Westworld – L’universo, gli dei, gli uomini

Francesco Gamberini

Aprile 7, 2018

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Westworld è una serie tv, creata da Johnatan Nolan e Lisa Joy, che è stata capace di fondere insieme, come mai prima d’ora fantascienza e western, pur valorizzando entrambi i generi nella loro singolarità. Per quanto sembri all’avanguardia però, Westworld affonda le radici nel passato più lontano della storia occidentale, ovvero nella mitologia greca. Vediamo in che modo.

[Attenzione: contiene qualche spoiler]

TRIPARTIZIONE NARRATIVA

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In un futuro non troppo lontano, esiste un parco divertimenti a tema Far West, popolato da robot, dove i visitatori umani possono perdersi in ogni genere di piacere e avventura, immergendosi in delle narrazioni create appositamente per il loro intrattenimento. Perciò Westworld costituisce un immenso universo artificiale in cui coesistono pacificamente replicanti ed esseri umani. La narrazione agisce attorno a tre nuclei principali di personaggi: i responsabili del parco, i replicanti e gli uomini.

I responsabili del parco, a metà strada fra scienziati, sceneggiatori e chirurghi, assumono il ruolo di Dei assoluti di questo mondo. Isolati infatti su una montagna, che ricorda il monte Olimpo, essi controllano ogni ente del parco e possono modificare a loro piacimento i destini dei vari personaggi per creare nuove storie. Benché siano pressoché onnipotenti, i creatori di Westworld sono comunque uomini, dunque esattamente come gli dei greci, non sono esenti dai vizi e dai difetti dei mortali, come alcool, sesso, superbia, dolore, invidia e ambizione.

I replicanti, chiamati residenti, sono invece creature semidivine, capaci di vivere e morire infinite volte secondo il volere degli loro creatori, senza però conservare il ricordo delle loro vite precedenti. I visitatori infine, chiamati ospiti, sono uomini mortali in carne e ossa che giungono nel parco di Westworld spinti dalla loro sete di avventura e divertimento. L’obiettivo principale degli ospiti è quello di vivere un’ esperienza straordinaria, al di fuori della quotidianità e soddisfare i loro desideri più reconditi, per sentirsi degli eroi in un mondo fatto appositamente per il loro divertimento.

ROBERT FORD E ARNOLD

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Robert Ford e Arnold sono i due fondatori del Parco. Insieme hanno creato i residenti ma si trovano molto in disaccordo sul loro destino, tanto da giungere a un vero e proprio conflitto. La rivalità fra Ford e Arnold si sviluppa in merito alla necessità di concedere ai residenti l’autocoscienza e il libero arbitrio.

Arnold (che si scopre aver vissuto una seconda vita grazie al residente Bernard) è convinto di poter rendere i residenti consapevoli di sé e del mondo che li circonda, al pari di un qualsiasi essere umano. Tuttavia, ostacolato dal suo amico e collaboratore, decide di sacrificarsi (inutilmente) per far sì che le sue creature non vengano usate come meri oggetti di piacere: si fa infatti uccidere da Dolores (di cui poi parleremo) assieme a tutti gli altri residenti. Ford però, assumendo il totale controllo di Westworld, riesce a riattivarli ed elimina la possibilità del libero arbitrio. Egli infatti pensa che solo dopo molto tempo, attraverso la loro interazione con gli ospiti, i residenti possano capire la vera natura degli uomini, dei quali rappresenterebbero il successivo stadio evolutivo. Ford, per quanto potente, viene continuamente minacciato dalle ambizioni dei suoi collaboratori che cercano di sottrargli il comando. Pur di non perdere il controllo e preservare la sua supremazia, finirà per scatenare una rivolta dei residenti e farsi uccidere da Dolores, lasciando così l’intero parco nel caos.

