Intervista a Sydney Sibilia – La nuova commedia all’italiana

Francesco Gamberini

Marzo 11, 2020

Resta Aggiornato

Ironico, scanzonato e un po’ sardonico. Così appare Sydney Sibilia, autore della famosa trilogia comedy Smetto Quando Voglio.

Il regista, che abbiamo incontrato allo scorso Biografilm di Bologna, non ha avuto riserve a raccontarsi davanti a noi, rivelandoci alcuni segreti e retroscena della lavorazione sui suoi film più celebri.

 

Come ti è nata la vocazione per la regia?

Sydney Sibilia:

È un termine alto vocazione (ridendo).

Sì forse un po’ troppo, diciamo.

Sydney Sibilia: È nato perché avevo l’esigenza di dire cose, poi quando vuoi dire qualcosa cerchi un linguaggio che ti sia congeniale e il linguaggio che per me era più congeniale, era il cinema. Non l’ho capito subito, l’ho scoperto solo guardando molti film. Poi ho provato subito a farlo. All’inizio avevo preso sottogamba la cosa, quindi facevo dei corti brutti, poi sempre meno brutti fino a che i miei lavori non erano abbastanza dignitosi da essere mostrati a qualcuno. Principalmente i miei film sono nati dall’esigenza di dire cose e divertire la gente.

Come ti è nata l’idea di Smetto quando voglio?

Sydney Sibilia: Era il periodo in cui si parlava tanto dei tagli alla ricerca e inconsciamente mi sembrava un paradosso interessante. Ho letto un paio di articoli di giornale e dai paradossi nascono i fatti più divertenti: i più intelligenti sono anche i più poveri. È un tema interessante, perché non parlarne. Così è nato un film e da lì ne sono nati altri due.

Quindi avevi già in mente l’idea di una trilogia?

Sydney Sibilia, Smetto Quando Voglio

Sydney Sibilia, Smetto Quando Voglio

Sydney Sibilia: No, quando fai un film non hai la presunzione di farne altri due sequel. Però, quando lo stavamo scrivendo e mentre lo stavamo girando, pensavamo che sarebbe stato davvero bello poterlo continuare e ci divertivamo pensando a questa idea. Poi volevamo fare solo un sequel, ma, alla fine, abbiamo pensato di farne una trilogia perché ci sembrava una trovata più originale.

Quindi adesso prequel, spin-off o serie tv?

Sydney Sibilia: No, (ridendo) abbiamo esaurito tutto quello che c’era da dire. Ci ho messo molti anni per realizzare questi tre film, ora voglio fare altro.

Ho sempre avuto una curiosità legata a questi film: perché quella fotografia così saturata?

Sydney Sibilia: Il 2013 era un periodo in cui i film che uscivano non mi convincevano a livello visivo. C’era qualcosa che mi faceva dire che fossero tutti uguali. Il digitale è stato d’aiuto. Mentre facevamo i provini per vedere quali attori avrebbero ricoperto i ruoli dei personaggi, ho visto un film che si chiamava Utopia e abbiamo provato a emularne la fotografia, con scarsi risultati. Poi abbiamo deciso di far evolvere questa fotografia. La abbiamo fatta evolvere nel secondo e ancora di più nel terzo capitolo. Principalmente però l’obiettivo era quello di dare un look strano e psichedelico al film.

Qual è il tuo rapporto con gli attori? Gli lasci molto margine di libertà?

Sydney Sibilia: 

Non troppo. Mi piace che i personaggi siano ben scritti.  Quindi li approfondisco tanto in sceneggiatura e quando li approfondisci tanto gli attori si sentono molto sicuri in quelle battute e a loro non va di improvvisare. Si sentono come protetti dal testo, poi facciamo moltissime prove, quindi se è necessario modificare qualche parte, preferisco farlo prima. È difficile che si improvvisi, però può capitare.

Senti in qualche modo di aver portato avanti l’eredità di Boris?

Sydney Sibilia: Non l’ho visto molto… So che sembra incredibile. (ride) Conosco però Mattia Torre, che considero un genio assoluto della comicità italiana.

Nello scrivere una sceneggiatura pensi che sia meglio essere originali o sinceri?

Sydney Sibilia: Sempre sinceri! La sincerità è la cosa più importante in un film. È una sorta di onestà intellettuale che ti permette di apprezzare il film.

Quella vicenda da cui è tratto il film potrebbe essere una tragedia, hai mai pensato di fare un film drammatico?

Sydney Sibilia: Beh le commedie all’italiana sono tutte un po’ drammatiche. Io sono molto orgoglioso di aver fatto una commedia così, perché quando vedi le storiche commedie degli anni 60’/70’ ti accorgi che erano tutte tristissime, ma ti facevano ridere. Quindi questo è un brand che abbiamo preso e poi esportato. In più la componente che più mi piace di questi lavori è la satira sociale.

Qual è stato il miglior complimento che ti hanno fatto sul film dopo la sua uscita?

Sydney Sibilia: 

La cosa più bella che mi sia capitata è stata sentire dei ragazzi che lo citavano, nonostante non sapessero chi io fossi (giustamente). Ed è stato fantastico.

 

 

Leggi anche: Conversazione con Umberto Contarello- Il film che vorrei fare con Paolo Sorrentino

Correlati
Share This