Boris – Pomodoro coi pachino o i San Marzano?

Giovanni Gabban

Gennaio 23, 2018

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Boris
Una scena di “Boris”

Boris. Ah Boris. Sono passati ormai dieci anni dalla nascita di questo prodotto televisivo così fuori dagli schemi e così rivoluzionario, per certi versi. I fan più accaniti chiedono a gran voce la produzione di un’altra stagione, la quarta, ma per ora le indiscrezioni non ci permettono di sapere nulla.

L’Italia di dieci anni fa, televisivamente parlando, era un’Italia che conosceva il boom di Sky, che sguazzava nelle fiction quali Vivere, Incantesimo, Centovetrine e molte altre piuttosto dimenticabili, ma che riusciva a salvarsi in corner grazie a Romanzo Criminale, unico vero gioiello in quell’opaco periodo delle Tv italiana. Quegli anni erano perfetti per accogliere qualcosa di controcorrente, ossimorico e geniale. Quel qualcosa era proprio Boris.

Probabilmente nessuno avrebbe immaginato tutto il successo che sarebbe scaturito da questo prodotto, soprattutto negli anni a venire, tanto da radicarsi nella memoria degli italiani. Un successo così grande da comportare la nascita dell’aggettivo “borisiano”, proprio a indicare quel tipo di recitazione raffazzonata, approssimativa e ai limiti del ridicolo.

Il cast di “Boris”

E da qui l’interrogativo: quale è la caratteristica che innalza Boris al di sopra di tutti gli altri prodotti, simili e non? Potrebbe essere il fine citazionismo, infarcito dalla presenza di guest stars di assoluto livello come Giorgio Tirabassi, nelle vesti di Glauco, un personaggio estremamente offensivo, eppure impossibile da odiare al 100%, o Corrado Guzzanti, incredibilmente fuori dagli schemi? Potrebbe essere l’ironia pungente e tagliente, che colpisce qualsiasi personaggio e qualsiasi situazione?

Nonostante le suddette caratteristiche siano ottimi punti a favore, straordinariamente inseriti nel contesto cinematografico della serie, questi non sono la vera chiave di successo. La novità assoluta, la salsa di pomodoro che rende buona la spaghettata, è l’idea che si radica in Boris. Quante volte abbiamo visto un prodotto che tratta di una troupe televisiva che si trova a girare una fiction veramente brutta, con attori indecenti, e un milione di altri problemi, ritardi e complicazioni di ogni tipo?

Nessuna, appunto. Forse solo la statunitense 30Rock si avvicina, seppur lontanamente, al format. Di conseguenza, questa formula non può che basarsi sui ruoli degli attori, protagonisti e non.

Ogni fan si trova ad amare un personaggio sempre diverso, dal capo macchinista Biascica/Paolo Calabresi, alla “cagna maledetta”, toponimo dell’attrice Corinna/Carolina Crescentini, al “poco italiano” attore Stanis La Rochelle/Pietro Sermonti, all’assistente alla regia Arianna/Caterina Guzzanti, forse uno dei pochissimi personaggi realmente positivi della serie, assieme al povero stagista Alessandro.

Boris
Francesco Pannofino, il regista

Eh sì, perché in Boris i personaggi sono tutti negativi, tutti.

Nessuno riesce a salvarsi nel marasma generale, seppur qualcuno ci provi, come il regista Ferretti/Francesco Pannofino (che non è un David Lynch eh, a proposito ecco l’articolo del regista statunitense, neo settantaduenne QUI ); ma anche lui si trova costretto a soccombere di fronte all’ipocrisia, alla convenienza, al «portare a casa la giornata». Il tutto inserito in una cornice che rasenta il ridicolo, cioè un set visibilmente finto e assurdo, dove nuotano tutti questi pesci.

Eppure noi li amiamo questi personaggi che rasentano il macchiettistico. E perché li amiamo?

Perché ci fanno pena, e ci sembrano reali. Perché ci viene da pensare che, dietro queste fiction così brutte, le persone che ci lavorano siano davvero così. Uomini e donne costretti a innumerevoli compromessi, che concedono favori ad altri individui perché questi ultimi sono dotati di protezione politica, perfettamente consapevoli di essere fautori dell’appiattimento culturale del Belpaese.

Ma non riescono a far nulla per cambiare la situazione, perché il dio denaro, il sistema e la pigrizia vincono, sempre.

Ma una speranza esiste? Si dice sempre che il futuro sia nei giovani, più intelligenti e svegli dei vecchi che stanno dietro le poltrone. Ma il futuro che Boris illustra comprende sì i giovani, ma come tasselli di un gigantesco puzzle, inseriti perfettamente in quel sistema televisivo marcio, che si autoalimenta e resta nella mediocrità.

Un pioniere della fisica, inventore della teoria gravitazionale, Isaac Newton, definì Dio come un orologiaio. Un essere che aveva creato il meccanismo, aveva ruotato l’ingranaggio e aveva fatto partire il mondo, lasciandolo andare, in modo che l’essere umano si arrangiasse in tutto e per tutto.

Per Boris il mondo della televisione è così: un orologio che continua imperterrito nel suo marciume. Resterebbe solo da scoprire chi abbia inventato questo modo di fare televisione italiana, ma Boris non ce lo dice, perché non lo sa. Nessuno lo sa.

Lo stesso direttore di produzione, Lopez, di Occhi del Cuore 2, la fiction attorno alla quale ruotano tutte le vicende e tutti i personaggi, afferma che una serie moderna, fatta come si deve, e non «a cazzo di cane» non è auspicabile. Essa andrebbe a rivoluzionare e scardinare tutto il mondo televisivo delle fiction italiane, che hanno grande successo di pubblico, e che quindi funzionano a meraviglia. Perché quindi rovinare un sistema che funziona già? Non servono ulteriori commenti.

Nonostante questo messaggio così pessimistico che gli sceneggiatori hanno voluto far emergere (ah, i veri sceneggiatori, non quelli di Boris, incapaci ma visti come dei geni assoluti), Boris non perde mai, mai, la sua vena satirica e comica, facendoci sorridere di gusto di tutte le situazioni che capitano, e incastonando nella nostra memoria espressioni indimenticabili, come degli sfottò calcistici (vedesi quasi tutto il repertorio di Renè Ferretti/Pannofino).

Tutto è surreale, ma è tutto perfettamente verosimile.

Non è un caso che la sigla sia stata eseguita da Elio e le Storie Tese, prìncipi della musica satirica, piena di ossimori, neologismi e ironia. Come Boris.

Boris, ritorna. La Tv ha bisogno di voi.

Leggi anche un tipo diverso di satira, più diretta alla politica, con un personaggio storico dai baffi, purtroppo, fin troppo noti:
 

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