Guido Anselmi e Donald Draper – Due volti del dubbio

Davide Leccese

Aprile 23, 2020

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Un uomo degli anni ’60, sulla quarantina, elegante e di bell’aspetto, dall’indubbia brillantezza e talento artistico. Sposato, ma totalmente incapace di essere fedele. Pur essendo costantemente circondato da persone, si sente intimamente solo, senza sapere cosa vuole realmente dalla vita. Spesso riaffiorano ricordi della sua infanzia, che hanno su di lui una forte influenza anche nell’età adulta. Queste poche frasi si adattano perfettamente a descrivere Guido Anselmi, protagonista di 8 ½ di Federico Fellini. Ma potrebbero altrettanto facilmente descrivere Donald Draper, protagonista della serie Mad Men.

Risulta impossibile non notare l’influenza chiara che il primo ha avuto sulla scrittura del secondo. Non a caso la serie scritta da Matthew Weiner ha una cura maniacale nella ricostruzione degli anni ’60, e allora perché non prendere a piene mani da uno dei personaggi cinematografici più iconici di sempre in fase di creazione del protagonista?

Due uomini coevi, fortemente creativi, dal rapporto complesso con le donne. Guido Anselmi e Don Draper sono due facce della stessa medaglia.

Guido Anselmi

Gran parte del fascino del personaggio interpretato da Marcello Mastroianni è nella sua continua ricerca di qualcosa che in realtà neanche lui è in grado di mettere a fuoco, nella continua rievocazione della sua infanzia alla ricerca di quelle stesse sensazioni pure, nel suo rapporto con le donne, nel suo ricercare un film sincero, che lui stesso non riesce a immaginare. Difficile non vedere questo tipo di caratterizzazione anche nel creativo pubblicitario più famoso della televisione americana.

Il parallelismo tra i due personaggi è legato a due dimensioni, quella umana e quella artistica.

Le due inevitabilmente si intrecciano e hanno pesanti influenze tra di loro. Del resto il processo creativo non può prescindere dalle esperienze personali, ma allo stesso tempo i due artisti nel loro lavoro trovano ragione di vita. Scinderle temporaneamente però permette di capire meglio i due personaggi.

Guido Anselmi e Don Draper hanno un rapporto complesso con le donne, simile, ma non del tutto uguale.

Entrambi vivono dei matrimoni che non li soddisfano e si rifugiano abitualmente nell’infedeltà, ma i rapporti, pur apparentemente simili, rivelano una natura di fondo diversa. Guido rispetta sua moglie Luisa e si pone il problema di essere un buon marito per lei, ma in un periodo, quello del film, in cui vede ogni forma di certezza sgretolarsi, si convince di non esserlo.

Don, invece, si impegna per essere in facciata il marito perfetto, vuole che i suoi matrimoni funzionino, ma essi sono destinati a fallire inevitabilmente. La ragione è semplice: Don non rispetta le donne che sceglie di sposare. Sarebbe semplicistico però ricondurre questo comportamento a una componente sessista. Don mostra chiaramente di rispettare altri personaggi femminili della serie, come Joan e Peggy, ma nei suoi rapporti cerca qualcosa di diverso. E questa mancanza di rispetto di fondo è il motivo per cui le sue continue storie extra-coniugali non sembrano essere un peso per lui.

Per entrambi i personaggi, freudianamente, la chiave per capire questi rapporti risiede nell’infanzia.

Guido subconsciamente desidera quello stesso trattamento che lui riceveva da bambino, come possiamo osservare nel noto flashback legato alla formula “Asa Nisi Masa”: lo vediamo circondato da personaggi femminili che si prendono cura di lui da bambino, che gli fanno fare il bagno nel vino e lo mettono a letto, rimboccandogli le coperte. La scena è chiaramente ripresa nella celeberrima scena dell’harem, in cui Guido, adulto, ricrea a livello onirico la stessa situazione, in cui le donne sono moltiplicate rispetto alla memoria, con la presenza di tutti i personaggi femminili che vediamo nel film. Guido nelle donne cerca quello stesso affetto: vuole sentirsi amato, accudito, coccolato.