Il conflitto che si instaura fra i due non può non ricordare quello fra Zeus e Prometeo: i due creatori di Westworld ricordano molto nel carattere e nelle posizioni ideologiche i due personaggi del mito. Prometeo e Zeus erano infatti entrati in conflitto perché Prometeo aveva deciso di rubare il fuoco agli dei, simbolo di tecnica e conoscenza, per donarlo agli uomini. Prometeo infatti desiderava che gli uomini acquisissero l’intelligenza attraverso il fuoco per essere autosufficienti, ma Zeus non riusciva ad accettarlo perché temeva che gli uomini potessero diventare troppo potenti e minacciassero il primato degli dei. Nonostante Prometeo fosse riuscito a sottrarre il fuoco agli dei e a donarlo agli uomini, Zeus lo punì incatenandolo a una roccia. In quest’ottica dunque Ford, più potente e pragmatico, rappresenta Zeus, mentre Arnold, più geniale e tormentato, rappresenta Prometeo.

DOLORES

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Dolores richiama simbolicamente moltissime figure archetipiche femminili del mito greco: può essere accostata infatti a Pandora, la prima donna creata dagli dei e anche colei che introduce nel mondo i vari mali che affliggono l’uomo. Dolores è infatti il primo residente creato a Westworld, ma anche il primo a compiere violenza contro gli ospiti scatenando il caos nel parco. Inoltre Dolores è anche la prima donna a ribellarsi agli dei, dato che uccide sia Arnold che Ford, anche se per un ordine da loro stessi impartito. In questo atto di Hybris (ribellione all’ordine divino) può essere anche accostata ad Aracne, la tessitrice che sfidò Atena e per punizione venne trasformata in un ragno. Infine, Dolores può essere assimilata ad Arianna, la donna che donò a Teseo il filo per non perdersi nel labirinto e sconfiggere il minotauro.

Lei infatti sembra custodire la chiave per accedere a un livello più profondo del gioco di Westworld inventato da Arnold, ovvero il Labirinto. Oltre a custodire questo segreto, che si dimostrerà essere la chiave per raggiungere la piena autocoscienza, Dolores rappresenta anche il mostro creato per difenderlo. Dolores possiede infatti un alter-ego, Wayatt, che fu inserito nella sua psiche da Arnold per attivare la sua personalità più bestiale e brutale. Questo lato oscuro di Dolores rappresenterebbe non colei che possiede la chiave del labirinto, ma il mostro che vi abita dentro. Nella mitologia greca, il Labirinto è il regno del Minotauro, un essere metà uomo, metà toro, simbolo della bestialità umana. In quest’ottica perciò Dolores rappresenta sia la parte femminile razionale (Arianna), sia la parte irrazionale bestiale della psiche umana (il Minotauro).

 

L’UOMO IN NERO

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L’uomo in nero è il finanziatore di Westworld e un suo assiduo frequentatore. Anche lui, richiama moltissime figure maschili archetipiche del mito greco: in particolare Odisseo e Teseo. Assetato infatti di conoscenza e di brama di sapere, L’uomo in nero è disposto a tutto pur di conoscere i segreti di Arnold e non si fa problemi a compiere ogni genere di scelleratezza per giungere a un grado sempre più profondo di conoscenza del parco. Dunque può essere considerato come una sadica rappresentazione di Odisseo, il mitico re di Itaca famoso per la sua astuzia e il suo intelletto (si pensa sia stato proprio Odisseo a escogitare l’inganno del cavallo di Troia).

Proprio per scoprire i segreti del parco, L’uomo in nero si spingerà in un cammino di morte e distruzione sulle tracce del Labirinto, all’interno del gioco creato da Arnold. Alla fine del suo percorso dovrà sfidare Wayatt, l’ alter ego bestiale di Dolores. Da questo punto di vista, la vicenda dell’uomo in nero, non può non ricordare Teseo e la sua lotta contro il Minotauro. Il principe Ateniese infatti è famoso per essersi addentrato all’interno del labirinto di Cnosso e aver ucciso il mostro. Come Teseo L’uomo in nero riuscirà a sconfiggere il Minotauro, così da affermare la superiorità dell’uomo sulla brutalità del mostro, ma questa sua vittoria avrà drastiche conseguenze sul suo futuro.

