Babel – La connessione tra vita e morte supera lo sguardo umano

Andrea Vailati

Novembre 30, 2016

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Babel – La connessione tra vita e morte supera lo sguardo umano

Babel
“Babel”

Il mondo è una trama intrecciata di esistenze.

L’uomo tenta di cucire il filo di se stesso.

Lo sguardo umano si ferma all’orizzonte della vita, incapace di comprenderne il senso ultimo, necessitante di una logica che definisca l’avvenire.

L’uomo è uno sconosciuto per la morte, un irrilevante.

Inarritu ci mostra il mondo con uno sguardo lontano dall’essere umano, uno sguardo panoramico sull’umanità senza che chi osservi abbia occhi antropomorfi.

Babel è una storia composta da quattro storie, quattro trame dell’infinito tessuto del mondo, connesse da un qualcosa che l’uomo in ogni epoca ha cercato di concettualizzare, di comprendere, ma dal quale tuttora è surclassato: l’esistenza tra la vita e la morte.

Babel non è un film che vuole parlare della vita, né un film che vuole parlare della morte, ma un film che osserva, silenziosamente, l’umanità che vaga nel mentre di queste due, sospesa nell’incertezza, inconsapevole di essere subordinata al caso e di non potere scegliere fino in fondo le sorti della propria esistenza.

Un bambino che per gioco spara contro un pullman colpendo una donna, con un fucile che il padre aveva avuto da un giapponese con una figlia sordomuta, cambia le sorti di molte più vite di quanto lui possa pensare, innesca trame nello sconfinato tessuto che, paradossalmente, non conoscerà mai.

Ecco una sottile e fortissima manifestazione della limitatezza umana, contrapposta a una connessione quanto mai metafisica, la vita di ogni essere che tende alla morte confluisce nel vivere del mondo, in un perpetuo affermarsi della vita e della morte.

In questo angosciante limbo, dove l’uomo è succube della sua speranza di potere essere artefice del proprio destino, Inarritu ci mostra un’inebriante poesia rilegata a ogni attimo esistenziale. È proprio l’incertezza perenne che dona all’uomo la volontà di vivere, non tra noia e dolore, ma tra paura e necessità, come quegli occhi della ragazza giapponese che non può sentire né parlare con il mondo, ma solo osservarne l’infinita incompiutezza, rimanendone ammaliata e delusa.

Babel
“Babel”

Ogni storia è connessa eppure autonoma, non indipendente, ma si sviluppa su di una sua trama, mostrandoci il mondo umano nelle sue arroganze e paure, i buoni e gli egoisti; ognuno di loro mente a se stesso, convincendosi di avere un senso immanente, di essere una certezza invariabile senza prendere coscienza del fatto che la variabilità è una costante.

Infine il fallimento, la morte, la solitudine, tutti versi di una stessa poesia che si intervallano a gioia e speranza.

C’è una logica in tutto questo? Ci sono risposte alle nostre domande? Molto probabilmente no, eppure un’ineluttabile bellezza, vita, amore.

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