Il Rinascimento Estetico dell’Occidente – L’Espressionismo al Neon

Giacomo Zanon

Ottobre 13, 2018

Resta Aggiornato

The Neon Demon

Nel nuovo secolo, il 21esimo, che stiamo vivendo in pieno, possiamo osservare autori con visioni cinematografiche precise e personali. Registi con idee chiare su cosa rappresenti per loro il Cinema e su come rappresentarlo (e su come realizzarlo per il pubblico), non sono presenti solo nella florida e sempreverde Asia, ma anche nel vecchio continente e oltreoceano.

Un nome importante e prestigioso è senza dubbio il danese Nicolas Winding Refn che, specialmente nei suoi ultimi film ha plasmato uno stile unico ed affascinante e, cosa non meno importante, in continua evoluzione. Valhalla Rising (2009), Drive (Premio per la regia a Cannes 2011), Solo Dio perdona (2013) e The Neon Demon (2016) sono tutte opere seducenti e praticamente perfette dal punto di vista visivo. Lo spettatore si lascia trasportare, viene travolto da un flusso inarrestabile, un’odissea di sensazioni che si trasformano in un’esperienza sensoriale completa. Refn si ispira a Maestri assoluti come Lynch e Jodorowsky per costruire pellicole dal taglio surrealista che rimangono certamente impresse nella mente a causa di un’estetica al neon e psichedelica che raramente si vede realizzata con tale potenza e consapevolezza.

Solo Dio perdona

Non si parla di “estetica al neon” a caso: negli ultimi anni ci sono diversi esempi di opere visivamente forti, colorate e ammalianti, che sfruttano la modernità del digitale nel migliore dei modi, per immergere lo spettatore in un mondo fantastico e meraviglioso dal punto di vista cinematografico. A partire dal Dario Argento di “Suspiria” (1977), un regista come Harmony Korine nello splendido e sottovalutato “Spring Breakers” (2012), utilizza un’estetica pop e visivamente molto vitale e colorata. I colori sono accesi e ben definiti, raffigurano l’orgia di divertimento e trasgressione dei protagonisti, un insieme di sesso, crimine e droga che colpisce lo spettatore in faccia e lo travolge.

The Neon Demon – L’Incubo della bellezza

Impossibile non citare l’epopea firmata dal provocatore Gaspar Noè, “Enter the Void” del 2009: viviamo oltre due ore e quaranta in prima persona, in quanto la soggettiva del protagonista, lo spacciatore americano a Tokyo Oscar, è molto presente. Noè è capace di stordire lo spettatore facendogli vivere un’odissea allucinante e allucinata, un road movie atipico sopra i grattaceli della capitale giapponese. Un viaggio ipnotico, grottesco, lungo e intimo tra passato e presente, reso così appassionante e disorientante dall’estetica moderna “al neon” della fotografia. Ambienti luminosi e immagini scintillanti sono alla base del film, che ha la sua forza proprio nella messa in scena ambiziosa, originale e certamente di grande impatto.

Enter the Void

Anche i blockbuster più audaci e riusciti hanno adottato la caratteristica di basarsi su un’estetica moderna caratterizzata da colori luminosi e talvolta accecanti: due ottimi esempi sono “Skyfall”(2012), il 23esimo film dell’immortale saga di James Bond, diretto da Sam Mendes, e “Blade Runner 2049” (2017), incredibile sequel del capolavoro di Ridley Scott dell’82 diretto dal talentuoso canadese Denis Villeneuve. Entrambi i film sono accomunati dall’avere lo stesso direttore della fotografia, il Maestro (per non dire Dio) Roger Deakins, che sceglie di utilizzare un’ampia gamma di diversi colori e da una predominanza di immagini fredde. Una fotografia intensa, magnifica e precisissima nelle scelte di composizione, caratterizzata da neon e luci stroboscopiche in sequenza notturne ambientate a Shanghai in “Skyfall” e Los Angeles e Las Vegas in “Blade Runner 2049”.

Skyfall

Altro autore importante che aderisce a quest’estetica tipica del 21esimo secolo è Michael Mann, con opere come il bellissimo “Collateral” del 2004. Mann dirige magistralmente e con grande tecnica un inseguimento continuo per le strade di Los Angeles, orchestrando sequenze al cardiopalma in cui un insolito e carismatico Tom Cruise non da’ tregua al convincente Jamie Foxx, cacciandolo come un lupo per tutta una lunga nottata. Importante è come il film sia ambientato totalmente (o quasi) di notte, in modo da dare allo spettatore il senso di pericolo e annientare la sicurezza.

