Peaky blinders – By order of the fucking style!

Francesco Gamberini

Maggio 30, 2018

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Alcuni componenti della famiglia Shelby

Scritta e ideata da Steven Knight, Peaky Blinders è una serie tv britannica ambientata poco dopo la Prima Guerra Mondiale nei quartieri più poveri di Birmingham. Qui, lontano dalla legge, vivono gli Shelby, una famiglia di origine gitana che si occupa perlopiù di scommesse, estorsioni e piccoli affari nel ramo del crimine organizzato. Il loro mercato è in rapida espansione, ma la loro crescita è bloccata dal poliziotto Campbell deciso a ripulire la città dalla criminalità.

Peaky blinders
Thomas, Arthur e John Shelby

La serie fa chiaramente parte del filone del gangster’s movie: si ispira infatti ai classici film di mafia della seconda generazione (quelli dal Il Padrino in poi) in cui tutti i fuorilegge vengono sempre descritti nella loro dimensione più umana e familiare. Ci vengono sempre mostrate le logiche interne della criminalità organizzata sia dal punto di vista economico che imprenditoriale senza mai esprimere un giudizio morale. Così descritta la serie non sembra niente di nuovo: l’ennesima storia di ascesa e declino della famiglia di un boss mafioso che si accinge a conquistare il massimo potere economico e sociale.

Infatti, il soggetto non è certo il punto forte della serie: né l’impianto narrativo, né i dialoghi, né i personaggi rappresentano una grossa novità! La sceneggiatura ci presenta molte situazioni già ampiamente raccontate dai vari film e serie tv di mafia. Scontri, omicidi, affari, sesso, droga, violenza, famiglia, onore, gli elementi classici del genere ci sono tutti.

L’atmosfera dell’Inghilterra degli anni ’20

Allora qual è la particolarità di Peaky Blinders? Come già aveva fatto Edgar Wright con Shaun of the Dead per il genere dello Zombie movie, la brillante trovata di Steven Knight è stata quella di trasferire i classici stilemi di un genere americano in un contesto fortemente anglosassone. La novità dunque sta nel contesto, non nella storia, e il vero punto di forza della serie sta nella sua messa in scena, non nella narrazione degli eventi. È forse il primo caso, nel panorama del piccolo schermo, in cui lo scomparto tecnico riesce a rendere esaltante una materia già ampiamente trattata grazie a un’impeccabile messa in scena.

Guardando la serie, infatti, sembra davvero di respirare l’atmosfera del primo Novecento e ci si immerge completamente nell’Inghilterra di quegli anni: l’ambientazione non fa solo da sfondo alla storia, ma diventa un elemento essenziale capace di attrarre lo spettatore. Questo grazie a un formidabile lavoro di ricerca filologica e di ricostruzione storica che coinvolge soprattutto gli scomparti tecnici: tutti, dalla fotografia alla scenografia, dai costumi al trucco, dalla musica al sonoro, lavorano insieme per restituirci un’autentica Inghilterra stile anni ’20, senza tralasciare il benché minimo particolare.

Peaky blinders

Tuttavia il lavoro più importante viene fatto da tre reparti in particolare: costumi, trucco e acconciature. Questi tre reparti sono essenziali perché riescono a dare un incredibile spessore a dei personaggi che di per sé non presentano una psicologia degna di nota. Siamo stati abituati dai Soprano a dei gangster incredibilmente complessi e difficili da inquadrare, che riuscivano sempre a distinguersi dai classici stereotipi del genere. I Peaky Blinders invece rappresentano delle figure canoniche e abbastanza stereotipate.

Personaggi stereotipati

A eccezione di Alfie Solomon, infatti, tutti gli altri personaggi rappresentano, con qualche piccola differenza, un qualcosa di già visto: Thomas Shelby è un reduce di guerra freddo e calcolatore come Micheal Corleone nel Padrino; Zia Polly è una donna forte e emancipata che non teme di misurarsi con gli affari di famiglia come Costanza Corleone nel Padrino terza parte; Arthur Shelby è il fratello maggiore irascibile e violento che finisce spesso nei guai a causa il suo stesso carattere, come Sonny Corleone nel Padrino; John Shelby è il classico bullo che pensa solo al sesso e alla lotta come Tommy deVito in Quei bravi ragazzi.

Peaky blinders

Perciò, se analizzati sulla carta, questi personaggi sono abbastanza monolitici, ma è proprio qui che trucco, acconciature e costumi assumono un ruolo chiave: i vestiti, le pettinature e gli accessori sono così affascinanti e pieni di eleganza da catturare lo sguardo dello spettatore. Non solo ricostruiscono il perfetto old fashioned english style degli anni ’20, ma riescono anche a rendere iconici dei personaggi che iconici non sono. È come se costumi, trucco e acconciature fossero i veri protagonisti, proprio perché danno corporeità e presenza scenica a dei personaggi che altrimenti sarebbero facilmente dimenticabili. Perciò la dimensione visiva diventa così importante, perché crea un impatto estetico così forte, da sopperire ai cliché della sceneggiatura.

Non è quindi un caso se questa serie così estetica non sia diventata di tendenza e non abbia ispirato una vera e propria moda, soprattutto nel ramo della sartoria e della parruccheria, diventando un’autentica fonte di stile. Lo spettatore infatti amerà molto più lo stile della storia al punto da voler assomigliare a un Peaky Blinders.

Quindi, per concludere, si può dire che Peaky Blinders sia una serie che merita di essere vista e che difficilmente si dimentica, ma, se la serie è diventata così famosa, il merito è, in buona parte, dello scomparto tecnico, non dello sceneggiatore.

Leggi anche: Tommy Shelby – Il ghiaccio

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