Gli Incredibili 2 – In 14 anni, si cresce e si resta uguali

Enrico Sciacovelli

01.10.2018

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L’attuale posizione della Pixar, quella di indiscussi campioni dell’industria dell’animazione computerizzata, è stata costruita su un’impressionante sfilza di film rivoluzionari per l’epoca e dalla qualità altissima: Toy Story, Alla ricerca di Nemo, Monsters & Co., WALL•E, Up… Tra questi, un posto d’onore va riservato a <em>Gli Incredibili, uscito nell’ormai lontano 2004.

Il film riscosse un enorme successo grazie alla sagace sceneggiatura, allo stile ispirato ai classici fumettistici della Silver Age e alla salda guida di Brad Bird, già regista dell’amato Il gigante di ferro. Tuttavia, i fan della famiglia Parr sono rimasti a bocca asciutta per anni, anni di enorme trasformazione per il genere supereroistico: sotto le pesanti ombre proiettate dal Batman di Nolan, l’Universo Cinematografico Marvel e dal più irriverente Deadpool, c’è ancora spazio per Gli Incredibili 2?

 

Gli Incredibili

La famiglia Parr in Gli Incredibili 2 di Brad Bird (2018)

 

Sono passati quattordici anni dal primo capitolo, ma per i nostri eroi si tratta invece di soli pochi secondi: i primi minuti riprendono i momenti finali del precedente episodio, in una sequenza incredibilmente inspirata, che ricorda immediatamente, a chi se lo fosse dimenticato, i pregi alla base di questo franchise.

Sin da subito si nota la sottile ma evidente evoluzione dello stile, soprattutto se lo si paragona all’originale: i colori sono più accesi e vibranti; i design dei personaggi sono stati leggermente migliorati, per renderli più dettagliati ed espressivi; le scene d’azione si muovono in maniera più fluida e presentano un maggior numero di elementi in movimento…

Tutti vantaggi portati dal balzo tecnologico di un’intera generazione, certo, ma per gli occhi rimane uno spettacolo ammaliante, capace di elevare ulteriormente lo stile che caratterizza questo mondo.

La trama vede la famiglia divisa tra Elasti-Girl, che ritorna in azione in solitaria per ripristinare il buon nome dei supereroi attraverso una mirata campagna pubblicitaria, e Mr. Incredible, costretto a casa a badare ai figli in costante crescita, cercando di reprimere la voglia di unirsi alla moglie per il bene della famiglia.

Il film mantiene un ottimo equilibrio tra i due filoni narrativi, lasciando spazio ai personaggi per respirare senza sacrificare una storyline a favore dell’altra. Proprio come nel primo capitolo, la frustrazione di Mr. Incredible diventa il motore principale della storia: quell’agognato ritorno ai bei vecchi tempi che sembra non arrivare mai. Nel frattempo, sua moglie si ritrova finalmente reinserita nel proprio mondo, sotto una nuova e allettante luce.

 

Incredibili, ma non troppo

 

Gli Incredibili

La famiglia Parr ne Gli Incredibili di Brad Bird (2004)

 

Sebbene intrigante e ricca di spunti interessanti,<strong> la trama si sviluppa con una certa facilità, così come i suoi colpi di scena, senza tuttavia distrarre dalla qualità della regia e della sceneggiatura, scena per scena. Va infatti lodato il senso dell’umorismo che impregna la pellicola, alternando momenti sagaci ad altri più infantili e mantenendo sempre alto il numero di sorrisi e risate strappati allo spettatore. Altra menzione d’onore va alla colonna sonora di Michael Giacchino, vivace, eccitante e accattivante, senza mai essere inopportuna.

L’unica pecca che veramente si potrebbe davvero muovere contro il film è la sua mancanza di ambizione. Quattordici anni di aspettative sono quasi impossibili da soddisfare; tuttavia, è difficile non notare la somiglianza nella struttura della trama dei due film: un supereroe ricomincia a lavorare per riportare in auge il buon nome degli eroi, per poi finire invischiato nei piani di una nemesi dal passato tragico, che richiederanno l’intervento del resto della famiglia Parr. Viene quindi naturale chiedersi se non si sarebbe potuto fare qualcosa di più.

Il film, preso singolarmente, rimane di altissima qualità a livello di presentazione e storytelling, ma anziché lasciare il proprio segno, come fece, per esempio, Toy Story 3, che si presentò con un tono molto diverso e capace di distinguerlo dai predecessori, si limita a essere un piacevole revival del primo film. Diverte e soddisfa appieno, ma lascia allo spettatore più voglia di rivedere il primo capitolo che di tornare nella sala cinematografica appena lasciata.

Tuttavia, si tratta di una critica minuscola di fronte ai tanti momenti che fanno sorridere di gusto e alla grande qualità del prodotto. Le nuove avventure della famiglia Parr fanno dimenticare i tanti anni di attesa, semplicemente ripresentandosi senza perdere un passo e riconfermando il prestigio della Pixar e dei cinque eroi.

Forse non Incredibili, ma dannatamente belli.

 

Leggi anche: Gli Incredibili – Il tramonto dell’omologazione

Autore

  • Enrico Sciacovelli

    Caporedattore della sezione Nuovi Arrivati, Traduttore e grande rompiscatole.

    "Film lovers are sick people", disse Truffaut. C'è andato vicino, sono semplicemente stronzi.

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