Lui è tornato – Cos’è il mondo oggi?

Andrea Vailati

Maggio 7, 2016

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Lui è tornato – Cos’è il mondo oggi?

Questo è il titolo di un film capace di cogliere la profonda chimera sociopolitica di ogni tempo, mostrandola nel contesto odierno.

Hitler viene catapultato ai giorni nostri, nella Germania del nuovo millennio, spaesato, cercando di comprendere cosa stia accadendo.

Questo è l’incipit di una brillante commedia, poiché non vi è arma più sottile della comicità per mostrare qualcosa di tragico, una commedia sul ritorno di colui che è simbolo assoluto del male.

In Lui è tornato, la necessità di evidenziare il suo nome non c’è, perché lui non può che essere lui: Adolf Hitler.

Solo scrivere il suo nome spaventa, eppure questo film ci mostra un tragico segreto, ma arriviamoci un po’ alla volta.

Come dicevo, lui si risveglia al giorno d’oggi, giusto il tempo di prendere coscienza dell’avvenimento e subito indaga su come riconquistare il mondo.

Lo spettatore è preda di grosse risate, inizialmente forse quasi non gli sembra moralmente giusto ridere, ma il personaggio è profondamente comico, a tratti un po’ di black humor, ma sempre composto in maniera brillante.

Qui si delinea la genialità di questo film: un giornalista/cameraman squattrinato lo trova dormiente in un giornalaio e, convinto ovviamente si tratti di un attore, immerso in toto nella parte, intraprende un viaggio per la Germania.

Qui il Fuhrer inizia a parlare con i cittadini di tutta la sua amata nazione, comprendendo i grandi difetti della politica odierna, la xenofobia, la crisi economica e imperterrito, oscillante tra l’essere un attore comico, come d’altronde tutti lo vedono, e l’essere il vero dittatore intransigente, armato di una persuasiva retorica, si fa strada nelle ingenue menti di molti cittadini.

Ecco, lui comprende il valore dei mezzi mediatici, il potere della disinformazione, della paura, dell’insoddisfazione condivisa, e proprio attraverso la “magica scatoletta”, nota come TV, diviene un personaggio in prima linea: tutti sanno che Lui è tornato.

A mio avviso la grande riflessione di questo film non si limita semplicemente a mostrarci quanto in tempi di debolezza politica una figura carismatica possa farsi strada, un po’ l’eterno ritorno dai tempi dell’Impero romano alle dittature del ‘900. Questo film ci mostra qualcos’altro.

Lui è tornato, ma nessuno potrebbe immaginare che lui sia il lui vero, è irreale; lui deve essere un attore con una maschera molto provocatoria e questo in qualche modo gli perdona tutto, anzi, lo rende un personaggio brillante.

Adolf Hitler non è una persona, l’enorme tragedia del nazismo e dell’olocausto lo ha reso un’icona negativa, l’icona negativa per eccellenza, ciò che ci delucida sul non commettere gli stessi errori del passato.

Eppure l’idea di una figura che ripercorra lo stesso iter politico, persino interpretando la parte del Fuhrer, non viene condannata, il vero Hitler quindi è il male, una figura come Hitler è invece ancora capace di traviarci.

Abbiamo scelto di condannare figure determinate, senza eliminare il paradigma di dittatore.

Lui è tornato
Adolf Hitler

Non condanniamo il concetto, i suoi canoni, ma singoli soggetti del passato, divenendo così incapaci di sradicare l’essenza del leader totalitario, volgendo lo sguardo in un futuro ancora fertile perché semi di paura possano fiorire robusti, togliendo in silenzio e lentamente lo spazio alle radici della libertà.

Non voglio raccontarvi tutta l’evoluzione del film, vorrei tanto che voi lo vediate, perché questo film ci fa ridere tanto, ci mostra i grandi limiti sociopolitici odierni, l’insensatezza dell’apatia politica, dei neonazismi assolutamente infondati persino per lui.

Hitler in persona ci ricorda il pericolo: il popolo gli ha permesso di fare ciò che ha fatto, ingannato dal suo carisma, dalla sua astuzia politica, ma il popolo è tutt’ora un gregge che non prende coscienza, piuttosto si fa ammaliare da un uomo che condanna il diverso e promette di salvare il mondo.

Un uomo che non ha scrupoli e per un momento persino lo spettatore si dimentica di cinque milioni di persone morte senza nessun motivo.

Non dimentichiamoci mai le grandi tragedie del mondo, abbiamo coraggio, cerchiamo di imparare davvero dal passato, non condannando un uomo, ma noi stessi, non scaricando le colpe, ma essendo disposti a metterci in prima linea, realmente vogliosi di cambiare il mondo.

Lui non deve mai tornare.

Leggi anche: Sono tornato – Grazie per non essere cambiati

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