TUC | Despair (Karlis Lesins) – la difficoltà di vivere

Nicola Pergolini

Aprile 27, 2020

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Anche se con un po’ di ritardo, vi parliamo di Despair, il thriller psicologico del regista lettone Karlis Lesins,  presentatato in anteprima via streaming sul sito Mymovies.it, alla settima edizione del Torino Underground Cinefest.

Despair: Tematica

La pellicola tratta in maniera molto delicata il tema della depressione, trasmettendo con  sensibilità gli stati d’animo più profondi del protagonista Gatis. La fotografia e la saturazione dei colori rendono efficacemente questi sentimenti; le immagini sono particolarmente suggestive, in primis la scena in cui si accostano i due elementi fuoco-acqua. Buono il sound design molto minimale.

Purtroppo la resa finale viene fortemente penalizzata dal montaggio che risulta poco coerente durante il procedere del lungometraggio, soprattutto nella ritmica: si passa da una certa staticità iniziale fino a un rapido incalzare di scene finali  che lasciano un po’ perplessi; ciò fa si che il film trasmetta un senso di  incompiutezza.

La pellicola tratta in maniera molto delicata il tema della depressione, trasmettendo con sensibilità gli stati d'animo più profondi del protagonista Gatis.

Gatis, Despair, Karlis Lesins

Despair: Trama

Gatis sta affrontando una situazione difficile, è appena stato lasciato e rimpiazzato dalla sua ragazza e si sente come in preda a un esaurimento nervoso. Per caso, finisce in uno strano gruppo di terapia alternativa, che sembra innescare un processo di auto-guarigione, ma al contempo non sembra giovare alla sua già precaria sanità mentale.

Gatis spaesato e fortemente turbato vive alla giornata con le sue allucinazioni. Tra incertezza, difficoltà di comunicare e richieste di aiuto inascoltate, il protagonista si trova di fronte a due vie: continuare a chiedere aiuto al suo psichiatra sembra ignorarlo oppure accettare l’aiuto di una sciamana. Gatis sceglie la seconda, ma sembra venir respinto. Durante il suo primo rito  si sente dire dalla sciamana:

«Non sei ancora pronto».

La pellicola tratta in maniera molto delicata il tema della depressione, trasmettendo con sensibilità gli stati d'animo più profondi del protagonista Gatis.

L’ospedale, Despair, Karlis Lesins

La pellicola tratta in maniera molto delicata il tema della depressione, trasmettendo con sensibilità gli stati d'animo più profondi del protagonista Gatis.

La sciamana, Despair, Karlis Lesins

Due strade apparentemente agli antipodi, che convergono verso una  stessa direzione: quella di comprendere che in fondo non sta poi così male.

Il regista Karlis Lesins vuole dimostrare che Gatis è tanto inadatto alla vita “normale” quanto alla condizione di “malato”. Non è forse il dramma del non trovare la propria dimensione, del non essere compresi neanche da coloro il cui lavoro è la cura?

Certamente si, la maggioranza delle persone non sembrano davvero interessate ad aiutarlo; le sue richieste d’aiuto passano inosservate e lui non ha la forza di insistere e affrontare le ansie che lo pervadono.

A tal proposito il pittore olandese Van Gogh scriveva:

«Uno ha un grande fuoco nell’anima e nessuno viene mai a scaldarsi, i passanti non scorgono che un po’ di fumo in cima al comignolo e se ne vanno per la loro strada. E allora che fare, ravvivare questo fuoco interiore, avere del sale in sé, attendere pazientemente – ma con quanta impazienza –, attendere il momento in cui, mi dico, qualcuno verrà a sedersi davanti a questo fuoco, e magari vi si fermerà».

Ebbene, Gatis il calore ha il privilegio di sentirlo: nella scena molto tenera del taglio di capelli. forse il momento in tutto il film in cui si sente più sereno, amato, sente di nuovo quella sensazione di pace che gli è stata negata da quando era bambino. Questa volta però sarà lui stesso a respingere l’aiuto di una ragazza che lo avvicina.

Il protagonista sempre più instabile psichicamente arriverà a rivivere l’esperienza della morte della madre sotto forma di allucinazione; una scena straziante, in primo piano Gatis incapace di esprimere al di fuori di sé le proprie emozioni, impassibile, e in secondo piano la madre in preda a una crisi epilettica. Dalla scena si comprende come nel protagonista ci siano traumi infantili non ancora risolti. Gatis capisce che ha bisogno d’aiuto ma l’ambiente attorno a lui non è dei migliori.

Nel finale l’uomo prova ad affrontare se stesso, ma c’è qualcosa in lui che dovrà comprendere.

Leggi anche: Annunciati i vincitori della settima edizione del Torino Underground Cinefest

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