Gli anni più belli – Muccino incontra Scola

Gianluca D'Alessandro

Febbraio 26, 2020

Resta Aggiornato

Alcune tematiche sono legate indissolubilmente a opere spesso citate ogni qual volta un film si avvicini a determinati argomenti.
Ad esempio, un lungometraggio riguardante la crisi creativa di un’artista sarà inevitabilmente associato a 8 e mezzo di Fellini, barometro assoluto di quella tematica.
Ne Gli anni più belli di Gabriele Muccino, tuttavia, non c’è solo un’ispirazione o un punto di vista personale sulla materia.
Non c’è esclusivamente la condivisione di spunti di riflessione in comune con altri film, bensì un vero e proprio adattamento.

La trasposizione cinematografica è quasi antica quanto il cinema stesso, basti pensare a come il celebre Vojage Dans la Lune di Georges Méliès sia un adattamento di ben due romanzi: Dalla terra alla luna di Jules Verne e First Men in the Moon di H. G. Wells. L’operazione di scrittura nel film di Muccino non adatta nessun romanzo o testo, bensì si appoggia su un altro lungometraggio ben noto: C’eravamo tanto amati di Ettore Scola.

Gli anni più belli

Tre uomini e una donna che s’incontrano, rincontrano e scontrano, un lungo percorso che porterà tutti loro a compiere importanti scelte morali, politiche e sentimentali. Sullo sfondo una Italia che cambia molto velocemente, rimanendo però immobile nelle sue contraddizioni.
Se il capolavoro di Scola affrontava il dopoguerra, narrando l’Italia e i suoi protagonisti dal 1945 fino al ’74, Gli anni più belli di Muccino racconta il nostro Stato dal 1982 a oggi, riflettendo di conseguenza su altre generazioni che, come quelle passate, finiranno per rifare, forse, gli stessi errori.

La storia e i protagonisti dei lungometraggi messi a confronto sono quasi identici, se non fosse per alcune differenze molto importanti. Pur con le dovute divergenze narrative, Muccino affronta la sua ultima opera esattamente come un adattamento. Mantiene quindi lo scheletro del racconto, i personaggi, e replica necessariamente alcuni segmenti, tasselli di un romanzo impossibili da non inserire.

Gli anni più belli

Si tratta di un processo molto affascinante, perché non mette in comune solo le generazioni dei personaggi, ma anche quelle dei due cineasti. Le loro difficoltà, le loro battaglie e il loro vissuto concordano su alcune idee e in altri casi scelgono vie opposte e sentieri più ottimisti.

Oltre a tutto ciò, è evidente una gigantesca differenza di approccio nel linguaggio tra i due film.
La straordinaria pellicola di Scola era molto sobria nei suoi scontri e si lasciava sedurre molto dalla politica, mentre Muccino sceglie ciò che ha sempre scelto, nel bene e nel male: le urla, le rincorse a perdifiato, spesso stucchevoli e a volte stupende. Sugli scudi a tal proposito troviamo la sequenza coadiuvata da E lucevan le stelle, celebre aria della Tosca di Puccini.

Gli anni più belli

Finora abbiamo messo a confronto le due opere, ma escludendo l’interesse del contatto tra Muccino e Scola, quanto risulta forte la proposta de Gli anni più belli?
In primo luogo, Muccino si rivela bravissimo nella scelta e nella direzione dei due tipi di cast, uno che impersona i giovani protagonisti e un altro quello da adulti. In particolare nel personaggio di Gemma, per il quale Alma Noce e Micaela Ramazzotti restituiscono un’evoluzione graduale davvero degna di nota.

Al di là di questo aspetto, il vissuto di Muccino influenza l’intera pellicola. La sfera politica del cambiamento (che fallisce miseramente), la nuova era dei social, la battaglia morale contro il nichilismo… Il regista si pone tutte quelle domande legate alla sua generazione, cercando nell’amore e nell’amicizia la forza per continuare a lottare.

Gli anni più belli

Si tratta certamente di una versione molto meno potente e  meno importante di C’eravamo tanto amatiTuttavia è anche inutile lamentarsi paragonando lo sguardo di Scola a quello di Muccino, poiché tra i due si intesse un pensiero molto diverso su come fare cinema e su come raccontare questi personaggi.

Se amate incondizionatamente il punto di vista del regista di Una giornata particolare, difficilmente il film vi potrà conquistare.
In caso contrario, Gli anni più belli, la versione mucciniana di quella vicenda che riflette su passato, presente e futuro di una generazione di italiani, potrà ammaliarvi.

Leggi anche: L’estate addosso – Quando leggero non vuol dire banale

Correlati
Share This