e i suoi colleghi. Ciò sarebbe impossibile senza un cast e una regia pensata per supportare questa tendenza, che evita quindi di scendere nel documentaristico.

Quello che Wright e Oldman hanno ideato è infatti al limite della caricatura del personaggio: un’iperbole delle caratteristiche migliori e peggiori del panciuto inglese, con un modo di fare che rasenta il punk, per l’arroganza e la noncuranza verso le aspettative che c’erano allora per il Primo ministro inglese in un momento di crisi.

Churchill fu un uomo non rassicurante, ma appassionante. Lo stesso concetto porta sul grande schermo Oldman, accendendo una scintilla di entusiasmo là dove poteva esserci solo paura, negli anni più spaventosi dell’Europa.

lora più buia
Una scena del film in cui Churchill si mostra vittorioso

Va detto che L’ora più buia non offre molto altro al di fuori della rappresentazione di Churchill. Viene allora difficile osannare il film in sé tanto quanto la performance di Gary Oldman.

Per questo motivo potrebbe essere definito un prodotto semplice, ma accattivante, capace di giustificare il prezzo del biglietto solo con la forza della sua colonna portante. Con un livello di confidenza invidiabile già nella sua presentazione, Gary Oldman è in grado di ammaliare e di mobilitare l’animo come Churchill stesso con la sua oratoria, anche nell’ora più buia.

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