Altered Carbon e The Frankenstein Chronicles – Dio è morto

Sante Di Giannantonio

Marzo 20, 2018

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La copertina dell’edizione del TIME dell’8 aprile 1966 e il correlato articolo riportavano la notizia di un movimento teologico americano che ebbe origine negli anni sessanta conosciuto come “morte di Dio“. Questa corrente teologica scaturiva dal pensiero di diversi protagonisti della stessa che fondavano le loro teorie dalle idee di William Blake, Hegel ma soprattutto Nietzsche, o addirittura dai tragici eventi che avevano solo pochi anni prima colpito il mondo, come l’olocausto. La principale colonna del pensiero però rimaneva la teoria nietzscheana.

Dio, inteso come la divinità di origine giudaico-cristiana protagonista della storia dell’Occidente, è stato il principio supremo a cui erano soggetti tutti i valori dell’Europa, ma l’avvento della modernità, lo sviluppo scientifico e tecnologico ha di fatto stravolto l’ordine divino che sorreggeva la società, rendendo evanescenti tutti i valori fondanti dell’Occidente e superflua la figura del divino. Il link con le due serie tv targate Netflix, The Frankenstain Chronicle (F.C.) e Altered Carbon è presto fatto. Entrambe sono portatrici di un dilemma religioso, ed entrambe sfidano la prima legge che l’uomo ha con somma pena imparato a conoscere per volere di Dio o del caso: la morte.

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Nonostante siano ambientate in archi temporali agli antipodi, F.C. nell’Inghilterra precedente di pochi anni prima il mandato vittoriano, inizio anni venti del’800, mentre Altered Carbon in un futuro distopico nel 2384 d.C., hanno in comune il raggiungimento di un progresso scientifico: la morte è stata sconfitta.

Vien da sé che le modalità di raggiungimento di questo traguardo siano dissimili, tanto quanto differente possa essere la tecnologia di un ipotetico 24esimo secolo da quella del 1822, ma questo non sarà un articolo di carattere scientifico, bensì filosofico-spirituale. È interessante osservare come la religione sarebbe rivoluzionata da un passo del genere. L’uomo che già è in grado di generare la vita la renderebbe eterna, inibendo così qualunque monito su un divino al di là in cui si scontano i peccati terreni. La minaccia di eterna dannazione in caso di violazione della legge divina viene meno e meno verrebbe il potere di quella società fondata su di essa. Una rivoluzione che però viene affrontata in due visioni religiose differenti nelle due serie. Una dicotomia inaspettata che desta interesse perché in F.C. la problematica religiosa verte principalmente sul “corpo” mentre in Altered Carbon si focalizza sull’anima.

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“Fu presto portato via dalle onde e si perse lontano, nelle tenebre”, così fu la chiosa scritta dall’esordiente Mary Shelley per il suo romanzo più celebre Frankenstein o il Prometeo Moderno. Da allora ispirati dal lavoro dello scienziato letterario Victor Frankenstein che instillò la vita in più cadaveri assemblati, un indefinibile carnet di produzioni, più o meno fedelmente, hanno riportato vita il mostro o suoi derivati. The Frankenstein Chronicles, ultimo di questo elenco, riesuma la storia in una salsa diversa, un giallo gotico in cui la storia immaginata da Mary Shelly non è frutto del solo estro della donna, ma è ispirata in qualche modo da esperienze da lei vissute.

Il poliziotto John Marlott (l’ottimo Sean Bean) rinviene il corpo di una bambina sulle rive del Tamigi, ma il grottesco cadavere in realtà è il frutto collage chirurgico di otto bambini. Marlott non solo si scontrerà con la paura dell’opinione pubblica, con le alte sfere della politica e con la fede ma incontrerà anche Mary Shelly, la quale cela la chiave di volta del mistero. Lo scorrimento è però misurato, lento come il maiale galleggiante sul Tamigi di cui Marlott si serve per avvallare la sua tesi. Una lentezza priva di noia, anzi quel tocco light di horror rende costantemente interessante il prodotto che avrà una gradazione ascendente, diramandosi tra cacciatori di cadaveri, freaks e papponi di bambine e in cui la medicina non rappresenta lo studio della salvezza ma una delle più sinistre perversioni umane.

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Tralasciando i temi in comune che la serie condivide con il libro di Mary Shelly, i tentativi di raggiungere l’immortalità e il loro risultato non sono di dominio pubblico. Questo progresso ancora non è stato rivelato eppure la questione religiosa penetra sia nelle indagini di Marlott sia nel dibattimento di approvazione della riforma sanitaria che permetta ai medici ufficiali di accedere ai cadaveri dei più poveri i cui parenti non abbiano richiesto la salma. Il “corpo”, come anticipato, è il centro del risentimento dei credenti, poiché Dio ha promesso la resurrezione, ogni anima in quel giorno tornerà alla vita solo ed esclusivamente nel proprio corpo, ergo se il contenitore è stato sezionato o è servito ad altri esperimenti, per quell’anima è impossibile il ritorno alla vita e si spalancano per essa le porte di un limbo infinito.