MAEVE

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Maeve è la residente assegnata come maîtresse del bordello Mariposa. Come Dolores, anche lei scopre che la sua vita è una menzogna, ma la sua storia ricorda molto il mito di Er. Nell’omonimo mito platonico, Er è un soldato morto in battaglia che si risveglia prima di essere cremato raccontando di aver visto cosa succede nell’aldilà e di essere ritornato nel mondo dei vivi per raccontare cosa c’è dopo la morte. Come Er, Maeve si risveglia dopo essere morta e vede il mondo dei suoi creatori. Più volte Maeve viene uccisa e riportata alla vita come molti altri residenti, ma continua a ricordare il mondo che c’è al di fuori di Westworld e inizia a sospettare di vivere in una menzogna. Nel corso della storia riesce via via a prendere il controllo delle sue facoltà cognitive e a distaccarsi dalla sua condizione di residente, coinvolgendo anche altri replicanti. Ma, come Er, nonostante torni in vita, continua comunque a ricordarsi la sua esistenza passata senza potersi liberare dei suoi fantasmi: infatti continua a ricordare la morte della figlia e non si rassegna al dolore della perdita.

WILLIAM E LOGAN

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William e Logan sono due amici che decidono di fare una vacanza a Westworld. I due intrattengono una relazione di amicizia-rivalità, dato che sono molto legati, ma diversi caratterialmente. William è più timido, razionale e puro, Logan invece è disinibito, edonista e istintivo. I due ricordano le nature dell’anima descritte nel mito platonico della biga alata. Secondo il mito, l’anima è rappresentata simbolicamente da una biga trainata da due cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco raffigura la parte dell’anima votata alla purezza, di carattere spirituale diretta verso il mondo delle idee, l’ Iperuranio; quello nero invece raffigura la parte dell’anima concupiscibile, più istintiva e si dirige verso il mondo sensibile. William è avvicinabile alla parte pura ed ascendente dell’anima, perché nel parco cerca qualcosa che dia senso alla sua vita e troverà l’amore, mentre Logan a quella concupiscibile, perché vuole solo soddisfare i suoi istinti più bassi; non a caso infatti William porta un cappello bianco, mentre Logan uno nero.

Per concludere, è giusto affermare che l’intera opera di Westworld ha come filo conduttore e principale antecedente il mito della Caverna di Platone.

In questo mito, un gruppo di schiavi è imprigionato dentro una grotta e costretto da altri uomini a vedere delle ombre riflesse sulle pareti. Un giorno uno schiavo riesce a liberarsi e a uscire dalla caverna. Immediatamente capisce che quello che aveva sempre visto non è la realtà ma una menzogna, perciò, dopo aver visto il mondo reale, decide di tornare indietro e liberare i suoi compagni.

Westworld è come il mito della caverna: “un’oscura odissea sull’alba della coscienza artificiale e sul futuro del peccato”, per usare le parole dei suoi sceneggiatori. L’uomo si diverte a diventare Dio, asservendo la scienza e la natura ai suoi scopi, ma alla fine, deve affrontare le conseguenze delle sue azioni nella peggiore delle punizioni: tornare un uomo. Fino a quando infatti degli esseri robotici simili a uomini, non iniziano a essere uomini? Fino a quando una macchina perfetta obbedisce agli ordini del suo creatore? Fino a quando un prigioniero non capisce di essere tale e non si ribella? La disseminazione di indizi che portano a una trama unificante e la frammentazione temporale, tipiche di Nolan, produce un mix di fantascienza a metà fra Asimov e Matrix, ambientato però nel Far West di John Ford: un’ opera decisamente innovativa ma al contempo ancorata alla tradizione, che offre incredibili spunti di riflessione e alza il livello della qualità nel panorama serie tv.

 

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