Guido Anselmi

L’infanzia di Draper è stata invece profondamente diversa, ma possiamo notare un processo psicologico non analogo, ma similare. I suoi ricordi di infanzia sono profondamente infelici, cresciuto orfano di madre ed educato da una matrigna che non lo ha mai amato. In questo si spiega l’archetipo di donna che Don cerca in una moglie.

Betty infatti rappresenta lo stereotipo della moglie e madre casalinga, totalmente dedita all’accudire i figli. Anche se in realtà l’indole della donna è chiaramente diversa come mostrano i segni di frustrazione da lei mostrati, nell’immaginario di Don questi non esistono. Vediamo qualcosa di molto simile per la sua seconda moglie, Megan, che decide di sposare dopo averla vista prendersi cura dei suoi figli.

Don è alla continua ricerca di quella figura che durante la sua infanzia gli è mancata, ma non per se stesso, per i suoi figli.

L’altro aspetto chiave, come detto, è quello professionale e artistico. Il Don Draper che viene presentato all’inizio di Mad Men e il Guido Anselmi di 8 ½ sono difficilmente sovrapponibili. Se infatti la crisi che sta attraversando Guido nella sua vita personale si riflette pienamente sulla lavorazione del suo prossimo film, lo stesso non accade per il direttore creativo della Sterling Cooper. Don, inizialmente viene presentato come un creativo dal grandissimo talento in totale ascesa. Proprio nell’episodio pilota della serie è a lui che viene attribuito uno degli slogan immortali nella storia della pubblicità americana: “It’s Toasted” della Lucky Strike. Si tratta ovviamente di una licenza artistica, con lo slogan che risale invece addirittura al 1917.

Con il progredire della serie, però, la situazione cambia radicalmente, con la brillantezza di Don che man mano sembra svanire. La parabola dei due personaggi risulta essere quindi assolutamente simile: semplicemente visti i tempi diversi che la televisione ha rispetto al cinema, per Don riusciamo ad avere un quadro completo della fase di massima ispirazione prima della crisi creativa.

Il blocco creativo di Don, come per Guido, non farà altro che peggiorare la situazione di incertezza della sua vita privata, creando una spirale negativa da cui per entrambi i personaggi sembra essere molto difficile uscire.

Due uomini coevi, fortemente creativi, dal rapporto complesso con le donne. Guido Anselmi e Don Draper sono due facce della stessa medaglia.

Donald Draper

Anche la risoluzione di entrambi i personaggi è concettualmente similare. Il superamento delle loro crisi è infatti nell’idea di accettazione. La scena finale di 8 ½ è legata all’accettazione di Guido di se stesso, delle persone che lo circondano e del ruolo che esse hanno nella sua vita. Allo stesso tempo questa rappresenta anche la risoluzione della crisi creativa non solo del personaggio, ma del regista stesso, di cui Guido rappresenta chiaramente un alter ego: egli stesso diventa il fulcro del film che cercava di realizzare. L’accettazione di Don è invece legata al suo ruolo, quello di creativo pubblicitario, che allo stesso tempo porta alla risoluzione del suo blocco: implicitamente, ricollegandosi in un certo senso al pilot, il finale di Mad Men attribuisce a Don un’altra celebre pubblicità, la campagna I’d like to buy the world a coke”.

La conclusione dell’arco dei personaggi è in un certo senso speculare: apparentemente identica, ma per arrivare al medesimo risultato si mette in atto un’operazione opposta. Se la risoluzione di 8 ½ attua un processo di esternalizzazione, con il regista che immerge se stesso nella sua arte, in Mad Men avviene invece l’esatto contrario: il pubblicitario fotografa ciò che lo circonda e lo internalizza nel suo processo creativo.

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