Blade Runner 2049

Gli esempi citati e in generale tutti i film che aderiscono all’estetica luminosa “al neon” sono infatti ambientati principalmente nella fascia giornaliera in cui il Sole lascia il posto all’oscurità, o comunque presentano lunghe e importanti sequenze notturne. Il nero della notte è il contrasto perfetto per le luci fluorescenti e brillanti del neon e delle illuminazioni artificiali che accecano l’occhio dello spettatore, rendendo l’esperienza visiva potente e indimenticabile.

Suspiria – I colori dell’orror

Ormai molti registi usano il sistema delle luci al neon nelle loro opere, come i fratelli Safdie per il loro acclamato thriller “Good Time” (2017), ma anche un autore importante come Terrence Malick può essere inserito in questa categoria grazie agli ultimi “Knight of Cups” (2015) e “Song to Song” (2017), in cui l’ambiente scintillante hollywoodiano e quello musicale di Austin la fanno da padrone. Sempre ispirati dal nostro Argento i francesi Hélène Cattet e Bruno Forzani hanno realizzato l’esperienza visiva di “Amer” (2009). Interessante come l’attore Ryan Gosling, al suo esordio dietro la macchina da presa con “Lost River” (2014) si sia ispirato proprio a Refn – che lo diresse in due, splendidi film – e alla sua estetica avanguardistica “al neon”.

Spring Breakers

La domanda sporge spontanea: come mai è nata questa corrente e perché si ritrova sempre maggiormente nel Cinema? Ebbene, non esiste una vera e propria risposta definita: la tecnologia è cresciuta enormemente negli ultimi anni e anche il Cinema si è e si sta modernizzando. Le metropoli sono colme di luci, insegne e cartelli al neon e la Settima Arte si limita a rappresentare queste grandi città il più fedelmente possibile.  Ed ecco che le città vengono raffigurate come un insieme di luci e colori, brillanti fasci artificiali che vitalizzano e si scontrano con l’oscurità della notte.

I registi, grazie all’estetica al neon parlano anche della società odierna grazie ad un contrasto molto interessante tra rappresentazione visiva e tema filosofico: le opere aderenti a questa nuova corrente sono esteticamente molto colorate, vitali e luccicanti, ma a livello concettuale trattano temi quali l’alienazione, il vuoto sociale, l’incomunicabilità, la solitudine, la violenza e l’isolamento. Basti pensare al primo nome citato, ovvero Refn: la coppia di film con protagonista Ryan Gosling (l’ottimo “Drive” e il Capolavoro tanto geniale quanto incompreso “Solo Dio perdona”) sono la prova lampante che verifica questa riflessione.

Song to Song

Lo spettatore si sente quindi trasportato nelle metropoli che vede sullo schermo e i sensi vengono ripagati dalla maestosità della ricchezza presentata a livello visivo, ma nell’anima sentirà una sensazione di disagio e smarrimento, di vuoto incontrastabile, a causa di ciò che le città (attraverso il film) nascondono davvero, ovvero desolazione e disperazione.

Blade Runner 2049 – Una speranza di umanizzazione

Quest’estetica può anche creare un distacco emotivo tra il prodotto e chi lo guarda, puntando ad enfatizzare l’uso delle luci al neon e fasci estremamente brillanti per dare un senso di irrealtà e finzione, come nel caso del “Blade Runner 2049” di Villeneuve, ambientato in un futuro distopico totalmente differente rispetto al nostro mondo.

Un’estetica quella al neon che fa combaciare (generalmente) forma e contenuto in maniera impeccabile: da un lato abbiamo l’affascinante esperienza visiva, che sottolinea la modernità, l’audacia e la capacità tecnica dei registi, dall’altro lato abbiamo il coraggio e l’onestà nell’affrontare temi spinosi, importanti, profondi e sempre attuali.

Suspiria 1977 – film pionieristico dell’Estetica al Neon

Insomma, ci sarebbero molti esempi coerenti e intriganti da analizzare oltre al campione selezionato che ho preso in considerazione. Quello trattato nell’articolo è uno dei tanti fenomeni estetici del Cinema occidentale del nuovo secolo e, secondo il sottoscritto, uno dei più curiosi e affascinanti, che merita di essere preso maggiormente in considerazione.

Autore

Correlati
Share This