Senor Pink – L’ultimo dei romantici

Edoardo Wasescha

Febbraio 29, 2020

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Nell’inferno paradisiaco che è Dressrosa, dove fitte tenebre si nascondono all’ombra di scintillanti luci, si muove con dissacrante eleganza il Senor Pink, personaggio di cui non sapevamo di aver bisogno. Tra leggiadre giravolte dall’invisibile estetica e poetici “suplex” degni del miglior Brock Lesnar, l’uomo (in rosa) che non deve chiedere mai schiaffeggia un inerme e antropomorfizzato senso del pudore, immobile di fronte alla sua dirompente sensualità.

Senor Pink è uno degli ufficiali dei Pirati di Do Flamingo – il Demone Celeste sovrano di Dressrosa. Egli possiede la capacità di nuotare attraverso ogni struttura solida, grazie al frutto del diavolo Swim Swim. Marmorei pavimenti, spessi muri e quant’altro non sono niente di più che “liquidi” nei quali destreggiarsi agilmente.

L’Ufficiale è costantemente circondato da giovani ragazze invaghite della sua travolgente personalità, alle quali confessa di essere troppo vecchio per il loro amore. Ma ogni azione dalla dubbia decenza, come strappare reggiseni per pulirsi la bocca, o lavarsi i denti con spazzole per scarpe, accresce il suo pathos, la sua forza erotica agli occhi del suo personale fan club. La comicità grottesca che ne segue favorisce la cristallizzazione di un personaggio a tutti gli effetti sui generis.

Lo scontro con il cyborg Franky, membro della ciurma di Monkey D. Rufy, non è per deboli di cuore, non tanto perché eccessivamente cruento, quanto per le gag quasi-demenziali sulle quali danza – letteralmente – lo scontro.

Tra balletti di danza classica e nuoto sincronizzato, il romanticismo di Pink diventa parodistico quando decide di lasciarsi colpire da un terribile pugno di Franky pur di proteggere un gatto, oppure quando, su proposta del cyborg, interrompe lo scontro per aiutare una vecchietta in pericolo, salvo poi rimanere sollevato nel sapere che Franky aveva mentito per ingannarlo.

Se si fosse trovato a fare colazione con Le Iene al posto di Mr. Pink, con il quale ha in comune solo il colore, Senor avrebbe lasciato una lauta mancia alla cameriera – chissà, forse anche il 70% – obbligando gli altri a fare lo stesso. Non avrebbe improvvisato argomentazioni dialettiche dal sapore decisamente nietzschiano ammiccanti alla Genealogia della morale. Non c’è trasvalutazione dei valori che tenga di fronte alla necessità di mostrarsi veri uomini.

L’ideale romantico diventa parodia di se stesso perché la necessità di essere uomini di onore, cavalieri di altri tempi, sembra assorbire la volontà di vincere quel combattimento, tanto che sia il Senor Pink che il versatile cyborg si lasciano colpire dai reciproci attacchi avversari, compresi quelli finali ad alto impatto grafico e fisico, i quali decreteranno il vincitore: il membro della ciurma di Cappello di Paglia.

Non si combatte più semplicemente per vincere, per dimostrare di essere più forti. Si tratta piuttosto di dare vita ad un sogno poetico in cui mostrarsi svestiti del logorante desiderio di vittoria. La nudità estetica accompagna l’animo puro dei due sfidanti, in uno scontro nel quale ogni pugno inferto all’avversario accarezza il suo orgoglio e gli restituisce onore.

Senor Pink

Per capire la sensibilità del personaggio, nascosta da un acconciamento imbarazzante e, in modo diametralmente opposto, da un orgoglio da maschio alfa, è necessario conoscere la storia personale che si porta dietro.

All’età di trent’anni il Senor Pink, già membro dei pirati di Do Flamingo, si innamora di Lucian, una donna che odia i pirati, per cui è costretto a mentirle sul suo vero lavoro.

I due si sposano e hanno un figlio ma un giorno, di ritorno da una missione, apprende tragicamente dalla moglie che il piccolo è morto per una febbre improvvisa e che lei ha scoperto il suo segreto e non vuol più saperne di lui.

La tragedia non termina qui: Lucian viene travolta da una valanga e, seppur sopravvivendo dopo il ricovero in ospedale, finisce in uno stato di coma vigile, ha gli occhi aperti e uno sguardo fisso ma non c’è luce nei suoi occhi né traccia di emozioni sul suo viso.

Ed è in seguito a queste vicissitudini che inizia a cambiare forma il romanticismo del Senor Pink.

Accortosi di un accenno di sorriso sul volto dell’amata alla vista di una cuffietta da bebè, con la quale si era riparato dalla pioggia, inizia ad andare a trovarla conciato sempre più da bambino, in modo da continuare a ricordarle loro figlio. Drammaticamente romantico, dunque, che Senor abbia preferito passare da pervertito di fronte al personale dell’ospedale e alle persone in generale piuttosto che smettere di donare alla sua dolce metà quel tenue sorriso, ricordo fragile di una felicità perduta.

In tal senso, il suo abbigliamento stravagante assume un duplice significato di ricordo: in primo luogo, il ricordo si presta ad essere segno indelebile del proprio peccato, divenendo dolore perpetuo.

Ma se da una parte ha una funzione punitiva, dall’altra il ricordo assume la funzione di catarsi, assumendo le sembianze di un tributo alla memoria degli affetti persi per sempre.

Appare allora evidente la natura profondamente romantica dell’ufficiale dei Pirati del Demone Celeste, una forma di pura idealità, spogliata delle vesti antiestetiche con le quali intendeva celarla agli occhi di tutti. Senor Pink disintegra la declinazione popolare che si è stratificata sull’ideale romantico, ergendosi a figura portante del romanticismo, nel senso più letterale – e letterario – del significato.

Come già accennato, la storia decreterà Franky vincitore dello scontro più artisticamente anticonvenzionale di sempre, ma nel cuore degli inguaribili idealisti, Senor Pink continuerà a volteggiare a mezz’aria, tra improbabili piroette e sincronismi dalla dubbia efficacia. Il ricordo di un romanticismo assopito è stato risvegliato ed ora veicolerà, specularmente, il ricordo del Senor Pink, l’ultimo dei romantici.

Non è (più) un paese per romantici.

Senor Pink

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