Inoltre, la presenza di un’anima in una struttura restaurata con membra o organi di terzi è causa di eterna dannazione, ovviamente. Proteste simili dovute ai progressi della scienza medica, giunti grazie all’analisi delle salme, sono state realmente sollevate ai tempi, ma l’interesse di chi scrive è destato da chi, rivelata la potenziale immortalità, pensa appunto alla mancata possibilità di usufruire del corpo nel giorno della resurrezione. La voglia di immortalità è presente anche nel credente che vuole giungerci però per meriti di lealtà verso il divino e non con lo stratagemma del “moderno prometeo”.

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In contrapposizione dunque con Alterned Carbon. Tratta dal romanzo cyberpunk di Richard K. Morgan (edito in Italia con il titolo Bay City), la serie tv di fantascienza prodotta da Netflix narra la storia di Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman visto nel remake di Robocop), formidabile combattente, morto centinaia di anni prima, risvegliato per volontà del miliardario Laurens Bancroft nella pelle di un altro dopo due secoli e mezzo. La vicenda è ambientata a Bay City, distopica San Francisco, in un tempo in cui l’identità umana può essere immagazzinata su supporto digitale e scaricata nel corpo fisico, detto comunemente custodia. Tali custodie possono essere sintetiche o appartenute precedentemente ad altri. Ognuno possiede una pila corticale nella colonna spinale, sede della memoria e della “coscienza”; quando il corpo muore, l’identità può essere così immagazzinata indefinitamente.

Oltre a garantire l’immortalità, questa modalità permette ad esempio di trascorrere il tempo in ambienti virtuali a scelta o facilita il lavoro di detenzione dei criminali conservando solo la pila. La morte giungerà solamente se la batteria corticale viene danneggiata. L’immortalità è a portata di mano, ma solo di chi può davvero permetterselo: i ricchi, chiamati Mat (Matusalemme), possono usufruire della reale vita eterna, disponendo di custodie clonate e sempre più perfette. Corruzione, spaccio di corpi, tortura, omicidio, pedofilia, prostituzione, fenomeni sempre più diffusi, una climax grottesca anche qui poiché la possibilità dell’immortalità ha desensibilizzato l’umanità, ogni vizio o azione è permessa, soprattutto ai facoltosi, fin quando la pila è integra e sono disponibili custodie.

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I Neo-Cattolici sono contrari alla ricustodia e al confinare ciò che in altre parole può essere definito anima nella batteria corticale. Essi sono rimasti fedeli ai dettami religiosi che prevedono comandamenti e peccati, in quanto credono che l’anima possa trasmigrare verso la beatitudine, in Paradiso, solamente rispettando questa dottrina e non confinandola in un supporto artificiale. Non interessa la promessa di immortalità post resurrezione come ai fedeli di F.C., i Neo-Cattolici aspirano all’alto dei cieli. Delle due facce religiose della medaglia che reagiscono all’avvento dell’immortalità, quella di Altered Carbon è più vicina alla dottrina nietzscheana. Nietzsche riconosce la crisi che la “morte di Dio”(ossia che l’idea di Dio non è più fonte di alcun codice morale) rappresenta per le considerazioni morali esistenti, poiché «quando uno rifugge la fede cristiana, uno si toglie il diritto della morale cristiana da sotto i piedi. Questa moralità è senza dubbio auto-evidente… Rompendo uno dei principali concetti della cristianità, la fede in Dio, cade il tutto: nulla di necessario rimane nelle mani».

Questo è l’ambiente che possiamo trovare soprattutto nella serie ideata da un libro di Morgan, poiché in The Frankenstain Chronicle la vittoria sulla morte è ancora ad uno stadio embrionale, in cui pochi sono al corrente di tale ritrovato e dunque nessun mutamento sociale ancora deriva da esso. Nel mondo di Takeshi Kovacs, come previsto da Nietzsche, la perdita di una base sicura della morale, il cessato credo in una legge universali e nei suoi valori, conduce al nichilismo pregnante presente in tutta la serie. Difatti la digressione del Folle di Nietzsche è rivolta  a coloro che hanno abbandonato lo stesso costrutto di Dio per loro in principio imprescindibile, folle che immaginiamo metaforicamente predicare davanti ad un bordello virtuale di Bay City invece che in uno dei mercati della Londra imperiale, puritana e timorata di Dio.

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Credo che queste due serie non vogliano semplicemente intrattenere il cliente di Netflix, penso che la realizzazione da parte di produttori, sceneggiatori e scrittori sia la stessa di Mary Shelly o di Richard Morgan. Vogliono rivolgerci un appello, ci ammoniscono riguardo all’allontanamento da una serie di valori che affievoliscono le nostre vite.

Diviene secondaria la fede di per sé o il credere in una divinità superiore in qualunque modo si voglia, ma è di piramidale importanza uno script morale di rispettare, delle impronte innanzi ai piedi da seguire, poiché così come gli scienziati che hanno raggiunto il miracolo di sconfiggere la morte in F.C., o la società partorita dallo stesso miracolo in Alterned Carbon, sono degenerati anche l’uomo odierno senza tale ancora si abbandonerebbe ai suoi animaleschi istinti.

Queste serie servono a ricordarci che senza una guida, sia essa divina o meno, non siamo più simili a un Dio ma siamo solo scimmie senza peli.

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